"Pensiamo a quel ritratto di Gesù raffigurato nel Duomo di Monreale ... ciascuno di noi è come una tessera di questo grande mosaico. Quindi tutti quanti dobbiamo capire qual è il nostro posto e aiutare gli altri a capire qual è il proprio, perché si formi l'unico volto del Cristo." Beato Giuseppe Puglisi - Palermo 15/09/1937 - 15/09/1993 Primo martire di mafia

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UNITÁ DEI CRISTIANI E VITA CONSACRATA


di  Anna Canzoneri 
 
SS. Pietro e Paolo - Cattedrale di Monreale (Pa)
Puntualmente come ogni anno, ci ritroviamo a riflettere sull’Unità dei cristiani e a pregare perché si affretti il tempo della comunione vera con tutti coloro che credono in Dio.
Come affermano il Vescovo di Pistoia, Mons. Mansueto Bianchi Presidente della Commissione Episcopale per l'Ecumenismo e il Dialogo della CEI; il Pastore Massimo Aquilante Pastore Metodista, Presidente Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e il Metropolita Gennadios Arcivescovo Ortodosso d'Italia e di Malta ed Esarca per l'Europa Meridionale “La preghiera per l'unità non è un accessorio opzionale della vita cristiana, ma, al contrario, ne è il cuore. L'ultimo comandamento che il Signore ci ha lasciato prima di completare la sua offerta redentiva sulla croce, è stato quello della comunione fra i suoi discepoli, della loro unità come Lui e il Padre sono uno, perché il mondo creda. Era la sua volontà e il suo comandamento per noi, perché realizzassimo quell'immagine in cui siamo plasmati, quella comunione di amore che spira fra le Persone della Trinità e che li rende Uno. Per questo motivo la realizzazione della preghiera di Gesù per l'unità è una grande responsabilità di tutti i battezzati. L'unità dei cristiani è un dono di Dio; la preghiera ci prepara a ricevere questo dono e ad essere trasformati in ciò per cui preghiamo”. 

Vogliamo come donne consacrate, dal “cuore indiviso”, che hanno scelto al di sopra di tutto l’Amore totalizzante, esclusivo, unico per Colui che si è donato Tutto, essere promotrici di unità, prima di tutto in noi stesse, sconfiggendo ogni tendenza di egoismo e di chiusura che ci isola.
La preghiera che ci prepara ad accogliere il dono dell’unità, deve prima di tutto rimuovere dal nostro cuore ogni ombra, ogni risentimento, ogni filo di “asprezza”. Come ci insegna S. Paolo “Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.” (Ef. 4,30) In sintonia col messaggio che la Chiesa ci rivolge in occasione della prossima giornata Mondiale della vita consacrata, vogliamo mostrare con la vita e nelle piccole occasioni di ogni giorno che in noi, per Grazia, vince, in ogni situazione ed occasione, la comunione sulla divisione, la concordia sulla discordia, la pace sull'agitazione e sui conflitti che generano malessere dentro il cuore e attorno a noi.
I Vescovi ci dicono “La dilagante conflittualità che deteriora le relazioni umane mostra la perenne attualità della missione di Cristo e dei suoi discepoli: raccogliere in unità i figli di Dio dispersi. La Chiesa è segno e sacramento di questa comunione. Per presentare all'umanità di oggi il suo vero volto, la Chiesa ha urgente bisogno di comunità fraterne, le quali con la loro stessa esistenza costituiscono un contributo alla nuova evangelizzazione” (Vita Consecrata, n. 45).

Se non viviamo fino in fondo l’unità con Cristo Sposo che ci rende presenza credibile, messaggere che più con la vita che con la bocca dichiarano al mondo la bellezza della comunione fraterna, l’attualità  della Sua Parola, non potremo mai vivere l’unità con i fratelli. Le conseguenze delle nostre scelte sull'intera comunità nella quale siamo inserite ed operiamo, pur nella discrezione e nell'umile quotidiano servizio, non sono da sottovalutare! Saremo credibili e lavoreremo veramente per l’unità se saremo unite dentro, nel profondo del cuore dove si decide la scelta del bene ad ogni costo o la scelta del compromesso, la scelta del Vangelo “sine glossa” come ci direbbe S. Francesco, o la scelta di un surrogato di Vangelo che ci rende opache e non lascia passare la presenza che ci abita.
 Allora ben venga questa settimana di preghiera che ci interpella e ci spinge a diventare quello che siamo nel progetto d’Amore e di salvezza del Padre esistenza trasfigurata dalla bellezza della sua santità, chiamati ad anticipare la comunità “senza macchie e senza rughe”, “il cielo nuovo e la terra nuova” (cfr Ap 21,1) a cui tutti aspiriamo già, troppo stanchi di mediocrità e di mezze risposte all’Amore che vuole essere amato e vuole raggiungere ogni cuore.
“Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.”(Ef.5,1-2) Che la Vergine Maria, attorno alla quale la Chiesa è cresciuta con un cuore solo, ci guidi e ci accompagni nella fatica della costruzione giornaliera della Comunione fraterna, ci aiuti ad imitare la Sua generosità, il Suo “Eccomi” perché il “mondo creda”.


Per approfondimenti clicca su:  
Origini della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 
Sussidi per la Settimana di Preghiera





Convegno Consacrati di Sicilia



Vi comunichiamo che a Letojanni in provincia di Messina presso l’ Hotel Hantares Olimpo
si svolgerà il Convegno regionale “Vita Consacrata” tra sequela e profezia
Il Convegno intende riflettere sulla propria identità di consacrati, è un’opportunità di formazione per una valutazione della Vita Consacrata nella Chiesa, tra le pieghe di una cultura, e in un contesto sociale che si pongono, sempre e comunque, come segni dei tempi da interpretare, ed a cui dare risposte più coerenti con il carisma dei fondatori da una parte, e con la testimonianza profetica, propria della Vita Consacrata, dall’altra.

Venerdì 14 febbraio 2014 si svolgeranno le seguenti relazioni:

 “Il Carisma della Vita Consacrata nella Chiesa”. Fondamento biblico e teologico
Sr. Filippa Castronovo, Figlie di S. Paolo, Biblista
 “Vita Consacrata: quale profezia nel mondo di oggi ?”
P. Rino Cozza, PP Giuseppini (Murialdo) Vicario episcopale per la VC di Trento

 Sabato 15 febbraio
Testimonianze
- Al servizio dei poveri con il carisma di S. Annibale M. Di Francia
(P. Paolo Galioto, PP Rogazionsti, Istituto Cristo Re - Messina)
- Il dramma della tratta di esseri umani
(Sr. Valeria Gandini,Suore Missionarie Comboniane, Sportello Ascolto donne in difficoltà, Caritas - Palermo)
- La rinascita dell’Ordo Virginum nella Chiesa, dono e profezia
(Anna Daniela Spatola, vergine consacrata Arcidiocesi di Palermo, docente IRC, mediatore familiare) 


Il convegno regionale è rivolto:
- ai consacrati e alle consacrate delle Istituzioni antiche e nuove di Vita Consacrata
(Ordini, Congregazioni religiose e secolari, Società di Vita apostolica);
-  alle forme nuove e/o rinate di Vita Consacrata;
- ai gruppi, associazioni, movimenti, singole persone che condividono carismi e spiritualità
degli Istituti religiosi;
- ai segretariati diocesani CIIS, CISM e USMI delle 18 diocesi siciliane;
- ai Vicari o delegati episcopali per la Vita Consacrata delle 18 diocesi siciliane.
Per informazioni ed iscrizioni: Sr. Lupita Perez tel. 3203442271 - Fr. Claudio Begni tel. 3358152830



Beato Pino Puglisi







Ricorda, Racconta, Cammina
Intervento di Agostina Ajello Assistente Sociale Missionaria



Nota introduttiva:
            Saluto cordialmente tutti e ringrazio sentitamente chi mi ha proposto di offrire la mia testimonianza sulla lunga esperienza di servizio vissuto e condiviso con il Servo di Dio don Giuseppe Puglisi. Vi confesso che ho provato difficoltà nel “fare memoria” di una vasta quantità di eventi e di esperienze, ma, soprattutto, non mi è stato facile “selezionare” e scegliere quanto possa essere più inerente al contesto di questo incontro e alla celebrazione del prossimo Convegno delle Chiese di Italia “ Testimoni di Gesù Risorto Speranza del mondo”.
            Alla luce dell’insegnamento pedagogico di P.Puglisi, che spesso parlando ai giovani si serviva di “icone”, mi ha aiutato ad introdurmi al tema “ Ricorda, racconta, cammina” un’icona di resurrezione: quella dei discepoli di Emmaus ( Lc 24, 13-35).
          I due discepoli, sfiduciati, perplessi, scandalizzati, fuggono amareggiati e delusi dalla comunità, dove avevano incontrato il Signore, incapaci di vedere “la spiga” nel “seme che marcisce”, la”vita” in un “sepolcro vuoto”. Il Signore quando si fa prossimo a loro, il “racconto” da loro fatto sugli ultimi eventi, diviene, con Lui e per Lui, “memoria”e nella memoria si aprono alla comunione di fede e di vita con il Risorto e la loro fuga dal luogo degli eventi diviene corsa di ritorno con gioia incontenibile, nel luminoso annuncio pasquale “ davvero il Signore è Risorto e noi l’abbiamo riconosciuto”.
            Se io dovessi dipingere con un’immagine il cammino di P. Puglisi mi piacerebbe farlo come “il compagno di viaggio” che seguendo il Divin Pellegrino si è fatto con Lui e per Lui compagno di strada di tanti giovani e adulti, discepoli o non del Signore che, delusi, amareggiati, in ricerca camminavano, fuggivano, senza spesso sapere “verso dove”.
Si è fatto compagno anche di chi voleva seguire più da vicino il Signore e aveva bisogno di discernere, con più luce, la propria risposta: seminaristi, chiamati alla vita di speciale consacrazione, fidanzati che volevano consapevolmente fondare la loro famiglia nel Signore.
            Egli si è fatto prossimo, compagno di cammino per ciascuno/a, con discrezione e rispetto, con pazienza e umiltà, interrogando, chiedendo, aprendo gli occhi della mente e del cuore alla luce della Parola, spezzando con amore il Pane della Comunione e della Riconciliazione, offrendo motivazioni forti all’impegno di solidarietà responsabile verso tutti, ma in particolare verso i più poveri, i più svantaggiati, verso le vittime del sopruso, della violenza, dell’ingiustizia.
            Egli, alla luce del “Sole” della Pasqua è stato per tutti testimone di resurrezione e di speranza.

1°-       Tenterò di “ricordare e di raccontare” qualcosa di questa mia preziosa esperienza; ma anzitutto desidero presentarmi anche per facilitare la comprensione, più piena, di quanto dirò.
            Mi chiamo Agostina.
Dal 1961 sono membro della Società di Vita Apostolica di Servizio Sociale Missionario, fondata dal Card. E. Ruffini a Palermo nel secondo dopo-guerra.
Egli ci diceva:
“Nessuna sofferenza umana è estranea al Servizio Sociale Missionario. Ognuna di essa presenta un aspetto particolare di Gesù nella Sua Passione”.
Vedeva quindi la nostra missione nella Chiesa diretta a testimoniare l’Amore di Dio per l’uomo attraverso un servizio di liberazione evangelica e di promozione della giustizia nella carità, specialmente nei confronti dei poveri, dei sofferenti, dei lavoratori i cui diritti erano conculcati.
 Vi ho detto questo perché alla luce di questo carisma, è nata e poi si è sviluppata in larga parte la mia esperienza di lavoro apostolico con P.Puglisi. Esperienza preziosa, vero dono di Dio, che ogni giorno vado rileggendo e meditando nel mio cuore.
Per circa 23 anni il Signore mi ha concesso la grazia di condividere la mia vocazione, la mia missione con P.Puglisi imparando da lui a rispondere al progetto di Dio con dedizione, gioiosamente, umilmente.
Quante volte gli ho sentito ripetere agli Animatori vocazionali l’espressione di Paolo VI:
"I giovani, in particolare, hanno bisogno di testimoni più che di maestri!”
E lui lo era. Tutta la sua vita è stata una testimonianza della fiducia di Dio nell’uomo e impegno di rivelazione della “verità nella carità”!
Io l’ho conosciuto nel Luglio del 1971, quando era Parroco a Godrano, era venuto in qualità di Assistente Spirituale in una Colonia Arcivescovile dove io svolgevo il compito di Vice-direttrice.
C’è stata subito tra noi una profonda sintonia: durante tutto il mese abbiamo collaborato per incontri di preghiera con il personale e con i bambini della Colonia.
Nel mese successivo, egli ha invitato me e una mia Consorella a partecipare alla Settimana sul tema della “PACE” organizzata a Godrano con il Movimento “Presenza del Vangelo”, guidato dalla Prof.ssa Lia Cerrito, sua collega nello stesso Istituto scolastico. Con il Movimento “Presenza del Vangelo” P.Puglisi ha collaborato attivamente, attingendo e spezzando assieme, in vari cenacoli, il pane della Parola.
Da queste  esperienze è nata, tra me e P.Puglisi, una collaborazione sempre più intensa, finalizzata all’obiettivo comune di promozione umana animata dalla Parola di Dio. Per P. Puglisi il Vangelo era il criterio fondamentale di riferimento nella sua azione pastorale e l’uomo, nella sua concreta realtà, era“via della Chiesa”. La mia collaborazione con P. Puglisi divenne più continuativa negli anni 70, quando, mentre lui continuava il suo lavoro di parroco a Godrano, io svolgevo   la mia attività di A.S.M. nel Centro Sociale della zona “Decollati-Scaricatore” (uno dei quartieri più emarginati di Palermo).  Ben volentieri offrivo a P. Puglisi il mio modesto apporto per l’individuazione di sbocchi alle difficili situazioni da lui presentatemi, come anche con piacere partecipavo agli incontri periodici sulla Parola di Dio  e alle settimane annuali del Vangelo che si organizzavano e svolgevano, con il Movimento “Presenza del Vangelo”, presso le famiglie di Godrano.
Preziosa è stata per me la collaborazione richiestami per un’iniziativa a favore delle coppie e delle famiglie che P.Puglisi aveva accompagnato nel loro cammino formativo al matrimonio. Fin da allora molteplici erano i campi delle attività di P.Puglisi né si poteva cogliere qualche sua predilezione per l’uno o per l’altro, tanto era sempre aperto e disponibile a quanto la Provvidenza gli proponeva. 
Ed io cosa chiedevo a P.Puglisi? Di aiutarmi nell’opera di formazione dei giovani volontari che con me affrontavano le molteplici problematiche della zona dove lavoravo. La sua vocazione di “educatore” , attento alle nuove generazioni, lo ha reso sempre un punto di riferimento per tanti giovani provenienti da ambienti ed esperienze  anche molto diverse.
Ho ancora, più intensamente coadiuvato P.Puglisi quando (1979) egli ha assunto la responsabilità del Centro Vocazionale diocesano e regionale. Io, che già da alcuni anni ero membro delle due Segreterie, con lo stimolo e l’esempio di P.Puglisi ho avuto la grazia di partecipare al suo intenso lavoro di formazione dei giovani. Ho, per vari anni, cooperato con P. Puglisi alla preparazione  e realizzazione dei campi estivi vocazionali e della scuola di preghiera per i giovani della diocesi di Palermo; alla organizzazione della mostra vocazionale, “strumento- come lui diceva- tanto efficace di annuncio della Parola”. In tali occasioni ho potuto cogliere non solo lo stile del “pedagogo competente”, del “pastore vigile”, ma  soprattutto del sacerdote del Signore: uomo di Dio e, per questo, uomo per tutti.        
         Nell’itinerario formativo e di crescita spirituale P. Puglisi invitava a riflettere i ragazzi sul senso della propria vita, cercando di distinguerlo dalle false immagini che continuamente la società ed i mezzi di informazione ci propongono. Proponeva, quindi, la figura di Cristo di cui amava tanto parlare. Di Cristo sottolineava la grande umanità, i suoi sentimenti umani, l’interesse nei confronti di ogni uomo ed in particolare per i più deboli, i bambini, i peccatori, e poi parlava di Gesù uomo libero e liberante al tempo stesso. Ricordava in particolare lo sguardo di Gesù, uno sguardo che raggiunge l’uomo nel profondo, lo conosce, lo interpella e lo promuove, avvolgendolo nella tenerezza e nell’amore di Dio. Parlava spesso ai ragazzi della tenerezza di Dio, per esempio in occasione della liturgia penitenziale, ricordava che Dio è un Padre misericordioso che comprende tutte le debolezze e gli errori del figlio, lo vuole liberare dai mali e dai pericoli.
            P. Puglisi insegnava a pregare: “E la preghiera – diceva – che dà senso alla vita dell’uomo perché rende viva l’amicizia con Dio e ci rende simili a Lui”. Il modello a cui faceva riferimento era Cristo, che P. Puglisi definiva “Preghiera vivente”, perché durante tutta la sua vita fu in continuo dialogo con il Padre e tutto ciò che compiva era sempre preparato e concluso dalla preghiera.
Un’altra importante attività sacerdotale è stata quella che egli ha svolto per diversi anni presso la Casa “Madonna dell’Accoglienza, sorta nel 1973 in seno alle attività promozionali dell’O.P.C.E.R. e seguita con affettuosa attenzione dal Card.Pappalardo.  Questa Casa ospita, in un clima di “rispetto e di accoglienza fraterna” giovani gestanti o già madri con i loro figlioletti (persone provate da pesanti e a volte tragiche situazioni personali e familiari) per aiutare a recuperare fiducia e possibilità per una nuova vita. Proprio in questa Casa, e sino il giorno precedente la sua uccisione, P.Puglisi ha svolto, con particolare, amoroso impegno, la sua missione d’illuminazione e di sostegno spirituale, fatto soprattutto di ‘ascolto’ e di ‘comprensione misericordiosa’, riuscendo ad ottenere frutti insperati in creature apparentemente distrutte.(Commoventi sono le testimonianze delle Ospiti della Casa). La conferma del significato attribuito dallo stesso P.Puglisi a questa sua missione sacerdotale l’ho avuta direttamente da lui, quando chiamato a reggere la Parrocchia di Brancaccio si disponeva a limitare necessariamente le sue molteplici occupazioni: "Lascerò tutti gli impegni, mi disse, ma quello no”. Attraverso questa ed altre esperienze di educatore di coscienze giovanili, in P.Puglisi si andava facendo sempre più profonda la convinzione che la lotta ad ogni forma di devianza e ai tanti dolorosi fenomeni sociali ad essi connessi, richiede da parte della Chiesa non solo indispensabili riflessioni teologiche e morali ma anche modalità di presenza che incarnino il messaggio evangelico in servizi di promozione umana e sociale.
 Eccomi, adesso, al suo impegno di pastore nella Parrocchia di Brancaccio: due anni circa di intenso apostolato, affrontato nell’ottica della “beatitudine dei poveri in spirito” che confidando totalmente in Dio-Padre pongono, senza riserve, la vita a servizio della missione ricevuta. A Brancaccio, questo presbitero, dall’aspetto così “disarmato”, ma con lo sguardo penetrante dell’apostolo, proteso alla liberazione della sua gente, avverte subito la necessità e l’urgenza di adoperarsi con tutte le forze per ‘coniugare’ l’azione di evangelizzazione con una vasta opera di promozione a favore dei giovani e delle fasce più deboli ed emarginate.  “ Come cristiani e come cittadini - ebbe a dire, in occasione di un incontro pastorale-  continueremo a chiedere alle Autorità quanto è dovuto a questo quartiere, ma, nell'attesa, è inutile limitarsi a lamenti; è necessario rimboccarsi le maniche per dare vita ad iniziative di promozione umana che accendano qualche luce in mezzo a tante tenebre”. In breve tempo, pertanto, nasceva il Centro di Accoglienza “Padre Nostro”, gestito dalle Suore Sorelle dei Poveri di S.Caterina da Siena. Già nel titolo il Centro dichiara la sua finalità: educare al riconoscimento della dignità dell’uomo che, elevato per grazia alla condizione di “figlio di Dio” è chiamato alla libertà da ogni forma di schiavitù morale e di violenza sociale. Per questo Centro P.Puglisi chiese la mia collaborazione, avvalendosi così dell’apporto di Assistenti Sociali e di Allieve della allora Scuola Universitaria di Servizio Sociale “S. Silvia”* per la rilevazione dei problemi del quartiere e per la programmazione dei Servizi Sociali diretti ad avviare, anche con l’aiuto dei Volontari, processi di socializzazione primaria. Cominciavano così a Brancaccio i primi passi di un processo di consapevolezza etica e civile alla luce del messaggio evangelico.  E' stato proprio questo processo (che, pur nella modestia dei mezzi, si rivelava capace di incidere in profondità per la potenza del messaggio), a suscitare la brutale reazione delle forze mafiose del quartiere. Il 28 luglio 1993 il Giornale di Sicilia riportava la notizia dei primi attentati contro la Parrocchia, diretti al intimidire non solo il Parroco, ma quanti pensavano di collaborare con lui. Sappiamo quale fu la reazione di P.Puglisi: nessuna protesta vendicativa ma, secondo il suo stile evangelico, un invito dall’ambone della Parrocchia a riappropriarsi della propria umanità: alla ragionevolezza, alla collaborazione, alla conversione”. 
Il 15 Settembre è eseguito il verdetto di morte. Ma il sangue dei martiri è fermento di vita.

2° -      Alla luce del chicco di grano che da frutto solo se muore, la morte del “testimone” ha aperto “un cammino di speranza”. Da questo seme sono nati tanti germogli di vita nuova.
            Dal suo “dare la vita, sulla scia del Buon Pastore, perché altri abbiano vita” sono sorte moltissime iniziative, culturali, formative, sociali volti ad affermare i valori della legalità, l’educazione al sociale e alla vita democratica, il rispetto del lavoro onesto e il giusto guadagno nel rispetto della dignità di ogni uomo.
Questo mi pare rispondente alla prospettiva pedagogica di P. Puglisi che spesso ripeteva:
 “ la nostra azione non può trasformare l’ambiente. E’ solo un segno. Noi vogliamo rimboccarci le maniche per dimostrare che si può fare qualcosa. Se ognuno di noi fa qualcosa, allora si può fare molto”.
            Nell’archivio diocesano relativo a P. Puglisi undici raccoglitori documentano tale vitale fioritura.
            Si tratta di:
-          testi, tesi di laurea; convegni; dibattiti; musical; opere teatrali; film; trasmissioni televisive e documentari;
-          scuole; case famiglie; oratori; centri d’accoglienza; campi sportivi, piazze, vie che portano il suo nome e, non solo, in Sicilia;
-          monumenti e visite nei luoghi ove ha vissuto, ha operato, è stato ucciso; ecc.

Sono segni di una vita che non è stata spezzata senza dare il suo frutto; di una testimonianza che irradia di luce il cammino di tanti all’interno e all’esterno della Comunità ecclesiale. Questa, a mio parere, è luce di speranza e indicazione di un cammino nella verità dell’Amore per le nostre Chiese.
Cammino che P. Puglisi ha fatto non da solo ma sostenuto dalla fede e dall’insegnamento della Chiesa che fa sue “ le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini, dei poveri soprattutto (cf. GS 1), rendendo loro un servizio con i fatti e adoperandosi per salvaguardare e difendere tutto ciò che viola l’integrità della persona umana; tutto ciò che offende la dignità umana; tutto ciò che inquina coloro che si comportano così e che, pertanto, ledono anche grandemente l’onore del Creatore (cf. GS 27).
P. Puglisi ha fatto suo l’invito dell’Enciclica Redemptor Hominis (di Giovanni Paolo II) quando afferma che “L’uomo, nella sua singolare realtà, nella piena verità della sua esistenza, è la prima strada che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione. E’ la via della Chiesa perché per ogni uomo Cristo è morto e risorto” (cf. RH 14).

Conclusione
    Termino, offrendo la mia voce alla parola che P. Puglisi pronunciò in un suo intervento al Convegno di “Presenza del Vangelo” nell’Agosto del 1991 il cui tema era: “Testimoni della Speranza”. In quella occasione egli così diceva:" Noi cristiani siamo testimoni della speranza e il testimone per eccellenza è Gesù.
L’Apocalisse afferma che Gesù è il testimone fedele, l’Amen e Amen significa appunto sì, Amen è colui che aderisce, che dice che è così. E Gesù ci ha mostrato il Padre. Lui stesso, infatti, dice: “ Chi vede me vede il Padre” e i discepoli di Gesù sono testimoni perché annunciano anche loro quello che hanno visto e udito. Certo questa testimonianza – continua P. Puglisi -  è una testimonianza che dà gioia perché mette in comunione, ma che va anche incontro a difficoltà tanto che può diventare martirio; quindi, dalla testimonianza al martirio il passo è breve.  Per il discepolo è proprio quello il segno più vero che la sua testimonianza è una testimonianza valida.  Il discepolo è testimone, soprattutto della Resurrezione di Cristo risorto e presente, Cristo che ormai non muore ed è all’interno della comunità cristiana, e attraverso la comunità cristiana, attraverso il suo Corpo è presente nella storia dell’umanità. Il testimone sa che il suo annuncio risponde alle attese più intime e vere dell’umanità intera e dell’uomo singolo. L’uomo comune sperimenta che il vivere è sperare, il presente è mediazione tra il già e il non ancora, tra il passato e il futuro e chiaramente ognuno di noi costruisce il proprio futuro sulla base del proprio passato”.
P. Puglisi è stato un discepolo che ha visto e udito, ha incontrato e seguito il Maestro morto e risorto e per questo con la sua vita ha saputo essere testimone del Risorto, testimone e membro della Chiesa fondata da Gesù.
 Di questo ne sono testimone. 
 Grazie.





* Oggi  Sezione della LUMSA – Corso di Laurea in Scienze del Servizio Sociale

Giornata nazionale della Memoria dei bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza


Dal 25 aprile fino alla Prima Domenica di Maggio si celebrerà la Giornata della MEMORIA dei BAMBINI VITTIME promossa dall'Associazione Meter onlus di Don Fortunato Di Noto.
Ricordiamoci che ogni privazione è negazione e riduzione alla povertà ed espone i minori allo sfruttamento. I minori non sono oggetti o mercanzia ma persone da amare, rispettare e tutelare. Contro questa logica tutti possiamo operare di più e meglio.
Tale “Giornata (GBV)”, celebrata sin dal 1995, su richiesta delle famiglie e dei gruppi di bambini della Parrocchia Madonna del Carmine di Avola (SR), nel 2002, su sollecitazione istituzionale ed ecclesiale, è diventata un appuntamento e un forte richiamo in Italia e all’estero per la Chiesa, per la società civile e per le realtà politiche e culturali. Il 19 maggio 2005 è stata approvata in Sicilia con Legge Regionale (art. 38 ).


Le Sedi Meter, presenti in diverse città italiane e i referenti all’estero, sono impegnati a promuovere annualmente la GBV ogni anno, dal 25 Aprile alla prima domenica di Maggio, attraverso due fondamentali momenti celebrativi:
  • uno commemorativo, con preghiere e riflessioni;
  • l’altro dedicato ai bambini e alle famiglie attraverso attività e incontri di riflessione e informazione.
 L' associazione Meter www.associazionemeter.org ha sede legale ad Avola, in provincia di Siracusa. Vai sull’ articolo dell’ufficio delle comunicazioni sociali della CEI per approfondire il fenomeno e il lavoro svolto da Meter.


Don Fortunato Di Noto ci ha inoltrato la seguente e-m con relativa brochure che noi con piacere inseriamo in questo post
"Mi permetto con umiltà di inviare alla vostra attenzione l'appello per sostenere "Casa Meter" e di inoltrarla all'Ordo virginum in Sicilia e in Italia, sperando in concrete provvidenze. 
Sarebbe bello pensare che ogni vergine consacrata sostenesse un bambino. 
Un piccolo aiuto per una grande realtà. In allegato troverete un depliant che descrive la nostra richiesta. Mi appello al vostro buon senso e chiedo di contribuire e diffondere l'iniziativa. 
Grazie di vero cuore. 

Don Fortunato Di Noto "




Il Santo Padre Francesco prima della preghiera del Regina Coeli ha avuto modo di salutare e ricordare l'impegno dell'Associazione Meter invitandoci ad un personale coinvolgimento a sostegno dei minori . Per guardare il video clicca su  http://youtu.be/LL-GNvw07vY?t=3m17s

Oremus pro Pontifice Franciscum

Scusate se non abbondiamo nelle parole ... di ringraziamento, di augurio, con schede biografiche, opinioni e sensazioni: molti lo hanno fatto egregiamente. Per l'amore che portiamo al "dolce Cristo in terra" assecondiamo il desiderio del neo eletto 266° successore di San Pietro ed insieme a lui ci inchiniamo per invocare abbondanti benedizioni sul suo ministero.

Preghiamo per il nostro Santo Padre, il Papa Francesco
Il Signore lo conservi, gli dia vita e lo renda felice in terra. 
E non lo lasci cadere nelle mani dei suoi nemici.


 Sulle letture bibliche Isaia 2,2 - 5; Salmo 96; 1 Pietro 2,4 - 9; Matteo 16, 13 - 19;
 prima omelia Testo - Video di Sua Santità Francesco papa 
(Santa Messa con i Cardinali - Cappella Sistina 14 marzo 2013)

... gioiosamente camminando, edificando e
 confessando Cristo crocifisso

Convegno Regionale per le Comunicazioni Sociali


Giorno 26 e 27 0ttobre 2012 si è svolto ad Enna il convegno Regionale per le Comunicazioni Sociali promosso dalla Conferenza Episcopale Siciliana che ha avuto come  tema: “Comunicare a Babele. L’impegno educativo nella nuova cultura mediatica”.

In uno scenario comunicativo che rappresenta oggi una delle grandi sfide della Chiesa, sono intervenuti Mons. Salvatore di Cristina, Vescovo delegato per la Cultura e le Comunicazioni Sociali della CESI, che ha introdotto il tema; Mons. Domenico Pompili, Direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali, e Padre Antonio Spadaro Sj, esperto di antropologia e teologia delle nuove tecnologie della comunicazione , il quale ha sottolineato come la rete esprima un desiderio di conoscenza e relazione, e, per dirla con un termine usato da McLuhan, sia diventata un nuovo “ambiente” di vita. I nuovi media hanno trasformato la comunicazione da trasmissione a condivisione ed in questo sta la differenza della veicolazione del messaggio evangelico , che deve essere testimoniato e condiviso anche attraverso questi nuovi strumenti.
A conclusione della prima giornata, il Musical “ La Buona Novella” realizzato sui testi di Fabrizio de Andrè dal CESMA, Centro Giovanile Musica e Arte di Gela.

Il giorno successivo si sono aperti i laboratori suddivisi in tre Aree. Quella giornalistica, coordinata dal Dr Peppino Vecchio, Presidente regionale FISC e UCSI e Don Carmelo Petrone, Direttore de “L’amico del Popolo” di Agrigento.
L’area Web e Nuove tecnologie è stata coordinata da Mons. Franco Mazza, esperto in nuove tecnologie, vice direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della CEI.
 L’area Arte, è stata coordinata da Don Franco Mogavero, Direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali per la Diocesi di Cefalù e da Mons. Liborio Palmeri, Vicario generale della Diocesi di Trapani. In quest’area che mi ha visto personalmente coinvolta, sono state condivise esperienze sulla trasmissione del messaggio evangelico attraverso le modalità artistiche più disparate, quali mostre di arte contemporanea, cineforum, esperienze di animazione con i bambini, a cui si aggiungono i nuovi mezzi multimediali che hanno sottolineato l’importanza e la capacità che l’arte ha  ed ha sempre avuto nel trasmettere il Vangelo. Ma ciò che al tempo dei nuovi media è da sottolineare è la capacità che l’arte offre come mezzo di interpretazione critica della realtà, che stimola  il fruitore a non lasciarsi influenzare dai messaggi lontani dalla fede che costantemente lo bombardano.
Le conclusioni sono state tratte da Don Giuseppe Rabita, Direttore dell’Ufficio Regionale per la cultura e le comunicazioni Sociali della CESI, il quale, dopo le relazioni ha messo in evidenza l’importanza della sinergia e della collaborazione tra media nazionali, università ed educazione per far emergere le capacità critiche e favorire l’associazionismo.