La promozione della donna e il movimento femminista

Daniela Spatola*


E Gesù disse: “[Donna] Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”  (Giovanni 8, 1-11).
         Di fatto con l’avvento del cristianesimo la condizione della donna trova un suo status sociale che nell’Impero Romano le veniva negato. Ad esempio nel matrimonio cristiano, la donna, protetta dall’indissolubilità, di fatto non viene più  ripudiata per sterilità o adulterio e ai coniugi si richiede reciproca fedeltà. Ma c’è di più, la scelta di vita verginale, ricorrente fin dai primi secoli del cristianesimo, ha dato modo alle donne di poter “decidere” lo stile di vita e di avere un ruolo determinante che ha contribuito ad un notevole arricchimento spirituale ed intellettuale nella Chiesa e a beneficio della società. Queste donne, in prima linea  per sovvenire alle necessità delle popolazioni, viaggiando fino agli estremi confini della terra, costruendo ospedali, orfanotrofi e scuole furono considerate madri e guide efficaci che hanno saputo richiamare al dovere morale uomini potenti e non.
          A questo femminismo religioso nel sec. XX si affianca quello delle femministe cattoliche. Il discorso di monsignor Radini Tedeschi al XVII Congresso cattolico nel 1900 fu ritenuto di somma importanza: in esso si legittimava, per la prima volta, il ruolo pubblico della donna. Nel 1910 Monsignor Radini delegò il giovane don Angelo Roncalli (futuro papa Giovanni XXIII) a fondare a Bergamo l'Unione Donne impegnata nell’apostolato e di partecipazione attiva alla vita sociale e politica.
          Intanto la II Conferenza internazionale di donne socialiste svoltasi a Copenhagen nel 1910 scelse la data del 19 marzo per commemorare il massacro di 129 operaie di una camiceria di New York, intrappolate in un incendio appiccato dal padrone della fabbrica per vendicarsi di uno sciopero nel 1908.           Ma da una recente indagine storica si è accertato che il terribile incendio avvenne nel 1911 fece vittime anche fra gli uomini e che non era riconducibile a scioperi ma a cause accidentali.   In realtà, questa festa ebbe origine a Mosca nel 1921, durante la III Internazionale comunista, Lenin istituì la "Festa internazionale delle operaie" per commemorare la prima manifestazione delle operaie di Pietroburgo contro lo zarismo avvenuta l’ultima domenica di febbraio del 1913. Nel 1952 il Partito Comunista Italiano pubblicò, in chiave anti-americana, la cronaca dell’ incendio  avvenuto a New York  e l'Unione Donne Italiane della Cgil,  organizzò quell'anno la festa dell'8 marzo.
          Inizialmente il movimento cattolico non si differenzia da quello laico “liberale” (stessi obiettivi: diritto all’istruzione, ingresso a tutte le professioni e alla partecipazione politica). Negli anni ’60 gli intenti si distanziano inesorabilmente con l’affermazione di una rivoluzione nei comportamenti sessuali propugnata dal femminismo “radicale” e la conseguente diffusione degli anticoncezionali, il rifiuto della maternità e di tutte le attività proprie della donna. L’uguaglianza dei sessi si riduce a “scimmiottare” il maschio dominatore, le politiche sociali a favore della famiglia vengono disattese.
          Dopo l’indizione da parte dell’ONU dell’anno internazionale della donna (1975) con successiva celebrazione annuale per l’8 marzo contrassegnato dal messaggio del Segretario generale, nel 1977 la stessa ha sancito la Giornata per i diritti della donna e la pace internazionale da rispettare in qualsiasi giorno dell’anno dagli Stati membri.
          Tuttavia, il Comitato permanente dell’ONU ha adottato nel  1979 il Cedaw (Convention on the Elimination of all Discriminations Against Woman, una sorta di carta dei diritti delle donne), pur dichiarandosi neutrale rispetto all'aborto, quando parla di "salute delle donne" intende principalmente la lotta alla maternità, destinando la gran parte dei fondi per programmi di diffusione della contraccezione e dell'aborto. Le organizzazioni pro-life si trovano così a dover vagliare costantemente i documenti dell'Onu analizzando “termini” a prima vista innocenti ma che nascondono invece precise strategie ispirati a ideologie che mortificano la dignità umana.
          Per quanto riguarda l'aborto c’è una accesa polemica: per molti è un “diritto”, un atto di libertà femminile. C'è chi  ne vuole fare un diritto umano, in nome della vita. La vita della donna, naturalmente, senza aver riguardo alla vita del figlio tentando di scorporare la naturale fisiologia della donna dalla maternità come se fosse un aspetto aggiuntivo. Femministe inserite nel sistema ONU, ma anche appartenenti a delegazioni governative, ritengono di somma importanza liberalizzare l'aborto e inondare il mondo di contraccettivi, perché il bene primario della donna per loro consiste  nel ridurre la maternità ad un'opzione marginale il più delle volte ostacolante al “successo” della donna.
          Il nuovo femminismo radicale inoltre si è attivato a promuovere, in nome dell’uguaglianza, una nuova ideologia legata al concetto di “genere” (gender), che cancella le differenze biologiche tra uomini e donne. Si “pubblicizza” un modello in cui la scelta del genere (non più sesso) dipende dall’opzione soggettiva: questa ideologia non ha nessun rapporto con la natura delle persone. L’Unione Europea, ha destinato notevoli fondi per diffondere l’ideologia “gender”. In realtà non è un'alternativa all’uso della parola “sesso”, né un modo più elegante per definire la differenza tra maschile e femminile. Se si usa tale termine bisogna tener conto dell’ideologia che ci sta dietro.
          Conclusione: se la libertà delle donne significa: “il corpo è mio e lo gestisco io” non ci resta che raccogliere i cocci del nostro fallimento. Quali conquiste abbiamo conseguito favorendo, anche tacitamente, le idee del femminismo radicale? Che impegno “creativo” abbiamo promosso, noi consacrate, a favore della promozione della donna? Certo la nostra vita di per sé è segno profetico: scegliere di vivere nella Chiesa e per il Signore nella verginità consacrata e manifestarlo pubblicamente non è cosa da poco … ma può essere sufficiente? 
          La Congregazione per la Dottrina della Fede nel 2004 ha pubblicato un documento in cui analizza l'ideologia femminista e la confronta con la cultura cristiana. Il documento "Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell'uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo" firmato dal cardinal Joseph Ratzinger e dall'arcivescovo Angelo Amato ha il pregio di mettere in guardia le donne dal rischio di favorire la creazione di una società che svilisce la dignità umana e il diritto alla vita.
Ci rafforzi la Beata Vergine del Rosario di Pompei rivolgendole la Supplica tanto cara a chi la invoca quale Regina delle Vittorie.

Per approfondimenti:

Mulieris Dignitatem (Lettera apostolica del Sommo pontefice Giovanni Paolo II sulla dignità e la vocazione della donna in occasione dell’Anno  Mariano 15 agosto 1988)
Lettera alle donne (del Sommo pontefice Giovanni Paolo II – 1995)
La donna: storia e problemi di Angela Ales Bello in: Sul femminile. Scritti di antroplogia e religione,  Città Aperta, Troina [EN], 2004 
La nuova stagione del femminismo cattolico in: Vita e Pensiero3 (2006)
Donna nella Chiesa: fondamenti antropologici e teologici (Intervento al Convegno «Donna linfa vitale nella missione della Chiesa», Istituto Superiore di Studi sulla Donna, Ateneo Pontificio Regina Apostolorum 
Roma, 10 ottobre 2011)


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*Consacrata da Sua Em.za S. Pappalardo il 23 Marzo 1996. Nel 1997 ha conseguito il Magistero in Scienze Religiose presso la Facoltà Teologica di Sicilia discutendo la tesi: "Il Carisma della verginità nel Rito di Consarazione delle Vergini". Insegna Religione ed è referente area legalità in una scuola a rischio, in provincia di Palermo. Nel 2004 si è specializzata in Mediazione familiare e partecipa al gruppo di accompagnamento pastorale dei separati/divorziati non risposati né conviventi "Santa Maria di Cana".



1 commento:

Anonimo ha detto...

Sono perfettamente d'accordo con l'analisi fatta e, vorrei aggiungere, che il Signore nella Sua infinita bontà, non disgiunge mia gli effetti dalle cause. Pertanto questo femminismo radicale, ha portato, da un punto di vista morale alla degradazione dei costumi e al diffondersi della pornografia con il risultato bruciante di una società che vive quasi esclusivamente per il soddisfacimento dei propri desideri, rovinando l'educazione ai valori anche ai bambini e quindi alle future generazioni. Da un punto di vista pratico , il risultato è quello drammatico della denatalità con tutte le conseguenze del caso. Questa fu la causa della caduta dell'impero romano, e , se la Madre Celeste non inteviene portandoci ad un cambio di rotta, questa sarà anche la fine dei paesi occidentali che un tempo, non molto lontano, costituivano la Christianitas. Segio

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