"Pensiamo a quel ritratto di Gesù raffigurato nel Duomo di Monreale ... ciascuno di noi è come una tessera di questo grande mosaico. Quindi tutti quanti dobbiamo capire qual è il nostro posto e aiutare gli altri a capire qual è il proprio, perché si formi l'unico volto del Cristo." Beato Giuseppe Puglisi - Palermo 15/09/1937 - 15/09/1993 Primo martire di mafia

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Meditazioni festive - Signore, insegnaci ad Amare!



XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Vangelo   Mt 18, 15-20

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». 

Mah… insomma… a me, se il mio fratello commette una colpa contro di me, viene più facile ricambiare quello che mi ha fatto, insultarlo, parlare male di lui alle sue spalle con chi lo conosce per screditarlo.
Ma Signore… che ci possiamo fare? Siamo umani, proviamo emozioni e una di queste è la rabbia! E non ci fa bene reprimerla se no somatizziamo e poi stiamo più male… quindi dobbiamo sfogarla con chi ci fa stare male! Lo dicono pure i medici, gli psicologi…
Hanno ragione loro o hai ragione tu?
Signore, insegnaci ad Amare, quell’Amore che non reprime la rabbia ma la trasforma, quell’Amore che ci fa desiderare il bene del fratello facendo si che lo correggiamo senza giudicarlo, quell’Amore che più che farci arrabbiare ci addolora per l’errore dell’altro aiutandoci a trovare il modo per correggerlo senza offenderlo, quell’Amore che, pur nei momenti di rabbia ci consente di essere padroni di noi stessi in maniera tale da non farci sopraffare da essa.
Insegnaci quell’Amore che ci lega tra di noi sulla terra in modo da rimanere legati nei Cieli e che ci distacca dalle cose materiali in modo da esserne liberi nei Cieli, quell’Amore che ci unisce in maniera così forte che se poi ti facciamo una richiesta insieme non puoi non concedercela!
Evelissima

Meditazioni Festive - Gesù ragiona sempre al contrario di come ragioniamo noi!

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIOAnno A



Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Ero sempre stato il più irruente, quello che risponde sempre per primo, quello che fa da leader, fa parte del mio carattere e gli altri apostoli non se ne lamentavano nemmeno più di tanto, ma non mi ero mai permesso di rimproverarlo.
Solo che adesso che anche Lui mi aveva detto che io ero la Pietra su cui voleva fondare il Suo Regno, a me avrebbe dato le chiavi mi sono sentito quasi in diritto di contestarlo! Se Lui riconosce il mio potere dovrà anche ascoltarmi quando sbaglia! “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai!”
E invece mi sono beccato il rimprovero più grande della mia vita! “Satana! Tu mi sei di scandalo”.
Già perché aver avuto un incarico non significa comandare e rimproverare! Gesù ragiona sempre al contrario di come ragioniamo noi! Chi vuole salvare la vita la perde, chi la perde la trova, la sofferenza e la morte sono necessarie alla Resurrezione e chi vuole seguirlo non deve cercare i posti di onore e il comando ma il servizio ai fratelli e la croce.

Per tutte le volte che, o Signore, ragioniamo come Pietro,
per tutte le volte che la nostra appartenenza ad un gruppo, ad una parrocchia,
per tutte le volte che la nostra consacrazione,
ci fanno pensare che abbiamo più diritti degli altri davanti a Te
o ci fa pensare che siamo più bravi e ne capiamo di più su di Te
non esitare a rimproverarci e a presentarci la tua Croce,
unico strumento per arrivare a Te!
Evelissima
 

Meditazioni festive - Gesù ma che fai? Ti metti a fare i sondaggi?

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Vangelo  Mt 16, 13-20

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.



Gesù ma che fai? Ti metti a fare i sondaggi? Anche tu?
Vediamo che dice la maggioranza? E il televoto?
Ma come? alla fine, la risposta esatta non è quella della maggioranza ma quella di Pietro?
Ma come? E il merito per aver indovinato non è nemmeno di Pietro?
Per amarti ma soprattutto per comprendere chi sei veramente non bisogna seguire la maggioranza, né utilizzare l’intelligenza, dobbiamo metterci in ascolto del Padre che sta nei Cieli e fidarci di Lui!
E soprattutto non assumerci mai il merito di averti capito, di saperti spiegare perché “Se i cieli e la terra non possono contenerti” potrà mai farlo la nostra mente o le nostre parole?

Pietro diventa la pietra su cui la chiesa si posa, è importante ma è “solo” una pietra! E come Pietro anche noi, pietre minori dobbiamo avere la consapevolezza della nostra importanza all’interno della Chiesa, della nostra unicità ma capire che tutto ciò non viene da noi ma dal Padre che è nei Cieli.

Meditazioni festive - quelle “briciole” infinite di Amore!

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno A
Vangelo  Mt 15, 21-28

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita. 


Una donna che grida, i discepoli che sono stanchi di sentirla e implorano anche loro Gesù, e Lui?
Lui la esaudisce, ma non per le grida, non per l’intercessione dei discepoli, non per un diritto di nascita visto che era straniera, né perché fosse una persona importante (la tratta da cagnolino e lei non si ribella).
La esaudisce per la sua fede, per il suo amore per la figlia.
Fede e amore che si manifestano nella fiducia in Gesù, nella testardaggine di continuare ad urlare fino a portare all’esasperazione i discepoli, nel prostrarsi, nel lasciarsi umiliare ma soprattutto nella consapevolezza che anche chi è considerato “ultimo” e “lontano” ha un posto nel cuore di Dio e può ambire a quelle “briciole” infinite di Amore!

Evelissima

Meditazioni festive - "Signore, se sei tu... "

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal vangelo secondo Matteo
Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».


Quando nel bel mezzo di una tempesta sei su una barchetta e ti vedi arrivare uno che cammina sulle acque le cose sono due:
o il pane col pesce di ieri è stato troppo abbondante e ti ha fatto male o è Gesù in vena di fare miracoli!
E considerando il fatto che anche l'abbondanza del pane e del pesce di ieri sono stati un miracolo capisci che la risposta è la seconda e allora che fai? non te ne approfitti lanciandogli una sfida?
"Signore, se sei tu... "
Quante volte lo abbiamo detto anche noi? solo che nel dirlo non abbiamo valutato che se è davvero Lui le sfide le accetta! e poi ci dobbiamo mettere la nostra parte!
E se non fosse stato Lui? beh non sarebbe stato proprio l'ideale fare un tuffo nelle acque del lago agitato dal vento e per di più a pancia piena... che se ci finisce bene poi stiamo tutto il tempo a lamentarci "che Dio non mi ascolta, che Dio non mi aiuta, che Dio non mi ama..."

Allora, Gesù, facciamo un patto: noi non ti sfidiamo più, Tu però aiutaci e sostienici quando ne abbiamo realmente bisogno, e Tu, solo Tu sai quando!
Evelissima

Meditazioni festive - l’amore non può mai andare in vacanza

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Vangelo  Mt 14, 13-21

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Ma tu guarda questi maleducati! Una volta che Gesù si vuole prendere una giornata di ferie, di relax, loro lo inseguono addirittura nel deserto per ascoltarlo e per essere guariti!
E quei poveri discepoli? Non dopo quel giorno (che doveva essere di ferie anche per loro) di badare con la folla in cui, chi si spinge, chi vuole passare avanti, chi si lamenta che da lontano non sente e non vede Gesù, chi si sente male perché fa caldo… o fa finta per avere la scusa per avvicinarsi a Lui… il tutto completato dal concerto dei lamenti degli ammalati in fila per essere guariti da Gesù!
Adesso che si fa sera, finalmente Gesù congederà la folla e potranno riposarsi? NO!!! Ecco Gesù che se ne esce con una delle sue : “voi stessi date loro da mangiare”
Però non è giusto! Ogni tanto un po’ di riposo ci vuole!
Si, ci vuole il riposo del corpo e il riposo della mente ma non il riposo del cuore!
L’Amore non va in vacanza!
La compassione, il prendersi cura degli ammalati nel corpo e nello spirito, il preoccuparsi del loro nutrimento, del loro benessere, tutto questo è l’amore che non può mai andare in vacanza e che sazia, di pane, di pesce e …di gioia!!!

Evelissima

Meditazioni festive - Amore che non è facile… però è bello!

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Vangelo  Mt 13, 44-52

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». 

 
Quanti modi per rappresentare il Regno! Un tesoro, una perla preziosa,una rete gettata in mare, lievito, seme, seminatore…
Ma non era meglio una sola definizione, chiara e senza fraintendimenti?
“Ogni scriba divenuto discepolo è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”
E se invece ne estraesse una sola, buona per tutti? Non sarebbe molto più semplice?
Forse sarebbe più semplice, più facilmente comprensibile, ma sicuramente sarebbe meno bello capirti! E saresti meno raggiungibile da tutti!
Perderemmo il valore della conquista se non ci dovessimo sforzare per capirti e in questo modo permetti che ogni persona, con il suo vissuto e il suo carattere, possa rispecchiarsi in esso!
Insomma una Perla da cercare, un tesoro da conquistare, e per trovarlo bisogna scavare, arare il terreno e poi… vendere tutto per comprarlo!
Amore da scoprire, da cercare, da conquistare, Amore per cui perdere tutto, Amore che non è scontato (nella rete ci sono tutti i pesci, quindi è aperto a tutti, ma non tutti vengono scelti!).
Amore che non è facile… però è bello!

Evelissima

Meditazioni festive - come fanno i soldati buoni a sapere dove sono i cattivi?

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Vangelo  Mt 13, 24-43 
 

Dal vangelo secondo Matteo
 
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Ma come si fa a riconoscere la zizzania dal grano? I cattivi dai buoni, i giusti dai peccatori?
Come si fa a capire se chi ci risponde male è davvero cattivo o ha subito dei traumi che lo hanno reso così e quindi non ha colpe?
Chi vuole dare solo fastidio da chi ha realmente bisogno di attenzioni?
Come si fa?
Anni fa ho letto su un sito (adesso non ricordo quale) una lettera di una bimba di 9 anni che diceva così:
"La guerra io l’ho vista in tv. C’era tanto fumo, dei lampi e si sentivano i rumori. C’era quella che parlava, raccontava cosa succedeva e anche lei a volte aveva paura. C’erano i buoni e c’erano i cattivi. Ma anche in mezzo ai cattivi c’erano i buoni, forse anzi sicuramente. Sicuramente c’erano dei bambini. Le case che si vedevano dalla terrazza, dove stava la signora che parlava alla tv a me sembravano tutte uguali: non erano fatte diverse.
Allora mi chiedo: come fanno i soldati buoni a sapere dove sono i cattivi? Come fanno a essere sicuri a non bombardare i buoni? E se non lo sanno come fanno ad essere buoni?"

Quante volte diciamo che Dio dovrebbe punire i cattivi, che dovrebbe liberare il mondo da questa zizzania? Ma chi siamo noi per giudicare se nemmeno Lui lo fa e lascia crescere la zizzania?
Il granellino di senapa (una volta ne ho visto uno, è più piccolo di quanto si possa immaginare) e il lievito (ne basta pochissimo per fermentare la farina e si può moltiplicare all’infinito se trattato in modo da diventare “crescente”) sono la chiara dimostrazione che a Dio non interessa “la maggioranza” non interessa che siamo in tanti, ma piuttosto che ci facciamo suo strumento affinchè l’albero cresca e dia ristoro agli uccelli del cielo, la farina diventi pane e, perché no? La zizzania si trasformi in grano! Tanto a Lui nulla è impossibile!

Evelissima

Meditazioni festive - Gesù! Come la mettiamo adesso? Ti metti a fare preferenze?

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno A

Vangelo  Mt 13,1-23
Dal vangelo secondo Matteo
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

“A voi è dato di conoscere i misteri, a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha sarà tolto anche quello che ha.”
Gesù! Come la mettiamo adesso? Ti metti a fare preferenze? A qualcuno spieghi le parabole e ad altri no? Questa da te non me l’aspettavo!!
Anche se in fondo queste non sono preferenze perché tu le spiegazioni le dai a chi te le chiede, a chi va oltre la bella favoletta del seminatore, a chi si interroga, a chi vuole capire, a chi non è insensibile, duro d’orecchi e con gli occhi chiusi.
Il fatto che il seme porti frutto non dipende dal seminatore ma dalla capacità del terreno di accogliere il seme. Umm dalla capacità? No… dalla voglia! Perché le capacità ce le abbiamo tutti, è il nostro desiderio che è diverso e che ci fa fruttificare in maniera diversa gli uni dagli altri!
Desiderio che si manifesta nel cercare di capire, nell’allontanare le tentazioni, nell’essere costante nonostante le tribolazioni, nel non farsi soffocare dalle preoccupazioni del mondo e non farsi sedurre dalla ricchezza.
E nonostante ciò ci sarà sempre chi fruttifica il 30, chi il 60, chi il 100 per uno!

Evelissima

Meditazioni festive - Ma come? Ci inviti per darci ristoro e poi ci offri il tuo giogo?

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Vangelo  Mt 11, 25-30

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

“Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” e chi sarebbero questi “piccoli”?
I piccoli non hanno paura di niente, si fidano di Dio, amano e basta!
I piccoli sono quelli che non si sentono grandi, che non cercano di mostrare di essere più di quel che sono perché sono consapevoli che siamo tutti uguali e che solo Dio è grande.
I piccoli non amano i giri di parole, non temono i giudizi degli altri, sono semplici, diretti, sinceri.
I piccoli riescono a sorridere per le cose semplici, vedono la bellezza del mondo, vedono oltre le apparenze!
Perché il loro sguardo non è filtrato da ciò che credono di aver imparato, sanno ascoltare e sanno stupirsi!
E allora, Signore, insegnaci ad essere piccoli, a fidarci di Te, ad amare!
Però, meno male che continui dicendo “ venite a me voi tutti… e io vi darò ristoro” meno male che ci inviti tutti, indipendentemente dal fatto che siamo piccoli o “dotti”
Ma… come… aspè… non ho capito! Ci inviti per darci ristoro e poi ci offri il tuo giogo? C’è qualcosa che non quadra!
Non sarà che il vero ristoro per le nostre anime è proprio il tuo giogo? Che ci serve ad imparare ad essere miti e umili di cuore, e quindi piccoli, e quindi capaci di conoscerti?

Evelissima

Meditazioni festive - il coraggio di annunziarti al mondo intero

29 GIUGNO
SANTI  PIETRO E PAOLO, APOSTOLI

Vangelo   Mt 16, 13-19

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». 
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
 

Pietro, Paolo, due grandi! Due uomini! Due peccatori!
Si peccatori, come tutti gli uomini, eppure li consideriamo grandi, importanti, beati! Ma “non è la carne né il sangue” che li rendono tali, è il Padre che si rivela!
E allora perché non si rivela a tutti in uguale maniera? Perché le chiavi del Regno vengono consegnate solo a Pietro?
O forse si rivela anche a noi e siamo noi che non lo ascoltiamo? O siamo noi che non ci fidiamo e lo annunziamo come ha fatto Pietro? O siamo noi che non siamo abbastanza disponibili ad annunziarlo fino ai confini della terra come ha fatto Paolo? O forse siamo troppo attenti a quello che “la gente dice di Lui” tanto da aver paura di essere giudicati, presi per pazzi, esclusi?
Donaci, o Signore, l’umiltà di riconoscerci peccatori e nonostante ciò donaci la forza per non scoraggiarci davanti alla nostra umanità e il coraggio di annunziarti al mondo intero!

Evelissima

Meditazioni festive - dovremmo imparare a guardare oltre

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO 

Vangelo  Gv 6, 51-58
 

Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». 

Ma cosa vuol dire che chi non mangia la Sua carne e non beve il Suo sangue non ha la vita?
E chi nasce in un luogo con un’altra tradizione culturale?
Chi non ha mai sentito parlare di Gesù?
Chi non può ricevere l’Eucarestia perché vive in Africa e la chiesa più vicina dista migliaia di km?
Chi per problemi di salute gravi non può ingoiare cibo?
Chi dice di non aver fede e poi si comporta meglio di tanti cristiani?
Anche noi cristiani ragioniamo spesso come quei giudei che, considerando assurda l’idea di cibarsi di carne umana non lo lasciano nemmeno finire di parlare e subito iniziano a criticare.
Invece dovremmo imparare a guardare oltre le apparenze, oltre le parole… oltre!
Il Padre che ha la vita manda Gesù e Lui vive per il Padre, così anche noi se desideriamo vivere per Lui dobbiamo vivere per Lui e in Lui!
E per far ciò basterebbe nutrirci della Parola e fare la Sua volontà ma nonostante ciò Gesù ha scelto di farci dono del Suo corpo anche fisicamente per farci sentire la Sua vicinanza in maniera concreta e per ricordarci della sacralità del corpo… anche del nostro!
Grazie Signore perché ti doni a noi e ci permetti di essere di essere un solo corpo in Te, perché hai scelto di “consumare” le tue nozze con la Chiesa nell’Eucarestia, perché ci sei!
Sei presente non come un’idea, una filosofia, un pensiero, ci sei fisicamente e visibilmente.
E nell’esserci sotto le apparenze di pane e vino ci insegni a guardare oltre!

Evelissima

Meditazioni festive - Basterebbe soltanto crederci!

SANTISSIMA TRINITA' 
Vangelo  Gv 3, 16-18
 

Dal vangelo secondo Giovanni
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

Dio ama e manda il figlio affinchè crediamo.
Il Figlio non condanna ma salva.
Chi crede nel Figlio mandato dal Padre a salvarci non è condannato.
Basterebbe soltanto crederci! Credere nello Spirito Santo che è questo infinito Amore del Padre che manda addirittura il Figlio sulla terra per la nostra salvezza.

Dio dell’Amore, che è lo Spirito, che si manifesta nel Figlio,
Dio uno e trino
Aumenta la nostra fede!!!

Evelissima

Meditazioni festive - pace che possiamo trovare solo in Lui.

DOMENICA DI PENTECOSTE 
Vangelo  Gv 20, 19-23

Dal vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

  
La pace…
le mani e il costato, cioè i segni di una sofferenza vissuta e che ha lasciato un segno indelebile e quindi da non dimenticare…
la gioia!
La missione “io mando voi”…
Lo Spirito Santo…
Il perdono!
Gesù STA in mezzo ai discepoli, questo “stare” è bellissimo! Non è un essere di passaggio, un essere di corsa, un essere con il corpo in un luogo e la mente da tutt’altra parte… è una presenza viva e partecipe della vita dei discepoli, tanto che il loro cuore si riempie di gioia.
Ed è la gioia a dare la forza ai discepoli ma anche a tutti noi di seguire le Sue vie e di annunziarlo al mondo.
Poi soffia su di loro lo Spirito Santo per dare il potere di rimettere i peccati, cioè per essere Suo tramite di perdono per il mondo.
E per ben due volte dice “pace a voi” pace che in mezzo alle tempeste dalla vita possiamo trovare solo in Lui.

Evelissima