"Pensiamo a quel ritratto di Gesù raffigurato nel Duomo di Monreale ... ciascuno di noi è come una tessera di questo grande mosaico. Quindi tutti quanti dobbiamo capire qual è il nostro posto e aiutare gli altri a capire qual è il proprio, perché si formi l'unico volto del Cristo." Beato Giuseppe Puglisi - Palermo 15/09/1937 - 15/09/1993 Primo martire di mafia

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Icona ecumenica della dormizione e della glorificazione della Beata Vergine Maria


L’Icona rappresenta uno dei momenti più importanti  della vita della Madonna, e precisamente quello della dormizione e glorificazione della Beata Vergine Maria.
Si tratta di una icona ecumenica in quanto“ … quest’opera pone in felicissima sintesi mariologica Oriente e Occidente Cristiano, ancora una volta uniti nell’Adorazione della SS. Trinità e nella lode dell’Avvocata Nostra, sotto la cui protezione ha voluto porre i suoi discepoli “.1






L’Autore:

Giuseppe Tuzzolino è un maestro contemporaneo, Professore presso la Scuola di Teologia di Base di Palermo. La sua carriera artistica parte dal 2000,con una raccolta sui racconti della genesi che concretizza quella passione per la pittura coltivata da sempre. Il suo stile riflette attraverso la fusione delle due passioni, la teologia e la pittura, quell’inquietitudine che scaturisce dal contatto con le problematiche del  nostro tempo.

Lettura dell’Icona:

Possiamo suddividere la scena in due livelli che rappresentano contemporaneamente la dormizione e la glorificazione della Vergine. Vediamo infatti in basso la rappresentazione che rispetta la tradizione secondo cui la dormizione è avvenuta alla presenza degli  Apostoli che sono distribuiti ai lati del letto su cui è distesa la Madonna, che si staglia su uno sfondo in cui è rappresentato Gesù attorniato dalla gloria degli angeli sui quali risaltano le parole: DORMITIO BEATA VIRGINIS MARIAE. Questo straordinario evento è citato anche da Giovenale, patriarca di Gerusalemme nel 451.
Alle spalle della scena sottostante si ergono palazzi e costruzioni che indicano come scenario la città di Gerusalemme. In alto,su uno sfondo dorato che si eleva in cielo, oltre le nubi in cui sono presenti a sinistra il sole e a destra la luna che collocano la scena fuori dal tempo, troviamo l’esaltazione della Celeste Regina che è racchiusa in una mandorla retta da quattro angeli. Più in alto, a coronamento,la seconda scritta: EXALTATA EST AD CAELESTIA REGINA.
La dinamica ascendente della composizione accompagna il fruitore in questo movimento di elevazione che conduce alla contemplazione mistica della Beata Vergine Maria che sale al cielo in anima e corpo, preannunciandoci la glorificazione che avverrà anche per il nostro corpo materiale ed inserendoci in un futuro escatologico che avverrà alla fine dei tempi.




1Don Salvatore Priola, “Un dono per il servizio”in: Giuseppe Tuzzolino, L’icona ecumenica della dormizione e della glorificazione della Beata Vergine Maria, p.3, Palermo, 2012.

Ascensione del Signore di Giotto

Contempliamo l'Ascensione narrata pittoricamente da Giotto, il quale ci introduce a questo evento che è descritto dal Nuovo Testamento."San Luca ci ha lasciato due racconti dell’Ascensione, che presentano lo stesso avvenimento in una luce diversa: nel vangelo il racconto costituisce quasi una dossologia: il finale glorioso della vita pubblica di Gesù; negli Atti l’Ascensione è vista come il punto di partenza dell’espansione missionaria della Chiesa."1



L'autore:

"Figura determinante per tutta l'arte occidentale, Giotto rivaleggia con il concittadino e coevo Dante per la ricchezza dei sentimenti, delle situazioni, delle avventure." [...]" Una antica tradizione presenta Giotto allievo di Cimabue, ma la formazione del pittore si completa attraverso i maestri attivi ad Assisi."[...]" Nel 1304 il pittore si reca a Padova, dove affresca la Cappella degli Scrovegni,testo fondamentale per i secoli della pittura italiana"2,di cui l'Ascensione fa parte.Lo stile di Giotto è inconfondibile, con i suoi fondi azzurri su cui si stagliano le figure descritte con la semplicità e la maestria espressiva che le caratterizza. 


Lettura dell'opera

Secondo quanto è descritto da Matteo, gli undici discepoli (Giuda si era tolto la vita) si trovano sul monte che Gesù aveva loro fissato. La scena si apre infatti su un promontorio roccioso spoglio e scarno su cui sono distribuiti rispettivamente, sulla sinistra Maria, con Andrea, Giacomo, Giuda Taddeo, Giovanni e Pietro; sulla destra Matteo,Bartolomeo, Tommaso,Simone,Giacomo di Alfeo e Filippo. Vengono tutti rappresentati in ginocchio, in atteggiamento orante, con lo sguardo rivolto verso l'alto.Qualcuno si fa schermo con la mano per proteggere gli occhi dal bagliore accecante. I due angeli, al centro, distaccati dal terreno indicano ciò che sta avvenendo sopra di loro e, mentre  esortano ad indicare la straordinarietà dell'evento,invitano gli apostoli a non attardarsi nella contemplazione.
Sopra di essi, in un fondo che doveva essere di un azzurro acceso, Gesù in candide vesti,è colto nell'atto di salire al cielo, ed una nube avvolge i suoi piedi mentre un'aurea dorata lo circonda: quel Gesù che aveva mangiato e bevuto con loro continua la sua permanenza invisibile sulla terra. Da questo avvenimento prende il via un dinamismo universale  salvifico e missionario, animato dallo Spirito Santo.
Attorno a Cristo stanno gli angeli, i beati e i santi, per cui ciò che accade coinvolge tutta la Chiesa nascente, sotto la protezione della Vergine Maria la quale infatti occupa in primo piano una posizione preminente.



2La Pittura Italiana, Super Miti Electa, Milano,p12

25 Marzo: Annunciazione del Signore


L’angelo Gabriele, ha appena toccato la terra e trasmette il lieto annuncio. Egli indossa il mantello (himation) verde, simbolo sia della vita che si rinnova che della speranza portata agli uomini dall’Incarnazione di Gesù, attraverso l’Annunciazione. Il blu della sottoveste (chitone) esprime che egli è una creatura divina.
Nella mano sinistra Gabriele regge la verga, segno che egli è messaggero di Dio. Le dita della sua mano destra, dirette verso Maria, sono raffigurate nel gesto di benedire. Quasi sentiamo la voce dell'arcangelo: "Piena di grazia! Il Signore è con Te!". Eloquente la posizione delle dita che formano le iniziali del nome Gesù Cristo in greco.
 
La Vergine Maria. Il suo sguardo evidenzia lo stupore e il turbamento che inizialmente, prova nel ricevere il messaggio.  Tuttavia, in seguito alla spiegazione dell’angelo, Maria, alzandosi, apre la mano destra e inclina il capo verso il Messaggero celeste in segno di umiltà e di disponibilità nell’accogliere totalmente il progetto di Dio.
Maria, che con il concepimento di Cristo consente l’incontro tra la natura umana e quella divina, indossa un mantello color viola scuro, ottenuto dall’unione del rosso e del blu, proprio per simboleggiare l’unione tra terra e cielo. Le tre stelle, due sulle spalle e una sul capo, sono simbolo della sua verginità che si conserva prima, durante e dopo il parto. La veste blu è segno della sua divinizzazione avvenuta con l’accoglienza del Cristo nel suo grembo e nel suo cuore.
 Lo Spirito Santo, terzo personaggio dell’icona, è rappresentato in modo discreto dal raggio nero. Partendo dall’alto dell’emisfero, simbolo di Dio Onnipotente, scende come ombra misteriosa su Maria. Il colore nero significa umiltà e rinuncia: lo Spirito è, infatti, strumento docile della volontà di Dio. Tale oscurità - da non confondere con il nero delle tenebre - rappresenta anche l’accecamento dovuto all’eccessivo splendore della luce divina. Il raggio diviso in tre parti evoca la compresenza delle tre Persone divine nell’evento.


Alcuni particolari
L’icona accoglie alcuni particolari non citati nei Vangeli, ma rintracciabili nei testi apocrifi. Questi narrano che, alla venuta dell’angelo, Maria interrompe la filatura della porpora destinata alla tessitura del velo rosso del tempio. La porpora richiama la carne di Cristo che, con l’Annunciazione, comincia a “tessersi” nel seno della Vergine
L’arco aperto alle spalle di Maria rappresenta il passaggio tra il Tempio ed il Santuario e vuole significare l’annullamento della distanza tra l’uomo e Dio, compiuto con l’Incarnazione.
Il colore oro, è usato per il fondo di tutta l’icona come simbolo della luce divina che raggiunge l’umanità.

Il Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti

Articolo scritto mercoledì, 02 novembre 2011
 da Monica



La lettura del Giudizio Universale di Michelangelo ci introduce nella contemplazione del mistero della vita eterna. Mistero anch'esso di amore e di comunione di tutti i Santi, di cui oggi festeggiamo la memoria.


L'autore

Michelangelo Buonarroti è scultore, pittore, architetto e poeta italiano. Nasce a Caprera nel 1475. Muore a Roma nel 1564. Nel 1534 si stabilisce a Roma, accoglie l'invito di Clemente VII e l'incarico di dipingere nella Cappella Sistina il Giudizio Universale. Dopo la morte di Papa Clemente, Papa Paolo III gli riconferma l'incarico. L'affresco, iniziato nel 1536, viene scoperto il 31 ottobre 1541. Sconvolgendo la tradizionale iconografia del tema, eliminando ogni ripartizione, Michelangelo raffigura l'atto finale della storia dell'umanità in uno spazio infinito, in un cielo senza confini.


Lettura dell'affresco

L'affresco si ispira al giudizio finale che Gesù, secondo il racconto di Matteo (25,31-36.41-43.45-46) farà quando verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli".

L'affresco comprende sostanzialmente tre aree orizzontali. In alto, due lunette ai piedi del profeta Giona. Al centro, Gesù Cristo con Maria, gli eletti e i dannati. In basso, al centro, angeli con le trombe, a sinistra risorti che recuperano i loro corpi, a destra angeli che spingono i dannati all'inferno. Al suolo, Caronte e Minosse.

In alto, nelle due lunette, ai piedi del profeta Giona, angeli portano in volo i simboli della passione e della salvezza. A sinistra sono visibili la croce e la corona di spine. A destra c'è la colonna della flagellazione.

Al centro domina la straordinaria figura di Cristo. Il suo braccio destro, alzato, dice parole di dannazione. Il braccio sinistro, invece, chiama i beati perchè prendano possesso del regno preparato per loro fin dalla fondazione del mondo. Buoni e cattivi aspettano di conoscere, con atteggiamenti diversi, la loro sorte definitiva. Alla destra di Gesù c'è Maria , la mamma che volge il capo in direzione opposta a quella del Figlio. Quasi a dire che lei, la mamma, ora non può fare più nulla per i suoi figli. Anche lei attende l'ultima parola.

Attorno a Gesù e a Maria, a destra e a sinistra, vengono rappresentati santi ed eletti che attendono il giudizio definitivo. Alcuni di essi sono facilmente riconoscibili. C'è sant'Andrea con la croce in mano, san Lorenzo con la graticola, san Bartolomeo con la propria pelle (su di essa Michelangelo raffigura il suo volto), san Giovanni Battista, san Pietro con le chiavi, san Sebastiano inginocchiato, con l'arco e le frecce in mano, santa Caterina d'Alessandria con la ruota dentata. Alla sinistra di Gesù c'è il gruppo delle sante donne.

In basso, al centro, gli angeli dell'apocalisse che al suono delle trombe risvegliano i morti. A sinistra, viene rappresentato il mistero della risurrezione della carne. A destra, angeli e demòni spingono i dannati verso l'inferno. Al suolo, Caronte, a colpi di remo, fa scendere i dannati dalla sua imbarcazione per condurli davanti a Minosse con il corpo avvolto dalle spire del serpente.

Michelangelo raffigura "l'atto finale della storia dell'umanità in uno sapzio infinito, un cielo senza confini, rischiarato in basso da lividi bagliori, contro il quale si stagliano con violento contrasto quasi quattrocento figure, raggruppate senza ordine di piani e di grandezze, trascinate in un turbine che le travolge con moto vorticoso, scatenato dal gesto terribile del Cristo-Giudice che appare, in mezzo alla disperazione dei dannati e allo sgomento dei santi, dei martiri,dei beati nello splendore di un nimbo luminoso. Con il giudizio l'opera di Michelangelo appare...non più soltanto il momento culminante di tutta una secolare tradizione artistica, ma anche  rivoluzionaria e polemica nei confronti di quella tradizione stessa, sia sul piano della forma, sia su quello degli ideali. Le certezze morali e intellettuali del primo Rinascimento, la concezione dell'uomo padrone del proprio destino, la celebrazione della sua indomabile energia, creatrice della storia, cedono il passo alla visione di un'immane tragedia che travolge l'umanità intera, dolente e sgomenta di fronte alla imperscrutabile condanna, al senso della propria fragilità e impotenza"1.

1 L'enciclopedia tematica 2, M.Buonarroti,L'Espresso Grandi Opere,2005, pp.1444-1445


(Tratto da :  Aliquò,Pietro.”La vita Eterna. Mistero d’amore”,71-75,in:Mistero d’Amore,Messina,2006.)

La creazione del mondo di Jacopo Torriti

Articolo scritto martedì, 04 ottobre 2011

da Monica




Icona contemplata
La lettura dell’affresco “La creazione del mondo” di Jacopo Torriti ci introduce visivamente nella contemplazione del mistero dell’uomo. Creatura che Dio pensa e vuole a sua immagine e somiglianza. Creatura capace di amore e di comunione.
 


L’autore
Jacopo Torriti (sec. XIII) è un mosaicista e pittore italiano, a cui sono state attribuite le storie bibliche ed evangeliche della chiesa superiore della basilica di San Francesco ad Assisi. Tra queste troviamo anche “La creazione del mondo”.

 

Lettura dell’affresco:
 


L’affresco si ispira al racconto biblico di Gn 1,1-28.31.
E’ dominato dalla straordinaria figura di Gesù Signore che sembra uscire dal mistero dell’eternità e che con le mani dona la vita e benedice. Sotto di lui la colomba,simbolo dello Spirito Santo.Assente a prima vista la figura del Padre.
Viene presentato il mistero di Gesù vero Dio e vero uomo. La divinità appare dal giallo dell’aureola che circonda la sua testa, dall’azzurro del mantello che copre le sue spalle, dal gesto delle mani che danno la vita(mano sinistra) e benedicono (mano destra), dall’atteggiamento solenne e grandioso.L’umanità appare dal verde del vestito e dal rosso della stola. Attorno a lui angeli in festa.
La presenza dello Spirito Santo è accennata. Raggi di luce sembrano uscire dal cerchio che contiene Gesù Signore. Da lui, da Gesù, non solo la vita e la benedizione, ma anche il dono dello Spirito Santo. Creatore Gesù. Creatore lo Spirito Santo.
La presenza del Padre sembra ignorata, ma non è così. Il suo volto è quello familiare di Gesù Signore. Gesù, Figlio unigenito e “immagine dell’invisibile Dio”(Col 1,15), è una cosa sola con il Padre nella manifestazione e nella realizzazzione del suo disegno d’amore salvifico.
L’uomo e la donna sono presentati dentro due mandorle di luce, sotto lo sguardo benedicente di Gesù e ai lati della colomba. Le mandorle possono richiamare il grembo della vita. La luce rimanda a Dio, origine della vita. I fasci di luce indicano la condizione dell’uomo e della donna rispetto a Dio, fonte di luce. L’uomo e la donna sono riflesso del mistero di Dio che è luce. La nudità dell’uomo richiama la sua giustizia originale.Creati da Dio a sua immagine e somiglianza, l’uomo e la donna partecipano della santità, dell’armonia e della bellezza di Dio. Nell’affresco si trovano al vertice della creazione. Vicino alle mani di Gesù che dona la vita e benedice.
In basso, a destra e a sinistra, l’affresco presenta la terra con alberi ed animali vari.Chiaro riferimento ai giorni della creazione che precedono il “sesto giorno”: il giorno dell’uomo e della donna. Il giorno che precede immediatamente quello del riposo di Dio: “Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto” (Gn 2,3)

(Tratto da :  Aliquò,Pietro.”L’uomo. Mistero d’amore”,23-26,in:Mistero d’Amore,Messina,2006.)

Natività di Maria, Novgorod sec. XV - XVI

Articolo scritto giovedì, 08 settembre 2011

Nella tradizione bizantina la Natività di Maria segna l’inizio delle grandi feste liturgiche: “La celebrazione odierna è per noi l’inizio delle feste” esordisce Sant’Andrea di Creta nel suo sermone in occasione di tale festa(omelie,43). La nascita della Tutta Pura, “Tabernacolo dell'eterna gloria” e “Dimora tutta consacrata a Dio” stabilisce l’elemento essenziale per la successiva venuta del Salvatore.
Il significato e il fine della nascita di Maria è l'incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre di Dio. Questa festa è come una pietra di confine fra il Nuovo e l'Antico Testamento.
Lo scenario è l’interno di una casa 'nobile', quella di san Gioacchino. Sul lato sinistro dell’Icona campeggia la figura di Anna, stesa su un grande cline incurvato, simbolo dell’amore coniugale, qualche istante dopo aver messo al mondo Maria.
In analogia alle icone della Natività di Gesù, l’atteggiamento di Anna è quello della riflessione sulle meraviglie che il Signore ha operato in lei. La casa di Gioacchino è particolarmente ricca, lo provano gli ornamenti architettonici e gli arredamenti, ci sono molti servitori che accudiscono i due personaggi sacri. La tradizione vuole che Gioacchino fosse un uomo molto facoltoso; il Protovangelo di Giacomo riferisce che quando l’angelo avvisò il santo del concepimento di Anna, questi ordinò ai suoi pastori di preparare un olocausto per il Signore ed un gran banchetto per i suoi vicini: “Portatemi qui dieci agnelli senza macchia e senza difetto, perché questi dieci agnelli sono per il Signore. Portatemi anche dodici vitelli teneri e questi dodici vitelli sono destinati ai sacerdoti e al consiglio degli anziani; e cento capretti destinati, questi, a tutto il popolo”. La culla in cui è deposta Maria in fasce denota un alto grado di decoro ed una notevole agiatezza, in alcune raffigurazioni è presentata con delle slitte per essere dondolata.
Dalla finestra posta in alto Gioacchino osserva felice la pargoletta deposta nella culla, il suo atteggiamento è di profonda gioia e lode: “Signore mio Dio, ti loderò; glorificherò il tuo santo nome, ‘perché hai eseguito progetti meravigliosi, concepiti da lungo tempo, fedeli e veri’(Is 25,1)" questa la preghiera che Niceta il Paflagone pone fra le labbra del santo genitore. In tutte le rappresentazioni figura la tenera ed intima scena del bagnetto: la levatrice tiene la piccola Maria in braccio, mentre saggia la temperatura dell’acqua, un’ancella nel frattempo versa acqua nel catino. Il tema del bagno non pare però derivare da una specifica tradizione, quanto dall’uso iconografico già invalso nell’arte pagana di rappresentare così un personaggio singolare.
E’ essenziale però constatare che in tutte le rappresentazioni la bambina viene proposta con le scritte liturgiche M(éte)r Th(uo)ù, cioè Madre di Dio, palese segno della santità di Maria fin dalla nascita e non solo dal momento della suo sì. Diverse donne, in atto di servizio, circondano Maria ed Anna e come era usanza per gli schiavi, queste hanno tutte il capo scoperto e portano vestiti senza maniche o, al massimo a mezze maniche, volendo simboleggiare il fatto che le loro braccia sono destinate al servizio nella casa. Una donna porge alla puerpera una coppa con farmaco, mentre altre portano delle uova; “l’uovo è simbolo della fecondità, del rinnovamento, della nascita e della rinascita.”(M. Eliade, Trattato di storia delle religioni). Altre donne con dei flabelli variopinti rinfrescano sia la puerpera che la bambina.

Natività di Gesù Cristo


Lo schema della composizione di questa icona russa risale ai secoli III - IV. L'iconografo russo, Andrej Rublev, che la dipinse a Mosca, intorno al 1420, ha suddiviso le diverse scene in tre fasce orizzontali che si ordinano intorno al centro dell'immagine, costituito dalla figura di Maria e del Cristo neonato.
La Grotta e il Bambino. Nella parte alta della icona, si scorge un fa-scio di luce che con-temporaneamente guida i Magi e scende per illuminare l'oscurità della caverna che si apre al centro della montagna e si suddivide in tre raggi simbolo dell'unità e trinità di Dio. La caverna oscura, si pone come preciso riferimento agli Inferi (così come nella icona della resurrezione). All'ingresso della grot-ta, si trova la testa del Bambino Gesù, sim-metrica al fascio di luce. Il Bimbo Gesù è posto in una culla che sembra un sepolcro, avvolto in bende incrociate che rimandano alla sepoltura, pare coricato nelle tenebre: è la discesa del Verbo agli inferi, “la luce splende nelle tenebre” (Gv 1,5). Quelle stesse fasce che ora sono indicate dagli angeli ai pastori come un segno di riconoscimento del Bambino divino, saranno l’unico segno del risorto per le donne, per Pietro e per Giovanni davanti al sepolcro vuoto. Tutto richiama ed indica la vittoria sulla morte e sugli inferi resa possibile dall' Incarnazione.
 La mangiatoia: Colui che nel deserto aveva fatto piovere per il suo popolo la manna, ora giace come pane di vita nella mangiatoia, assimilata tanto a un sepolcro quanto ad un altare.
Nell’icona sono presenti. Il bue e l'asino (in realtà un cavallo, perché l'asino in Russia era sconosciuto). desuntidal Vangelo apocrifo dello Pseudo Matteo.Secondo gli autori cristiani il bue e l’asino testimoniano il compimento delle profezie di Isaia e Abacuc. “Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone” (Is 1,3). “In mezzo a due animali tu ti manifesterai; quando gli anni saranno vicini tu sarai conosciuto; quando sarà venuto il tempo tu apparirai”. (Ab 3,2 secondo la versione greca dei LXX). e simboleggiano i Gentili.

La Madre di Dio. Fuori della grotta, in primo piano, vi è la Madre di Dio, distesa su di un manto rosso fuoco simbolo, per l’iconografia russa, di gioia per l'indicibile bellezza della Natività ma anche segno del futuro sacrificio. Il suo grembo è nello stesso asse di simmetria della stella e quindi del Bambino. La Vergine ha lo sguardo materno e pensoso nella contemplazione del mistero, è in posizione di riposo, come ogni donna che ha dato alla luce un figlio e vuol sottolineare il realismo dell’ Incarnazione. Ha lo sguardo, rivolto non verso il Bambino, ma verso i pastori, simbolo dell'umanità, che si avvicinano alla grotta sotto lo sguardo materno della Teotokos. Essa, partecipe della Redenzione, si fa Madre di tutti coloro che accolgono la Luce del Figlio Suo per esserne trasfigurati.. Ad essi, come a noi, si rivolge lo sguardo di Maria. A questi misteri che la coinvolgono si riferiscono le tre stelle che si scorgono sul manto regale che tutta la avvolge e la racchiude, simboli della sua verginità prima, durante e dopo il parto.
 Ai lati di questa scena centrale si trovano tre angeli e due pastori che accolgono l’annuncio angelico: i due mondi (divino ed umano) che sono coinvolti nel mistero. Le sue mani sono velate!

San Giuseppe, sposo della Madre di Dio e padre putativo di Gesù, è situato nel piano inferiore. Seduto in disparte, in atteggiamento riflessivo, rinchiuso nel mantello appare “con il cuore in tumulto fra pensieri contrari”, come lo descrive l’autore dell’Akatistos, sebbene partecipi intimamente al mistero, accogliendo con fede la maternità e la verginità di Maria,si interroga sulla straordinarietà di questa nascita avvenuta oltre le leggi della natura
e  la tentazione del dubbio si materializza e si personifica in una figura di pastore coperto di pelli. La tradizione dà al pastore–diavolo il nome di Tirso. Al suo fianco però viene dipinto un alberello germogliato, che rappresenta la profezia di Isaia: "Un rampollo nascerà dal tronco di Jesse, un virgulto spunterà dalle sue radici"(11,1s.).
Le donne. Il Bambino è rappresentato due volte: nella grotta e nelle mani della levatrice. Infatti, nella parte inferiore, a destra, vi è anche un'altra scena: due donne, una che tiene in braccio il neonato e l’altra che versa l’acqua nel bacile per lavarlo, prestano al Dio-Bambino le cure di cui ha bisogno ogni uomo quando viene al mondo e significa la realtà della natura umana di Cristo. Secondo il Libro armeno dell'Infanzia, la donna che tiene in braccio il Bambino è addirittura Eva la progenitrice, reintegrata nella sua antica dignità per la venuta del Messia. Il suo gesto è prefigurazione del Battesimo: la piccola vasca ha la forma di un fonte battesimale e l'acqua che cola dalla brocca brilla come l'oro.
I Magi. In alto a sinistra da lontano giungono, a cavallo i Magi. Essi rappresentano i santi ed i giusti che, pur estranei al popolo di Israele, saranno compresi ora nel nuovo regno messianico. Così il Cristo è presentato fin dalla nascita come colui che estende l’Alleanza, iniziata con Israele, a tutti gli uomini, la tradizione iconografica attribuisce loro età diverse attraverso un aspetto giovanile, adulto e senile, riproducendo in una unica sintesi visiva le età dell’uomo.

Il Creato. Infine in tutta la scena ricorrono elementi vegetali e animali: alberi e arbusti, pecore e agnelli, talvolta un cane. Tutti hanno lo sguardo rivolto verso l’alto come i pastori. Essi esprimono lo stupore del creato in quel momento prodigioso.

 
La montagna. Tutta la creazione partecipa alla gioia per la nascita di Cristo.La montagna slanciata verso l’alto indica l’unione tra cielo e terra. Le pecore e le capre, pascolando sui pendii, indicano che questa è la montagna, prefigurata da Isaia per la fine dei tempi, dove regnerà la pace.

Icona contemplata

Articolo scritto sabato, 21 novembre 2009

Presentazione della Vergine Maria al Tempio 


Quando la bimba ebbe tre anni, Gioacchino disse: «Invitiamo le figlie degli Ebrei, quelle senza macchia; prendano in mano, ciascuna, una lucerna, e siano (le lucerne) accese, affinché ella non si volga indietro e il suo cuore non sia trattenuto fuori dal tempio del Signore». E cosí fecero fino a quando non furono saliti al tempio del Signore. Il sacerdote l'accolse, l'abbracciò, la benedisse ed esclamò: "Il Signore Iddio ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni […]"  Dal Protoevangelo di Giacomo cap.VI
La festa è  celebrata anche il 21 novembre dalla Chiesa Ortodossa come Ingresso della Madre di Dio al Tempio. Papa Giovanni Paolo II in questo giorno di festa mariana,  ha indetto la Giornata mondiale delle claustrali.
 presentazione della vergine maria
L’icona mostra Maria condotta dai suoi genitori e accompagnata da sette vergini, nel momento in cui si avvicina al sacerdote Zaccaria, padre di Giovanni Battista... La scena si svolge all'interno del cortile del Tempio, indicato spesso da un velo rosso. Le facciate e i portici non hanno nulla in comune con un tempio orientale, richiamano invece le chiese ortodosse incoronate da cupole a bulbo.
Secondo l'interpretazione di Origene, le tre parti del Tempio simbolizzano i tre gradi della vita spirituale: simbolizzano cioè la purificazione, l'illuminazione e l'unione con Dio.
Il cortile del Tempio rappresenta quindi il primo grado, la vita attiva dell'uomo che deve liberarsi dalle sue passioni (1'apàtheia). Gioacchino e Anna entrano con Maria in questo cortile per consegnare la loro bambina nelle mani del sacerdote. Nei loro gesti s'indovina la determinazione di offrire con gioia la figlia al servizio del Signore...  Arrivano quindi solennemente in corteo, accompagnati da sette vergini con in mano lampade accese.
Davanti all'ingresso della seconda parte del Tempio, Zaccaria, vestito con gli abiti sacerdotali, attende il corteo. Sta in piedi sul primo gradino di una scala di quindici gradini, ricordo dei quindici salmi graduali, che porta verso il Santo dei santi. È così simbolizzato il secondo grado della vita spirituale. Maria si avvicina a Zaccaria senza timore né esitazione, alza le sue mani verso di lui chiedendo di essere condotta all'interno del Tempio.
Si vede la Vergine una seconda volta nella parte alta delle costruzioni, seduta sul gradino superiore della scala, davanti al santuario. Le porte sono chiuse perché è simbolo della visione pura di Dio, possibile soltanto nel Logos. Maria si prepara a questa visione, davanti al santuario ancora chiuso. Sarà lei stessa quel Santo dei santi in cui Dio abiterà. Nutrita con il pane del cielo portato a lei da un angelo, crescerà per questo compito.
 Nonostante la statura di bambina, Maria è già rappresentata come una persona adulta. Porta il maforion, il mantello di colore bruno-rosso scuro che ritroviamo su tutte le icone della Madre di Dio. Con il suo ingresso nel Tempio ella è già consacrata a colui di cui sarà Madre.
Un altro apocrifo, lo Pseudo-Matteo, precisa che Maria salì correndo i quindici gradini del santuario proponendola quale Regina virginum sulle vergini cristiane.
"… Con le vergini di maggior età, era così ben istruita nelle lodi di Dio, che nessuna la precedeva nelle vigilie, né era più istruita nella sapienza di Dio, né più umile nell'abbassamento, né distinta nei canti di Davide... Piena di sollecitudine per le sue compagne, vegliava affinché nessuna di loro peccasse neppure con una sola parola …”. ( da: Egon Sendler, Le Icone bizantine della Madre di Dio, Ed. S. Paolo)