Beata Vergine Maria del Rosario

 di Rosaria Diquattro
 
Questa celebrazione fu istituita da San Pio V papa nell’anniversario della vittoria navale riportata dai cristiani a Lepanto e attribuita all’aiuto della Santa Madre di Dio invocata con la recita del rosario (1571). Questa commemorazione è di incitamento per tutti a meditare sui misteri di Cristo sotto la guida della Beata Vergine Maria, la quale fu associata in modo tutto speciale all’incarnazione, alla passione e alla gloria della risurrezione del Figlio di Dio.

        Con queste parole la Liturgia delle Ore presenta questa meravigliosa memoria.
La tradizione  attribuiva la nascita di questa preghiera a San Domenico; anche se oggi non c’è più tale certezza, resta storicamente testimoniato che i domenicani ne furono i maggiori zelatori e promotori. È già al secolo XII che risale il suggerimento dato ai monaci illetterati di sostituire la recita dei 150 Salmi con altrettanti Pater o Ave. Successivamente, nel secolo XIV, il certosino Enrico di Kalcar propose la suddivisione in 15 decine, inserendo tra l’una e l’altra il Pater. Più tardi, nel 1613, l’inserimento del Gloria avrebbe completato l’opera. Intanto, alla contemplazione insita nelle preghiere vocali, si aggiunge quella meditativa, poggiata sull’evocazione di momenti della vita di Cristo. Il Rosario si diffuse grazie alle confraternite del Rosario promosse dal domenicano Alano de la Roche che, nel 1400, distinse le tre cinquantine in rapporto a tre cicli meditativi incentrati sull’Incarnazione, la Passione e la Gloria di Cristo e di Maria. È in quest’epoca che il salterio mariano comincerà a chiamarsi “Rosario della Beata Vergine Maria”. Dopo ulteriori rielaborazioni il Papa San Pio V, con la bolla Consueverunt romani Pontifices del 1569, stabilì la forma definitiva di questa preghiera.
Nel corso dei secoli i Romani Pontefici hanno tenuto il Rosario in gran conto, raccomandandolo costantemente all’attenzione e alla pratica del popolo cristiano. In particolare  si  ricorda che Leone XIII fu detto il “Papa del Rosario”, per i numerosi documenti che dedicò a questa preghiera e Paolo VI, dopo aver esortato i pastori, nell’enciclica Mense Maio (1965), ad inculcare “con ogni cura la pratica del santo Rosario, la preghiera così cara alla Vergine…”,  nell’esortazione apostolica Marialis cultus, (1974) ne sottolineò la natura trinitaria, cristologia, pneumatologica ed ecclesiologica, l’orientamento biblico, liturgico, ecumenico ed antropologico. Giovanni Paolo II formulò la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, del 2002, nella quale egli delineò il bisogno della Chiesa di contemplare Cristo mettendosi alla scuola di Maria. Secondo le sue indicazioni, il contenuto del Rosario è il volto di Cristo contemplato con gli occhi e con il cuore di Maria. Esso si è rivelato una preghiera alla portata di tutti ed insieme preghiera capace di far innalzare l’animo verso le vette della più alta contemplazione. Il Pontefice offre in questa sua lettera una profonda riflessione  sui contenuti: i “misteri” del Rosario, tra gioia, dolore e gloria e aggiunge l’arco dei misteri della luce.
Con questo documento, pubblicato in occasione dell’inizio del 25° anno di pontificato, Giovanni Paolo II ha riproposto alla Chiesa del Terzo Millennio il Rosario come vera scuola di preghiera, capace di portare i fedeli alla contemplazione del mistero cristiano. In modo più specifico, affermava infatti  il Santo Padre, “ciò che è veramente importante è che il Rosario sia sempre più concepito e sperimentato come itinerario contemplativo”.

In allegato troverete il Santo Rosario in siciliano: i misteri luminosi sono stati composti dalla mia mamma pubblicati col beneplacito di sua Ecc.za Paolo Urso vescovo della diocesi a cui appartengo.

Invece il video sottostante riporta alcune interessanti immagini dello splendido Oratorio di S. Cita a Palermo decorato dal Serpotta sui misteri del Santo Rosario ... buona contemplazione!  Ricordatevi di fermare la musica di sottofondo del blog dalla barra grigia sulla vostra destra.

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