Ordo Virginum:seminario di studio - Roma 5-6 marzo 2011

Articolo scritto mercoledì, 06 aprile 2011


A proposito del seminario di studio ed approfondimento svoltosi a Roma il 5-6 marzo 2011 dal tema: “Ordo Virginum, profezia della fedeltà: storia di un cammino”
Di Pinella Travaglia, Ordo Virginum della diocesi di Messina

è sempre entusiasmante e stimolante il ritrovarsi insieme con le sorelle dell’ordo virginum delle diocesi che sono in Italia. Il confronto tra realtà tanto diverse ma anche tanto simili ci fa respirare in maniera più ampia, e ci aiuta a crescere in quella comunione che è il frutto più importante del nostro ritrovarci.
La storia di questi quarant’anni (dalla revisione del Rito) ci dice infatti che, pur nelle diversità che esistono tra noi e tra le nostre diocesi, una riflessione maturata attorno a punti importanti ha sempre più condotto ad una percezione unitaria del nostro carisma di fondo, e ad uno stile comune che impronta il nostro quotidiano.
Questo seminario ci è stato proposto come una “pausa” nel nostro cammino, per ripercorrere con la memoria una storia condotta dallo Spirito e, dunque, da decifrare e da accogliere, innanzitutto, nei frutti che ha già prodotto; da continuare a vivere nella fedeltà a quel dono che ci precede e che ci è stato consegnato.
La Parola di Dt 8,1-6 ne ha ispirato i lavori: “Baderete di mettere in pratica tutti i comandi che oggi vi do, perché viviate, diveniate numerosi ed entriate in possesso del paese che il Signore ha giurato di dare ai vostri padri. Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Il tuo vestito non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni. Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore tuo Dio corregge te. Osserva i comandi del Signore tuo Dio camminando nelle sue vie e temendolo”.
Così, Mons. A. Piantanida nei suoi spunti: “Ci dedichiamo a questa riflessione con l’animo di una rilettura deuteronomica del cammino dell’Ordo in questi 40 anni e con il desiderio di una fedeltà più matura ai disegni del Signore nel riproporre alla Chiesa del dopo Concilio questa speciale vocazione, già delle origini”.

Il seminario si è aperto con una tavola rotonda in cui tre sorelle (Chiara Bottaccini, Emanuela Buccioni e Roberta Mei) hanno ricostruito le tappe fondamentali di questi quarant’anni, soprattutto attraverso gli Atti dei convegni. Innanzitutto sono emersi i temi che ci hanno accompagnate: laicità, spiritualità, relazione chiesa/mondo, sponsalità, identità, carisma, femminilità, chiesa locale, fraternità, liturgia, profezia, testimonianza, formazione, missione, magistero, consigli evangelici, maturità umana, fedeltà, quotidianità.
Si è evidenziato un cambiamento nei modi di proporre i temi nei nostri convegni: alla modalità delle relazioni si affiancano seminari di studio con maggiore tempo per lo scambio; fra i relatori sono sempre più presenti laici, donne e consacrate dell’ordo virginum; dei vari temi non solo si parla ma si cerca di viverli già nello spazio dei nostri incontri.
E si è parlato poi di come si sia consolidata poco a poco l’esigenza di riflettere insieme sulla nostra identità attraverso un percorso formativo condiviso e, dunque, di come si siano strutturati nel tempo i convegni nazionali e il gruppo di collegamento che ne cura l’organizzazione, assieme alla pubblicazione degli Atti e del Foglio di collegamento.
Anche il rapporto con la Chiesa italiana si è evoluto nella ricerca di una sintonia sempre maggiore che sembra orientare anche i nostri itinerari formativi, fondandoli sulla forma tipica del cammino di iniziazione cristiana.
In una quarta relazione, Mons. Ambrogio Piantanida, Delegato dell’Ordo della diocesi di Milano, ha affrontato il tema del rapporto tra vergine consacrata, Vescovo e Delegato. Per questo ha fatto riferimento ai documenti costitutivi dell’Ordo (Prenotanda al Rito di consacrazione e Codice di Diritto Canonico), al magistero della chiesa e ad alcuni studi recenti.

Pur nella provvisorietà di una prima rielaborazione, vorrei raccontarvi qualcosa dei lavori nei gruppi che hanno approfondito gli spunti ricevuti e che hanno occupato gran parte del seminario.
Nel gruppo di Mons. Piantanida, ci siamo confrontate in modo sincero e appassionato sulle situazioni che viviamo nelle nostre diocesi, sui modi in cui proviamo a vivere la nostra vocazione pur tra tante difficoltà. Ho trovato molto incoraggianti le parole di Mons. Piantanida che ci ha esortate a rimanere fedeli alla gratuità della nostra vocazione, anche quando questa gratuità viene recepita nel senso negativo di “inutilità”. Questa gratuità, che rimanda semplicemente all’innamoramento del Signore, è in realtà l’origine di ogni consacrazione: è dunque quella vocazione originaria che oggi lo Spirito, anche attraverso di noi, ricorda alla Chiesa, spesso coinvolta in un vortice di efficientismo attivistico che lascia poco spazio all’ascolto e all’incontro.
Dal gruppo sono emerse due esigenze di sollecitazione (ai vescovi perché si esprimano sul documento presentato alla CEI dall’ordo virginum perché ci sia un punto di riferimento comune; ai delegati perché partecipino ai nostri incontri), e un impegno a coinvolgerci in prima persona nei percorsi diocesani.

Due gruppi hanno riflettuto sulle tappe fondamentali del cammino di questi quarant’anni, lasciandosi guidare dagli imperativi di Dt 8,1-6: “Ricordati”, cioè fai memoria, guarda al passato; “Riconosci”, cioè discerni; “Osserva” cioè proponiti, guarda al futuro.
Riferisco i punti che le sorelle hanno condiviso sinteticamente nell’assemblea conclusiva: l’importanza della nostra identità, da vivere a livello personale come custodia del proprio dono e di quello delle sorelle; quindi l’importanza dell’incontro, anche a livello nazionale, per lo scambio circolare che si instaura così (nella comunicazione delle nostre esperienze ad un livello più ampio e nel “ritorno” diocesano di questo scambio); lo stile che, anche grazie a questi incontri, comincia a contraddistinguerci (ad esempio la cura verso i piccoli gesti, il mettersi in gioco in prima persona). Come punti di forza della nostra vocazione sono emerse la povertà (aver scelto Lui solo al di sopra di tutto si conferma nella nostra esperienza come il non poter riporre in altri o in altro le nostre sicurezze) e la gratuità. Anche in questi gruppi la gratuità, il vivere senza affannarsi, è emersa come un messaggio importante per la nostra Chiesa oggi. E dunque emerge che più che il fare delle cose, ci identifica l’essere strumenti di comunione nella quotidianità che viviamo nel mondo.

Un ultimo gruppo ha riflettuto sul nostro rapporto con la Chiesa. Qui i punti che le sorelle ci hanno riferito sono: innanzitutto l’importanza della conoscenza (sia la nostra conoscenza della chiesa locale, sia il farci conoscere dalle nostre chiese); poi il nostro ruolo laicale e femminile all’interno della chiesa. In particolare sembra che possiamo costituire una cerniera tra il mondo laicale e la Chiesa, portando in essa quella ordinarietà che quotidianamente viviamo.

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