DON PINO PUGLISI



Di Andrea Aldo Benigno
(tratta dalla raccolta “Rosalia. Una vera storia d’Amore”, Ed. Thule .

Sintivi ‘n testa ‘u dulrusu sparu,                        Sentii in testa un doloroso sparo,
chi mi grapiu li porti ‘n Paraddisu,                    chi mi apri le porte in Paradiso,
e l’àncili chi mi accuglièru in coru,                   e gli angeli chi mi accolsero in coro,
l’abbrazzu santu e ‘u chiantu nnô sorrisu.         l’abbraccio santo e il pianto nel sorriso.

Successi pròpriu ‘u quìnnici Settembre,            Accadde proprio il quindici Settembre,
p’ ‘u mè cinquataseèsimu compleannu,             per il mio cinquantaseiesimo compleanno,
ca ciuncu giovini e mafiùsi umbri                      che cinque giovani e mafiosi ombrosi
trovai davanti ‘a casa, a mmia aspittannu.         trovai davanti la casa, a me aspettando.

Capivi ’u ’ntentu d’iddi e … c’un sorrisu…      Compresi il loro intento e… con un sorriso…
dissi: “Mi l’aspittava.” … e fu la fini.                dissi: “Me l’aspettavo.” … e fu la fine.
Lu sangu miu, sculannu d’ ‘u mè visu,               Il sangue mio, scolando dal mio viso,
sconvolsi puri li vili assassini.                            sconvolse pure i vili assassini.

Pirchì io era un pòviru parrinu                            Perché io ero un povero prete
Senza dinari e senza gran putiri,                         senza soldi e senza gran potere,
disiùsu di onurari lu Divinu                                desideroso di onorare il Divino
offrennu la mè vita ô So vuliri.                           offrendo la mia vita al Suo volere.

                      *                                                                           *

Nascivi a Palermu a Brancàcciu,                        Nacqui a Palermo nel quartiere di Brancaccio
e cca vosi  turnari alla fini                                   e qui volli alla fine tornare
pi dari a ognunu un fraternu abbràcciu,              per dare ad ognuno un fraterno abbraccio,
cunfortu, aiutu e vita ‘nta li vini.                        conforto, aiuto e vita nelle vene.

E la parola bbona detti frutti,                              E la buona parola dette frutto,
e aràsciu aràsciu convincìu a tutti                       e piano piano convinse a tutti
ca l’omu, senza dignità e onuri,                          che l’uomo, senza dignità e onore,
è ’n’arma persa e schiava d’ ’u duluri.               è un’anima persa e schiava del dolore.

’U mali ’un si cummatti cu la spata.                  Il male non si combatte con la spada.
Cu’ è ttintu è un orbu pazz: è bisugnusu           Chi è malvagio e un cieco pazzo: ha bisogno
d’avìri l’arma, povera e malata,                       di avere l’anima, povera e malata,
curata cu lu pacunziùsu pusu.                           curata con  paziente polso (forza).

Io vinni cca pi pàsciri la paci,                            Io giunsi qui per pascere (alimentare) la pace,
e pi purtari a tutti ’a Santa Luci,                       e per portare a tutti la Santa Luce,
chi duna vita, forza, giòja e onuri,                    che dona vita, forza, gioia e onore,     
curàggiu e speranza e immensu Amuri.            coraggio e speranza e immenso Amore.

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