"Pensiamo a quel ritratto di Gesù raffigurato nel Duomo di Monreale ... ciascuno di noi è come una tessera di questo grande mosaico. Quindi tutti quanti dobbiamo capire qual è il nostro posto e aiutare gli altri a capire qual è il proprio, perché si formi l'unico volto del Cristo." Beato Giuseppe Puglisi - Palermo 15/09/1937 - 15/09/1993 Primo martire di mafia

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In memoria del Card. Martini



Certi che nella dimora del Padre continuerà ad intercedere per tutti noi. Rendiamo grazie al Signore, datore di ogni dono e beneficio elargito per mezzo dell'intensa opera pastorale del Card. Martini.  Per questo desideriamo ricordarlo attraverso una sua invocazione recitata al termine dell'omelia di consacrazione verginale il 07/09/1997 presso la Basilica di Sant'Ambrogio a Milano. 



O Vergine Maria, 
luminoso modello di fede, speranza e amore, di docilità allo Spirito Santo, 
tu che hai vissuto le beatitudini evangeliche, 
rendi partecipi queste sorelle 
   del tuo purissimo amore alla Trinità santa, 
   della tua preghiera di lode e di intercessione, 
   del tuo stile di vita povero e umile, 
   della gioia che irradiavi nella prima comunità cristiana.
Fa' che vivano la verginità 
  come vocazione a evangelizzare la Chiesa e il mondo  nell'attesa del ritorno del Signore; 
  come richiamo alla dimensione contemplativa da cui scaturisce l'impegno di donarsi ai fratelli, vedendo nel volto di ognuno il volto del tuo Figlio; 
  come anelito alla santità e quindi come conformazione alla condizione filiale di Gesù nostro Signore.

Card.Carlo Maria Martini

Natale del Messia



«Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele» Isaia 7,14.

I Vangeli di Matteo e Luca attestano la nascita del Messia, ma non indicano il giorno del divino evento. A Betlemme la comunità cristiana primitiva aveva conservato la memoria e la venerazione della grotta in cui nacque il Messia ancor prima che l’imperatore Adriano elevasse un tempio al dio Adone (135 ca.), e l’imperatrice Elena iniziasse la costruzione della Basilica della Natività di Gesù Cristo (326 d.C.). Quando nel  330 l’imperatore Costantino fissò al 25 dicembre la festa della natività di Gesù Cristo ufficializzata sette anni dopo da papa Giulio, la celebrazione liturgica era consolidata in diverse Chiese d’Oriente e d’Occidente. Nella seconda metà del secolo scorso, alcuni liturgisti, divulgarono l’ipotesi che il 25 dicembre fosse una data scelta dai cristiani di Roma per sostituire la festa pagana del Dies Natalis Solis Invicti (invincibile) celebrata nel solstizio d’inverno a Roma per volere dell’imperatore Aureliano. Ma è davvero certa questa ipotesi? Il solstizio d’inverno cade il 21 dicembre e non il 25 e la festa pagana in questione a Roma veniva celebrata il 19 dicembre e altrove tra il 19 e il 22 ottobre. Nel 354 d.C. il calendario romano “Chronographus” attesta che la festa pagana del “Solis Invicti” è il 25 dicembre. Ippolito di Roma, nel 204 d.C (quindi 150 anni prima) scrisse nel Commento al libro del profeta Daniele che Gesù è nato il 25 dicembre e Benedetto XVI, lo conferma nell’Udienza generale del 23/12/2009. Questo significa che i pagani, orientati a divulgare false accuse per screditare i cristiani, cercarono di sovrapporre la festa del Solis Invicti alla festa del Natale di Gesù Cristo.

Il Libro dei Giubilei, testo del II secolo a.C. ritrovato nel 1947 a Qumran, ha permesso, ad uno studioso ebreo (Shemarjahu Talmon, dell’Università Ebraica di Gerusalemme, The Calendar Reckoning of the Sect from the Judean Desert. Aspects of the Dead Sea Scrolls, in “Scripta Hierosolymitana”, vol. IV, Jerusalem 1958), di conoscere le date in cui le ventiquattro classi sacerdotali di Israele officiavano al Tempio di Gerusalemme, ciclicamente da sabato a sabato. La classe 8ª di Abia, a cui apparteneva Zaccaria, padre di Giovanni Battista, entrava nel Tempio nella settimana compresa tra il 23 e il 30 settembre. Ciò conferma l’attendibilità storica  di quanto creduto e trasmesso dalla chiesa giudeo-cristiana siro-palestinese  e da alcuni Padri della Chiesa in base al racconto evangelico di Luca. Al sacerdote Zaccaria toccò in sorte una possibilità unica ed irrepetibile: entrare nel Santo, vano antistante al Santo dei Santi per offrire, al mattino ed al tramonto, l’incenso, quando la visione dell’arcangelo Gabriele gli annunciava la nascita del figlio Giovanni, tornato a casa, dopo i giorni del suo servizio, sua moglie concepisce Lc. 1,5 - 24. La chiesa bizantina e la chiesa latina di Terrasanta celebrano l’annuncio della nascita di Giovanni il 23 settembre. Risulta perciò plausibile la data di nascita del Battista, nove mesi dopo, il 24 giugno, la data dell’annunciazione a Maria, ("e questo mese è il sesto per lei" Lc.1,36), 25 marzo, e la conseguente nascita del Messia, nove mesi dopo dal grembo verginale di Maria il 25 dicembre.  Il fatto che gli ortodossi del patriarcato russo festeggiano la Natività del Salvatore il 7 gennaio è perché hanno continuato a seguire il calendario giuliano (introdotto da Giulio Cesare) il quale differisce di tredici giorni rispetto a quello gregoriano (introdotto da Papa Gregorio XIII nel 1582). 
Ma come mai il buon Dio ha scelto questo fausto giorno per la nascita di suo Figlio?  Il 25 di Kislev, che corrisponde al nostro 25 dicembre, gli ebrei festeggiano l’ănukkāh (= Dedicazione) o Festa delle luci, in cui si commemora la ri-consacrazione dell’altare nel Tempio di Gerusalemme che Antioco IV Epifane aveva profanato, utilizzandolo per il culto pagano (1 Maccabei 4, 36–59 ). Coincidenza? L'Emmanuele ha in se la pienezza della divinità! Il Talmud narra che in quell'occasione, per la riaccensione della menorah si trovò olio adatto sufficiente per un solo giorno, ma quella piccola quantità miracolosamente bastò per altri sette giorni. Nel Vangelo secondo Giovanni Giovanni 1,4-5 8,12; 9,5;   12,46  Gesù è la luce del mondo, non sostituisce il sole ma è luce che illumina, manifesta e opera la redenzione del genere umano.
Nella notte in cui nacque il Salvatore il Vangelo secondo Luca 2,8 riferisce che vi erano dei pastori con le loro greggi all'aperto ma questo non è un motivo per escludere che fosse inverno. Nell’ebraismo le norme di purità non consentivano alle greggi di lana scura di rientrare nel centro abitato ma erano costrette a stare all’aperto anche di notte vigilati dai pastori, ritenuti impuri per solo fatto che avevano a che fare con animali impuri. L’annuncio della nascita del Salvatore che gli angeli danno ai pastori indica pertanto una salvezza donata a quanti non solo vegliano ma anche agli esclusi ed emarginati dalla società e dalla casistica religiosa. 
E l’anno di nascita di Gesù? Il monaco Dionigi il piccolo (sec. V) calcolò erroneamente la nascita di Gesù, gli storici la collocano tra il 7 e il 4 a.C. cfr. bastabugie.it
Prima della Celebrazione Eucaristica della Notte Santa si canta la Kalenda di Natale inserita nel Martirologio Romano, riprende il Cronografo Romano di Furio Dionisio Filocalo del 354. Il computo degli anni è in parte attendibile, ciò che è significativo è il senso del messaggio che si ha la gioia di proclamare: Cristo è il centro della storia e la sua venuta ha trasfigurato la storia. Il Natale di Gesù non può essere ridotto ad un commovente evento del passato ma ci orienta a dare pienezza alla nostra vocazione umana:  «La gloria di Dio è l’uomo vivente, e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio: se già la rivelazione di Dio attraverso la creazione dà la vita a tutti gli esseri che vivono sulla terra, quanto più la manifestazione del Padre attraverso il Verbo è causa di vita per coloro che vedono Dio! » (Ireneo di Lione Contro le eresie, 4,20,5-7) 

Beata Vergine Maria del Rosario

 di Rosaria Diquattro
 
Questa celebrazione fu istituita da San Pio V papa nell’anniversario della vittoria navale riportata dai cristiani a Lepanto e attribuita all’aiuto della Santa Madre di Dio invocata con la recita del rosario (1571). Questa commemorazione è di incitamento per tutti a meditare sui misteri di Cristo sotto la guida della Beata Vergine Maria, la quale fu associata in modo tutto speciale all’incarnazione, alla passione e alla gloria della risurrezione del Figlio di Dio.

        Con queste parole la Liturgia delle Ore presenta questa meravigliosa memoria.
La tradizione  attribuiva la nascita di questa preghiera a San Domenico; anche se oggi non c’è più tale certezza, resta storicamente testimoniato che i domenicani ne furono i maggiori zelatori e promotori. È già al secolo XII che risale il suggerimento dato ai monaci illetterati di sostituire la recita dei 150 Salmi con altrettanti Pater o Ave. Successivamente, nel secolo XIV, il certosino Enrico di Kalcar propose la suddivisione in 15 decine, inserendo tra l’una e l’altra il Pater. Più tardi, nel 1613, l’inserimento del Gloria avrebbe completato l’opera. Intanto, alla contemplazione insita nelle preghiere vocali, si aggiunge quella meditativa, poggiata sull’evocazione di momenti della vita di Cristo. Il Rosario si diffuse grazie alle confraternite del Rosario promosse dal domenicano Alano de la Roche che, nel 1400, distinse le tre cinquantine in rapporto a tre cicli meditativi incentrati sull’Incarnazione, la Passione e la Gloria di Cristo e di Maria. È in quest’epoca che il salterio mariano comincerà a chiamarsi “Rosario della Beata Vergine Maria”. Dopo ulteriori rielaborazioni il Papa San Pio V, con la bolla Consueverunt romani Pontifices del 1569, stabilì la forma definitiva di questa preghiera.
Nel corso dei secoli i Romani Pontefici hanno tenuto il Rosario in gran conto, raccomandandolo costantemente all’attenzione e alla pratica del popolo cristiano. In particolare  si  ricorda che Leone XIII fu detto il “Papa del Rosario”, per i numerosi documenti che dedicò a questa preghiera e Paolo VI, dopo aver esortato i pastori, nell’enciclica Mense Maio (1965), ad inculcare “con ogni cura la pratica del santo Rosario, la preghiera così cara alla Vergine…”,  nell’esortazione apostolica Marialis cultus, (1974) ne sottolineò la natura trinitaria, cristologia, pneumatologica ed ecclesiologica, l’orientamento biblico, liturgico, ecumenico ed antropologico. Giovanni Paolo II formulò la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, del 2002, nella quale egli delineò il bisogno della Chiesa di contemplare Cristo mettendosi alla scuola di Maria. Secondo le sue indicazioni, il contenuto del Rosario è il volto di Cristo contemplato con gli occhi e con il cuore di Maria. Esso si è rivelato una preghiera alla portata di tutti ed insieme preghiera capace di far innalzare l’animo verso le vette della più alta contemplazione. Il Pontefice offre in questa sua lettera una profonda riflessione  sui contenuti: i “misteri” del Rosario, tra gioia, dolore e gloria e aggiunge l’arco dei misteri della luce.
Con questo documento, pubblicato in occasione dell’inizio del 25° anno di pontificato, Giovanni Paolo II ha riproposto alla Chiesa del Terzo Millennio il Rosario come vera scuola di preghiera, capace di portare i fedeli alla contemplazione del mistero cristiano. In modo più specifico, affermava infatti  il Santo Padre, “ciò che è veramente importante è che il Rosario sia sempre più concepito e sperimentato come itinerario contemplativo”.


Il video sottostante riporta alcune interessanti immagini dello splendido Oratorio di S. Cita a Palermo decorato dal Serpotta sui misteri del Santo Rosario ... buona contemplazione!  


Mercoledì delle ceneri


Il rito celebrato, a partire dal IV secolo d.C., fu inizialmente riservato ai penitenti cioè a coloro che chiedevano il perdono dei loro peccati. Secondo i rituali del VII secolo, la mattina di questo giorno i penitenti si presentavano ai sacerdoti a ciò deputati; dinanzi a loro, confessate le proprie colpe, ricevevano una veste d’ispido cilizio cosparso di cenere, coll'ordine di ritirarsi in qualche monastero, onde compiere l’imposta penitenza di quarantena, al termine della Quaresima, il Giovedì santo venivano riammessi alla comunione con la Chiesa, dopo un attento esame sulla veridicità del pentimento e l’assoluzione sacramentale dei peccati. Verso il secolo XI, abolita l'istituzione dei penitenti, per richiamare alla memoria il comune destino mortale causato dal peccato originale, il Papa, il clero e il popolo romano, cominciarono a  celebrare il rito all'ora settima partendo processionalmente a piedi nudi col capo cosparso di cenere dalla Basilica di Sant'Anastasia sino alla Basilica di Santa Sabina dove si concludeva con la celebrazione della Messa. (La processione con l'annessa stazione quaresimale a Santa Sabina fu sospesa nel XVIII secolo e ripresa da papa Giovanni XXIII nel 1962 partendo però dalla chiesa benedettina di Sant'Anselmo). 


La simbologia delle ceneri trova il suo fondamento nei testi biblici: Abramo, riconoscendo di essere “polvere e cenere”, osa rivolgersi a Dio per la sorte degli abitanti di Sodoma, (Gen 3,19). Il re di Ninive, venuto a conoscenza della minaccia che incombeva sul suo popolo, si riveste di sacco e si siede sulla cenere (Gio 3,6); Giuditta sollecita il suo popolo a cospargersi il capo di cenere, vestire di sacco elevando a mani  alzate suppliche al Signore (Gdt 4,11). 
Chi pertanto partecipa al rito si impegna ad intraprendere un cammino di conversione, implorazione di perdono e confessione dei peccati

Le ceneri, ricavate dai rami di palma e di ulivi benedetti nella Domenica delle Palme, vengono asperse con l’acqua benedetta dopo l’omelia con una delle seguenti formule:
O Dio, che hai pietà di chi si pente e doni la tua pace a chi si converte, accogli con paterna bontà la preghiera del tuo popolo e benedici questi tuoi figli, che riceveranno l'austero simbolo delle ceneri, perché, attraverso l'itinerario spirituale della Quaresima, giungano completamente rinnovati a celebrare la Pasqua del tuo Figlio, il Cristo nostro Signore. 
Oppure: O Dio, che non vuoi la morte ma la conversione dei peccatori, ascolta benigno la nostra preghiera: benedici queste ceneri, che stiamo per imporre al nostro capo, riconoscendo che il prezioso corpo tornerà in polvere; l'esercizio della penitenza quaresimale ci ottenga il perdono dei peccati e una vita rinnovata a immagine del Signore risorto.   



I fedeli ricevono processionalmente le sacre ceneri dal presbitero o diacono che accompagnano il gesto con una delle seguenti formule: “Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai” (Gen 3,19) oppure quella introdotta dalla riforma liturgica (1963): “Convertiti e credi al Vangelo” (Mc 1,15).

 “Lontano dall'essere un gesto puramente esteriore, la Chiesa lo ha conservato come simbolo dell’atteggiamento del cuore penitente che ciascun battezzato è chiamato ad assumere nell'itinerario quaresimale.” Dal Direttorio su Pietà popolare e Liturgia della Congregazione per il Culto Divino n. 125.
Tale segno sollecita ad una profonda riflessione: all'uomo appena caduto per il peccato, Dio si rivolge con la frase: « … Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!» (Gen. 3,19), tuttavia si profila la promessa del Salvatore (Gen. 3,15) che stabilirà una nuova alleanza con tutto il genere umano riaprendo le porte del Paradiso. Per tal motivo significativa è la formula tratta da Mc 1,15: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo» che invita alla conversione e alla fede in Cristo (manifestata nell'accoglienza del Vangelo) certi che «Chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome» (At 10,43) come dice Pietro a conclusione dell'annuncio della Risurrezione e proclamato il giorno di Pasqua.

Pressante l’invito di San Paolo: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20) E non c’e riconciliazione senza conversione:“Convertirsi significa cambiare direzione nel cammino della vita: non, però, con un piccolo aggiustamento, ma con una vera e propria inversione di marcia. Conversione è andare controcorrente, dove la “corrente” è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio, che spesso ci trascina, ci domina e ci rende schiavi del male o comunque prigionieri della mediocrità morale. Con la conversione, invece, si punta alla misura alta della vita cristiana, ci si affida al Vangelo vivente e personale, che è Cristo Gesù.“ (Benedetto XVI)

Al segno delle ceneri è legata la pratica del digiuno (un solo pasto) per i maggiorenni fino al 60' anno e dell’astinenza dalle carni anche chi ha compiuto il 14' anno di età: per mettere ordine nei nostri desideri, vincendo l’abbandono agli istinti e alle sollecitudini del consumismo e dell’edonismo, costruendo una cultura della sobrietà e del sacrificio all'insegna di una concreta testimonianza di carità nella condivisione dei beni che il buon Dio mette a nostra disposizione e accompagnati da una più profonda preghiera. Non si tratta solo di moderazione nel cibo ma  anche di tutto ciò che può essere di qualche ostacolo ad una vita spirituale (cfr.  Costituzione Apostolica "Poenitemini"di Paolo VI papa  del 17/02/1966 e Nota pastorale dell'Episcopato italiano Il senso cristiano del digiuno e dell'astinenza del 04/10/1994). 


Perchè commemorare i defunti?

 “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose futur.” (Gv 16, 12-13). Ciò significa che la Chiesa continua nel tempo l'opera di Cristo, esplicitando alcune verità che nella Bibbia sono appena menzionate. La "verità tutta intera" viene insegnata dallo Spirito Santo in tempi successivi alla vita terrena di Gesù.


Taumaturgica immagine della Madonna del Lume
 chiesa S. Stanislao - Palermo
     Accennando ora alla Commemorazione dei fedeli defunti è confermata la sua istituzione nel 998, da sant'Odilone abate di Cluny, in  tutti i monasteri da lui dipendenti, stabilendo che fosse celebrata il giorno dopo la festa dei Santi.  Roma l'accolse estendendola a tutta la Chiesa di rito latino. Nel 1748 la S. Sede accordò ai sacerdoti della Spagna di celebrare tre Messe di suffragio. Nel 1915 Papa Benedetto XV estese tale privilegio a tutti i presbiteri della Chiesa Cattolica per  venire in soccorso di quei soldati che caddero a migliaia sui campi di battaglia, durante la Prima Guerra mondiale. Pio XI (1857 – 1939) per chi  avrebbe visitato il Cimitero concedeva l’indulgenza plenaria applicabile alle anime del Purgatorio. L’attuale Manuale delle Indulgenze così recita “Al fedele che devotamente visita il cimitero e prega, anche soltanto mentalmente, per i defunti, si concede l’indulgenza, applicabile soltanto alle anime del Purgatorio. Questa è plenaria dal 1° all’8 novembre, parziale negli altri giorni”  (n.13)  Anche visitando una chiesa od oratorio l’1 – 2 novembre i nostri defunti possono beneficiare dell’indulgenza plenaria. (n.67).  Ricordiamo che l’indulgenza è la cancellazione della pena temporale per i peccati che, al termine della confessione sacramentale, sono stati rimessi quanto alla colpa.  Il fedele, potrà “acquistarla” se ne  ha l’intenzione, escludendo qualsiasi affetto al peccato veniale e adempiendo le tre condizioni: confessione sacramentale nei giorni antecedenti o seguenti, comunione eucaristica, preghiera (Pater e Credo)  secondo le intenzioni del Sommo Pontefice (n. 2).

       Lascio al vostro approfondimento i riferimenti biblici e magisteriali  consultando Apologetica Cattolica
. Tuttavia è bello menzionare le definizioni riportate dal Catechismo degli Adulti  decisamente meno sintetico del Catechismo della Chiesa Cattolica.

(Dal capitolo 32: “La vita del mondo che verrà”)
  Il purgatorio
 CCC 1030-1032
 
Purificazione dei defunti e suffragi [1204]…  Ma l’esistenza terrena può non bastare. Chi al termine di essa non è in piena sintonia con il Signore Gesù, dovrà proseguire la propria liberazione dal peccato, per essere “senza macchia né ruga” (Ef 5,27) come tutta la Chiesa, che Cristo introduce alla presenza immediata del Padre. Tutto in noi deve essere degno della sua compiacenza. Si chiama purgatorio la completa purificazione dal peccato di quanti muoiono in grazia di Dio, ma non sono ancora pronti per la comunione perfetta e definitiva con lui.
[1205] Poco prima dell’era cristiana si diffuse nel mondo ebraico l’intercessione per la purificazione dei defunti, rimasti sostanzialmente fedeli all’alleanza ma con qualche incoerenza: Giuda Maccabeo, dopo una battaglia, fa pregare e manda ad offrire un sacrificio al tempio, perché i caduti siano purificati dai peccati, in vista della risurrezione nell’ultimo giorno. Gesù stesso sembra alludere a una possibilità di perdono nel secolo futuro. Il cristianesimo antico, in continuità con la tradizione ebraica, coltiva la pietà verso i defunti: preghiera, elemosina, digiuno e soprattutto celebrazione dell’eucaristia. Col volgere dei secoli si sovrappongono credenze popolari e vivaci rappresentazioni riguardanti il luogo, la durata e la natura del purgatorio. Ma l’insegnamento del magistero ecclesiale si mantiene estremamente sobrio e si può così riassumere: al termine di questa vita terrena, è concessa ai defunti, che ne hanno ancora bisogno, una purificazione preliminare alla beatitudine celeste, nella quale possono essere aiutati dai suffragi della Chiesa e dei singoli cristiani, soprattutto dalla santa Messa.
Bisogno di perfezione.
[1206]
Se consideriamo l’infinita santità di Dio, appare del tutto ragionevole che la perfetta comunione con lui in Cristo comporti un rinnovamento assai più esigente di quello che ci è dato osservare ordinariamente nelle stesse persone generose e impegnate. Occorre un risanamento totale. Solo l’amore gratuito del Padre, che ci raggiunge per mezzo di Cristo nello Spirito, può guarire la nostra personalità, come il fuoco affina l’oro e l’argento. Esso provoca nell’uomo, oltre la gioia di avvicinarsi a Dio, la sofferenza di non essergli pienamente conforme. È una sofferenza che nasce dall’amore e, come tale, è assolutamente diversa da quella dei dannati che nasce dall’odio. Il purgatorio non è un inferno temporaneo; la purificazione non ha niente a che fare con la perdizione.
Intercessione solidale CCC 1475; 1683
[1207] Appare ragionevole ammettere anche l’efficacia dei suffragi, se la collochiamo nel contesto dell’essenziale socialità dell’uomo, che si attua pienamente nella comunione dei santi. Solo in relazione agli altri si vive e si cresce. Per questo la solidarietà dei credenti e della comunità cristiana ha un potere di intercessione presso Dio per facilitare la purificazione dei defunti. Ovviamente tale potere è concesso da Dio stesso, il quale ci vuole solidali davanti a sé e ci chiede di cooperare con la sua grazia.
[1208] Al termine della vita terrena, i giusti che ancora hanno bisogno di purificazione per entrare nella beatitudine della perfetta comunione con Dio vengono liberati da ogni ombra di peccato in virtù della grazia di Dio, con la solidarietà di tutta la Chiesa.

Domenica in Albis e festa della Divina Misericordia

Per la Chiesa cattolica la seconda Domenica di Pasqua è chiamata "Domenica in Albis depositis (= Domenica in cui si depongono le vesti bianche)".  

Ossia, dopo un periodo di preparazione catechetica (circa tre anni), i neofiti, ricevuti i sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima ed Eucaristia), la notte di Pasqua, indossavano una tunica bianca per otto giorni. Durante questi giorni gli stessi partecipavano alle catechesi mistagogiche impartite durante la celebrazione dell'Eucaristia e venivano così introdotti a fare esperienza del mistero salvifico del Risorto. Scriveva San Giovanni Crisostomo ai neobattezzati (ma anche a coloro che erano stati “illuminati” da lungo tempo): È infatti un vero matrimonio spirituale ciò che si compie qui. Deducilo dal fatto che, come nelle nozze umane le feste durano sette giorni, così anche noi per altrettanti giorni vi prolunghiamo questa festa spirituale, allestendovi la mistica mensa colma di innumerevoli beni. Ma che dico, sette giorni? Queste feste spirituali continueranno per sempre, se voi, restando sobri e vigilanti, conserverete immacolata e smagliante la  veste nuziale (X, 24). Così indurrete lo Sposo ad amarvi più intensamente, e voi, col passare del tempo, apparirete sempre più luminosi e splendenti, poiché la grazia crescerà con la pratica delle opere buone (X, 25).  Finita l’Ottava di Pasqua, che conclude i giorni dell’unica grande celebrazione pasquale, la veste bianca veniva deposta ai piedi del vescovo fiduciosi di esserne rivestiti davanti all’Agnello alla fine dei tempi (Ap. 7,9). L'antifona di introito della Domenica in Albis detta dai luterani Quasi modo geniti” cita  in parte 1Pt 2,2 (Quasi modo geniti infantes): "Come bambini appena nati, alleluia, come uomini spirituali bramate il latte vero, alleluia, alleluia, alleluia. Esultate in Dio nostro aiuto. Gridate di giubilo al Dio di Giacobbe".  È una esortazione rivolta ai neobattezzati affinché continuino a nutrire la fede ricevuta. Terminati i festeggiamenti del loro ingresso nella comunità ecclesiale depongono le vesti bianche esterne e prende avvio la loro feriale (ma gioiosa) vita cristiana (l’abito interiore che è Cristo stesso). La “Luce” ad essi comunicata  deve essere custodita diligentemente e testimoniata dinanzi agli uomini.  
Tema di fondo di questa seconda Domenica di Pasqua è quello della fede ferma ed incrollabile, che sa superare l'incredulità e le contrarietà della vita. Per questo la Chiesa ortodossa la chiama Domenica di San Tommaso. Gesù torna proprio per lui e accetta le sue condizioni: “Vedi, tocca, e ora credi”. Grazie a Tommaso, noi sappiamo che Cristo risorto porta ancora con sé, e per sempre, le ferite della sua passione a “memoria” del suo infinito amore per il genere umano. A motivo di ciò il Beato Giovanni Paolo II, che già nel 1980 aveva scritto l’Enciclica Dives in Misericordia,  nel 2000 istituì la festa della Divina Misericordia adempiendo così  il desiderio che Gesù rivelò a  Santa Faustina Kowalska nel 1931: "Figlia Mia, parla a tutto il mondo della Mia inconcepibile Misericordia. Desidero che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori. In quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia. L'anima che si accosta alla Confessione ed all'Eucaristia, riceve il perdono totale delle colpe e delle pene. Che nessuna anima tema ad avvicinarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come porpora. Questa causa è Mia ed è scaturita dal seno della Santissima Trinità, che attraverso il Verbo vi fa conoscere l'abisso della Divina Misericordia.”
In Sicilia, in particolare a Canicattì, Capizzi, Chiaramonte Gulfi e Monterosso Almo si suole celebrare in questa Domenica una processione in onore della Madonna portandone a spalla il simulacro. Si pensa che tali feste siano da collegare ad un invito di Filippo IV, re di Spagna e delle due Sicilie, il quale,  per invocare la fine delle guerre, nel 1648 dispose che «in tutte le città o paesi dove esistessero immagini di Maria Santissima sotto qualsiasi titolo, sia dentro che fuori l’abitato, delle più insigni per l’operazione dei miracoli e delle grazie speciali, fossero nella Domenica in Albis trasportate nella Chiesa Madre per ivi aver luogo una novena a gloria della Vergine, regina della pace».

La Madre di Dio concepita immacolata nel grembo di S. Anna



Dai primi secoli del Cristianesimo Maria SS.ma è invocata la Panaghía (Tutta Santa). Fin dai primi secoli la Chiesa ha creduto all’immacolato concepimento dell’anima di Maria ma non si trattava di “dogma”. Nelle opere di alcuni Padri della Chiesa, come Giustino, Ireneo, Giovanni Damasceno si considera Maria la “nuova Eva”, esente dal peccato. In Palestina il concepimento della Vergine Maria è conosciuto col titolo di “Concezione di S. Anna”. I cristiani orientali la chiamano ufficialmente “Concezione di S. Anna, madre della Madre di Dio”. Gerusalemme, Costantinopoli e Napoli ne facevano memoria il 9 dicembre. Mentre nei monasteri di Wincester, Canterbuty ed Exeter (Inghilterra), era l’8 dicembre cioè nove mesi prima della sua nascita commemorata l’8 settembre. Osberto di Clare (sec. XII), priore di Westminster, favorevole alla festa, fu accusato da alcuni suoi monaci. Ciononostante la commemorazione fu approvata a Londra nel 1129.

La cattedrale di Lione, intorno al 1140, decise di celebrarne la festa, ma la protesta di S. Bernardo di Chiaravalle dette inizio a una controversia durata trecento anni; anche il domenicano  S. Tommaso d’Aquino non fu d’accordo ma l’intero Ordine di S. Francesco l’adottò nel 1263. La disputa verteva sul fatto che se Maria fosse stata concepita senza peccato originale ella non avrebbe avuto bisogno della Redenzione, e questa dunque non si poteva più dire universale. Il francescano Giovanni Duns, detto Scoto perché nato in Scozia (†1308) riuscì a superare questa difficoltà dottrinale con una sottile distinzione: parla di "redenzione preventiva" o "preservativa", al contrario di Anselmo e degli scolastici che sostenevano la "redenzione anticipata". Per il Beato Giovanni Duns Scoto, Maria non fu concepita nel peccato originale e poi redenta, ma fu preservata dal peccato originale fin dal concepimento in previsione dei meriti del suo Figlio divino. 

  Duns Scoto e la disputa sull'immacolato concepimento della S. Vergine



Nel 1476 papa Sisto IV approvò la festa con una Messa e un Ufficio propri. Al Concilio di Trento (1545 – 1563) si dichiarò esplicitamente che un decreto sul peccato originale non poteva applicarsi nel caso della Beata Vergine Maria. Nel 1708 papa Clemente XI impose l’osservanza obbligatoria della festa in tutta la Chiesa occidentale. Nel 1830, la Vergine invitava Santa Caterina Labouré, a far coniare e diffondere la medaglia della "Concepita senza peccato". Ciò suscitò un'intensa devozione e molti Vescovi chiesero a Roma la definizione del dogma.
 L’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, papa Pio IX, dalla città di Gaeta dove da circa nove mesi viveva da esule a causa delle rivolte massoniche, proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria come di una dottrina rivelata da Dio; ciò significa che tutti i fedeli devono credere saldamente e costantemente che Maria SS.ma, nel primo istante del suo concepimento, fu, con la grazia unica e il privilegio di Dio Onnipotente alla luce dei meriti di Gesù Cristo, immune da ogni traccia del peccato originale. La macchia del peccato originale non fu rimossa, ma era assente nella sua anima. Le apparizioni di Lourdes nel 1858 furono accolte come una prodigiosa conferma del dogma. Per ulteriori approfondimenti clicca su: 

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In Sicilia la venerazione dell’immacolato concepimento di Maria fu radicata dalla dominazione bizantina (secc. VI- IX). La festa, invece, divenne di precetto solo nel sec. XV, a seguito della predicazione dei Francescani.
Nella Basilica di S. Francesco d’Assisi a Palermo venne costruita la cappella senatoria a lei dedicata (1441) e, dopo il Concilio di Trento (1545 – 1563), sorsero molte Confraternite di Maria Immacolata, tra le quali quella del Porto e Riporto. Nel 1576 la nobile palermitana Laura Ventimiglia fondò, in uno dei suoi palazzi di città, un monastero benedettino e, annessa all'edificio, fu eretta nel 1612 la Chiesa dell'Immacolata Concezione. Nel 1932 il monastero, tranne la chiesa, fu demolito per far posto al Palazzo di Giustizia!

Il 27 luglio 1624 il pretore di Palermo, Vincenzo Del Bosco, principe di Cattolica, mentre imperversava la peste, propose in un consiglio civico di onorare l’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria celebrandone la festa a sue spese nella Chiesa di S. Francesco d’Assisi con la partecipazione del Senato palermitano. Il 15 agosto il Cardinale Giannettino Doria nella Cattedrale di Palermo promise di venerare e difendere l’Immacolata Concezione, di insegnare tale dottrina promettendo di digiunare la vigilia dell’Immacolata. Il 16 novembre 1624 il pretore Placido Branciforte, principe di Leonforte, unitamente al Senato, nominò l’Immacolata Concezione principale e primaria patrona e protettrice della città di Palermo e, con atto del Senato, di essere pronto a spargere il sangue in difesa del Concepimento Immacolato rinnovando l’impegno del suo predecessore. Due giorni dopo, il Senato donò 100 once per i festeggiamenti dell’8 dicembre, per detto giuramento tutta la città alla vigilia osservò il precetto del digiuno e il giorno dopo si fecero fuochi e luminarie, solennizzando la festa nel convento di San Francesco, la cui chiesa fu adornata con ricchi drappi d’oro e di seta mentre nel pomeriggio si ebbe la processione dalla suddetta chiesa fino alla Cattedrale col simulacro argenteo dell’Immacolata.

Vent'anni dopo il voto del Cardinale Doria la devozione all’Immacolata era talmente diffusa che, il vicerè Don Juan Alfonso Henriquez de Cabrera, Almirante di Castiglia, il 23 febbraio 1643 proclamava l’Immacolata Concezione principale patrona di tutto il Regno di Sicilia. 

Nel 1647 nella Basilica di S. Francesco, un nuovo simulacro dell’Immacolata sostituì quello precedente utilizzando del primo le sole parti argentate: mani, piedi, mentre la testa che, non era proporzionata alle nuove misure della statua, venne fusa per farne una nuova.

L'imperatore Carlo VI, che governava anche sulla Sicilia, devotissimo dell’Immacolata, nel 1726 fece erigere in Piazza San Domenico una colonna di marmo su cui collocò la statua bronzea dell'Immacolata

L’Episcopato siciliano nel 1850 auspicò la definizione dogmatica, affermando che la fede nell’Immacolata Concezione di Maria era parte integrante e irrinunciabile del patrimonio di fede e di pietà della Sicilia.

Nell’attuale Piazza Borsa, nel 1635 i Mercedari edificarono la chiesa dell’Immacolata Concezione ai Catari  in cui custodivano il simulacro argenteo a lei dedicato. Prima della sua demolizione avvenuta nel 1895, il Card. Celesia acquistò la statua argentea collocandola in una delle cappelle della Cattedrale di Palermo. https://iris.unipa.it/retrieve/handle/10447/25134/373257/Sante_e_Patrone-libre.pdf pag. 64

L’Immacolata argentea custodita in Cattedrale dal sec. XIX, la domenica successiva all’8 dicembre, fino alla metà degli anni ’50 si recava di primo mattino in processione ricambiando la visita, fino alla Basilica di San Francesco per poi ritornare nuovamente in Cattedrale.

In occasione del Congresso mariano della Sicilia, dal 1954, il Card. Ruffini dette avvio alla consuetudine di infiorare l'8 dicembre la statua che svetta su Piazza S. Domenico. 

Ai giorni nostri la festa dell'Immacolata a Palermo  inizia presso la Basilica di San Francesco con i primi vespri presieduti dall’arcivescovo, segue l’atto di affidamento della città da parte del Sindaco che offre infine 30 scudi d’argento a simboleggiare la sottomissione della città alla Sua Augusta Sovrana. Intorno alle 23,00 l’Ufficio delle letture e la S. Messa. La mattina dell’8 dicembre l’arcivescovo presiede la celebrazione eucaristica, mentre nel pomeriggio parte dalla Basilica di S. Francesco il corteo che accompagna il simulacro dell’Immacolata facendo sosta a Piazza S. Domenico per l’omaggio floreale alla statua dell’Immacolata posta su un’alta colonna e raggiunta dai vigili del fuoco, per poi giungere in Cattedrale e da qui rientrare in Basilica tra l’emozione e gli applausi dei partecipanti.

 





La festa di tutti i Santi

Beato Angelico (1400 ca.-1451), 
Il Paradiso (part. del Giudizio Universale), 
Museo di san Marco, Firenze
L’origine di questa festa risale al sec. IV. 
Ad Antiochia si celebrava nella prima domenica di Pentecoste. Nel 630 Papa Bonifacio IV fissò al 13 maggio il giorno della Dedicazione del Pantheon a Santa Maria dei martiri in cui venivano onorati i cristiani uccisi in nome della fede. In quel giorno dal lucernario della grande cupola si faceva scendere una pioggia di rose rosse.
Papa Gregorio III (731-741) il 1° novembre consacrò una cappella  nella basilica di San Pietro dedicata alle reliquie "dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo". Sotto il regno di Carlo Magno (742 – 814), la festività era diffusamente celebrata in questo giorno. Su richiesta di Papa Gregorio IV (828 - 844) il re franco Luigi il Pio nell'835 decretò la festa di precetto dato che numerosi pellegrini, dopo i lavori estivi, si recavano in pellegrinaggio nella Città dei martiri. La festa prevedeva una veglia e un'ottava nel calendario. Invece i cristiani ortodossi continuano a celebrarla la prima domenica dopo la Pentecoste e segna la chiusura del ciclo pasquale.La festa di Tutti i Santi ci introduce nella contemplazione del nostro destino personale ultimo e dell’umanità intera senza distinzioni.

 Inoltre, per fare memoria ed attualizzare nella nostra vita il desiderio di Dio che tutti gli uomini si salvino e vivano una vita santa, dal 1957 il Movimento Pro Sanctitate  propone la celebrazione della
Giornata della santificazione universale e ci  invita a riflettere sul significato della santità quale via privilegiata per riscoprire la nostra piena umanità. proponendo lungo il corso degli anni temi specifici che orientano ad un itinerario celebrativo per tutto il mese di novembre. 
Tale tematica assume un particolare significato in un tempo, come quello che viviamo, in cui la Chiesa si interroga sulla “emergenza educativa” e cioè “sul processo umano globale in cui entrano in gioco gli elementi fondamentali dell’esistenza dell’uomo e della donna: la relazionalità, il bisogno di amore, la conoscenza, con l’attitudine a capire e valutare, la libertà”.

L' Avvento del Signore

          Eccoci all'inizio del nuovo anno liturgico che non è un'alternativa ecclesiastica all'anno civile, ma "memoriale" delle azioni salvifiche di Dio (mirabilia Dei) in Gesù Cristo nel corso dell'anno. Chi ha ricevuto la "Salvezza" è invitato a prendere parte alla "Gioia" condividendola con tutti ed è chiamato a collaborare al piano salvifico di Dio per tutti i giorni della sua vita.
L'annuncio della venuta del Messia ad opera dei profeti è attualizzata nella Liturgia di Avvento e, in tale celebrazione, ci si prepara ad accogliere l'incarnazione del Cristo (prima venuta) e si ravviva il desiderio della Sua Parusia (seconda venuta del Signore nella gloria).  
Tuttavia, San Bernardo di Chiaravalle, nel suo Discorso 5 sull'Avvento (Opera Omnia, Ed. Cisterc. 4, 1966, 188-190) considera una venuta intermedia in cui il Cristo si manifesta donando  "riposo e consolazione" all'animo dell'uomo. 
         Pertanto, che l'invocazione aramaica dei primi cristiani, risuoni perennemente sulle nostre labbra, nel nostro cuore come canto di lode, con animo vigilante in ogni attimo della nostra vita: maràn athà (Il Signore nostro viene) o marana tha (Signore nostro, vieni). Entrando con le "lucerne accese" attraverso la "Porta dell'Avvento"  = La Tutta Santa. Dinanzi a noi Ella dischiude la Strada. Camminare su questa "Via" richiede l'ascolto di Dio,  il desiderio profondo di fare la sua volontà, il gioioso servizio al prossimo nella sobrietà, nella preghiera, nella vigilanza e nell'amore "sovrabbondante"....  per essere pronti come la Sposa per il suo Sposo ....difficile? Molti si fermano o tornano indietro o prendono sentieri scoscesi e tortuosi ma se chiediamo l'aiuto di Dio, dei suoi angeli e dei Santi avremo la grazia della perseveranza nella fedeltà....e se incontriamo qualcuno che è affaticato o deluso o disorientato non disdegniamo di fermarci e/o tornare indietro per sostenerlo e incoraggiarlo a riprendere il cammino!


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Maria SS.ma Assunta in cielo

Maria SS.ma Assunta in cielo
G. Velasquez, Assunta (1801) - Cattedrale di Palermo (dedicata all'Assunta)
 L'Assunzione della Madonna è una delle solennità liturgiche più ricche di gioia. Gaudent Angeli! Questo è il giorno natalizio di Maria, quello in cui si celebrano ad un tempo il trionfo della sua anima e quello del suo corpo.
Leggende apocrife, spesso incoerenti, diffuse verso la fine del IV secolo, hanno narrato in modo spettacolare la morte di Maria e il trasporto del suo Corpo in Paradiso. Il Concilio di Efeso afferma che i racconti apocrifi interpretano in modo sconveniente e ridicolo una verità, che si impone da sé alle anime illuminate dalla fede, il Corpo di Maria non si è corrotto nella tomba: Dio lo ha miracolosamente portato in Paradiso. La nostra fede e la nostra certezza teologica non devono accettare questi documenti senza valore, nati forse fra comunità eretiche. Queste leggende non hanno dato origine alla fede della Chiesa nell' Assunzione, ma l’hanno anzi ritardata di parecchi secoli. Nei documenti della Chiesa primitiva non abbiamo traccia di una tradizione orale di origine apostolica. Forse appena vi allude l'Apocalisse indirettamente, quando descrive la Chiesa in questi termini: "Apparve in Cielo un segno grande: una donna vestita di sole, la luna ai suoi piedi e sulla sua testa una corona di dodici stelle" (Ap 12,1). Tipo e modello perfetto della Chiesa è Maria, la Madre di Dio e può essere che qui l’Evangelista Giovanni abbia fatto una indiretta allusione alla presenza di Maria in Cielo. Dando un senso mariano a Genesi 3,15, noto con il nome di Protoevangelo: "Stabilirò inimicizia fra te e la donna, fra la sua generazione e la tua, essa ti schiaccerà il capo", la tradizione cristiana espressa autenticamente nella Bolla dogmatica Ineffabilis, vide in questa sentenza divina l'annuncio di un trionfo perfetto di Cristo e della sua Madre sul peccato e tutte le conseguenze di esso. Pio IX si era appoggiato a questo testo, per definire l'Immacolata Concezione ed è possibile intravedere in questo versetto anche la rivelazione di un trionfo perfetto sulla morte. Rilevante è il fatto che nessun luogo abbia rivendicato il Corpo della Santa Vergine, né tantomeno ne furono cercati i resti. Sembrerebbe che fin da quei tempi lontani si pensasse che il Corpo di Maria non poteva essere sulla terra.
Le prime indicazioni sull'Assunzione di Maria risalgono al periodo compreso tra la fine del secolo IV e la fine del V.
· Sant'Efrem il Siro († 373) sosteneva che il corpo di Maria non aveva subito corruzione dopo la morte.
· Timoteo di Gerusalemme (sec. IV) scriveva che la Vergine era rimasta immortale perché il Cristo l'aveva trasferita nei luoghi della sua ascensione.
· Sant'Epifanio († 403) affermava che la fine terrena di Maria fu piena di prodigio e che quasi certamente la Vergine possedeva già con la carne il regno dei cieli.
· L'operetta siriaca Obsequia Beatae Virginis riferiva che l'anima di Maria, subito dopo la morte, si era riunita nuovamente al corpo.
Tra gli apocrifi di quest'epoca i più noti sono:
· La Dormizione della Santa Madre di Dio, attribuita a San Giovanni il Teologo, ovvero l'Evangelista (sec. VI).
· Il Transito della Beata Maria Vergine, attribuito a Giuseppe d'Arimatea.
Gerusalemme- Tomba della Beata Vergine Maria
Secondo una tradizione, la dormizione sarebbe avvenuta a Gerusalemme circa un anno dopo la morte di Gesù (quindi probabilmente nel 31 o 34); gli apostoli sepolto il corpo della Madre del Signore, avrebbero poi trovato il suo sepolcro vuoto. A ricordo di questi fatti sorgono oggi a Gerusalemme due chiese: quella della Dormizione, sul monte Sion, sul luogo dove sarebbe avvenuto il trapasso, e quella della Tomba di Maria, nella valle del Cedron a pochi passi dalla Basilica francescana di tutte le Nazioni nel Gethsemani (dove Gesù agonizzò) e nello stesso complesso della grotta del tradimento, dove sarebbe avvenuta la sepoltura della Beata Vergine Maria.
Un'altra tradizione sostiene invece che Maria sarebbe vissuta ancora per molti anni dopo la morte di Gesù, e che la dormizione sarebbe avvenuta ad Efeso, dove ella si era trasferita seguendo l'apostolo Giovanni (al quale Gesù morente l'aveva affidata).
Effettivamente la tomba di Maria al Getsemani è situata in una zona cimiteriale in uso nel I secolo. La tomba, custodita e venerata dai giudeo-cristiani fin verso la fine del IV secolo, quando passò nelle mani dei gentilo-cristiani fu isolata dalle altre e racchiusa in una chiesa. Oggi resta la cripta che attraverso un'ampia scala di quarantotto gradini conduce alla tomba per un dislivello di circa quindici metri rispetto alla strada.
Fondamentale è la testimonianza di molti Padri della Chiesa, come san Giovanni Damasceno e san Germano di Costantinopoli, i quali nel VII secolo già parlavano nei loro scritti dell’Assunzione della Madre di Dio come di una dottrina ormai viva nella coscienza dei fedeli e da essi già professata. Agli inizi del secolo VII la festa della Dormitio è istituita a Costantinopoli, con decreto dell'Imperatore Maurizio, e presto oggetto principale della festa diventa l'ingresso del Corpo di Maria nella gloria. La festa dell'Assunzione è introdotta a Roma verso l'anno 650 divenendo oggetto di una commemorazione solenne fatta prima il 18 gennaio e più tardi il 15 agosto. Celebre è l’orazione Veneranda nobis, che si recitava quando partiva la processione, che precedeva la Messa: "Signore, dobbiamo venerare la festa di questo giorno nel quale la Santa Madre di Dio fu sottomessa alla morte temporale. Ella tuttavia non poté essere trattenuta dai legami della morte, avendo generato nella sua propria sostanza il vostro Figlio incarnato, nostro Signore". Dal secolo VII al IX si moltiplicarono, prima in Oriente e poi in Occidente, le testimonianze di autorevoli dottori e teologi a favore dell’assunzione corporea. La prima petizione ufficiale alla Santa Sede per la definizione dogmatica dell’Assunzione, risale al secolo XVIII; la inoltrò un Servita (Cesario Shguanin); l’iniziativa fu imitata da molti altri cattolici tra cui Isabella di Spagna (1863). La pubblicazione, nel 1942, di tutte le petizioni (conservate nell’Archivio segreto del Sant’Ufficio) ad opera di due Gesuiti (Hentrich e De Moos) accelerarono lo sviluppo di un imponente movimento assunzionista. Sollecitato dalle richieste provenienti da ogni parte del mondo cattolico, nel 1946 Pio XII inviava un documento a tutti i vescovi col quale chiedeva la loro opinione in proposito. Avendo avuto risposta affermativa e unanime, con la Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus (1 novembre 1950) Pio XII definiva dogma di fede l’Assunzione di Maria in  anima e corpo .
Questo è il passaggio finale del documento, con la solenne definizione dogmatica:
« Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo.Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica. »

Fra le numerose dedicazioni di chiese e basiliche accenniamo alla Cattedrale dell'Assunzione del Cremlino, a Mosca, chiamata anche Cattedrale della Dormizione. Voluta dallo zar Ivan III, è opera dell'architetto bolognese Aristotele Fioravanti che la edificò fra il 1475 ed il 1479; per molto tempo è stata sede anche delle celebrazioni "di Stato" fra le quali l'incoronazione dei Granduchi e degli Zar oltre ovviamente all'intronizzazione dei Metropoliti e Patriarchi della Chiesa Ortodossa Russa. Con l'avvento del comunismo ogni culto fu vietato; solo nel 1990 la cattedrale fu restituita alla Chiesa Ortodossa Russa e al culto (ma attualmente al suo interno si trova un importante museo).
Vara dell'Assunta a Messina

Fra le feste più importanti si ricordano:
· la processione della "Vara" a Messina (fercolo alto oltre 13 metri ), trascinato per le principali vie della città da più di 200 uomini scalzi e vestiti di bianco;
· a Randazzo (CT) il 15 agosto viene fatta sfilare "a Vara", un fercolo del sec.XVI alto circa 15 metri. Sulla Vara trovano posto una trentina di bambini che raffigurano i misteri della morte, dell'assunzione e dell'incoronazione della Vergine Maria

La festa del Sacro Cuore di Gesù non è devozionalismo!



  "Il costato trafitto di Cristo è la sorgente a cui dobbiamo attingere per fare pienamente l’esperienza del suo amore". (Benedetto XVI)
La devozione al Sacro Cuore di Gesù, si diffuse nel secolo XVII ad opera di S. Giovanni Eudes (1601-1680) e di numerosi gesuiti a seguito delle rivelazioni di Margherita Maria Alacoque (1647-1690) monaca della Visitazione a Paray - le - Monial in Francia; riportiamo dagli scritti di Santa Margherita Maria la prima rivelazione (1673):
"Una volta, mentre ero davanti al Santo Sacramento con un po' di tempo a disposizione, (ché, di solito, i compiti affidatimi non me ne lasciavano molto) mi trovai tutta investita della sua divina presenza e con tanta forza da farmi dimenticare me stessa e il luogo in cui mi trovavo. Mi abbandonai al suo divino Spirito e, affidando il mio cuore alla potenza del suo amore, mi fece riposare a lungo sul suo divin petto e mi scopri le meraviglie del suo Amore e i segreti inesplicabili del suo Sacro Cuore, che mi aveva tenuti nascosti fino a quel momento, nel quale me lo apri per la prima volta. E lo fece in modo cosi reale e sensibile da non permettermi ombra di dubbio, dati gli effetti che questa grazia ha prodotto in me, anche se temo sempre di illudermi in tutto ciò che mi riguarda”.
Per scoprire il seguito delle rivelazioni clicca  Monastero della Visitazione

Il 2 gennaio 1765 la Sacra Congregazione dei Riti approvava la festa del Sacro Cuore "per il Regno di Polonia, per i cattolici dei regni della Spagna, nonché per l'arciconfraternita che a Roma porta il titolo del Santissimo Cuore".
Il 23 agosto 1856 Papa Pio IX emanò il decreto ritenendo maturi i tempi per l'estensione della festa alla Chiesa Universale.
Il 15 maggio del 1956  Papa Pio XII, in occasione dei 100 anni dell'istituzione della festa del Sacro Cuore pubblicò l'enciclica “Haurietis Aquas (Voi attingerete con gaudio le acque dalle fonti del Salvatore)”:  «... dopo aver reso all’Altissimo le dovute grazie. Noi desideriamo con questa Lettera Enciclica di esortar voi e tutti gli amatissimi figli della Chiesa ad una più attenta considerazione di quei princìpi dottrinali, contenuti nella S. Scrittura, nei Ss. Padri e nei teologi, sui quali, quasi su solidi fondamenti, poggia il culto al Cuore Sacratissimo di Gesù […] Palpitava altresì d’amore il Cuore del Salvatore, sempre in perfetta armonia con gli affetti della sua volontà umana e con il suo amore divino, quando Egli intesseva celestiali colloqui con la sua dolcissima Madre, nella casetta di Nazaret, e col suo padre putativo Giuseppe, cui obbediva prestandosi come fedele collaboratore nel faticoso mestiere del falegname Parimente palpitava d’amore il Cuore di Cristo, ancora in pieno accordo col suo duplice amore spirituale, nelle continue sue peregrinazioni apostoliche; nel compiere gli innumerevoli prodigi d’onnipotenza, con i quali o risuscitava i morti, o ridonava la salute ad ogni sorta di infermi; nel sopportare fatiche, il sudore, la fame, la sete; nelle lunghe veglie notturne trascorse in preghiera al cospetto del celeste suo Padre ….».
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