Matrimonio mistico e confronto con la dimensione coniugale

Articolo scritto giovedì, 22 luglio 2010
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7. Matrimonio mistico e confronto con la dimensione coniugale

La consacrazione ricevuta è un festoso incontro in cui Cristo invita a nozze la vergine eletta, introducendola in una comunione di vita nuova. Ciò viene suggerito chiaramente nell’omelia rituale, nella quale si manifesta che, per opera dello Spirito Santo, la vergine viene elevata alla dignità di sposa di Cristo (RCV 29).

Come riporta la sezione delle interrogazioni il vescovo chiede esplicitamente se la candidata vuole essere consacrata con solenne rito nuziale a Cristo, Figlio di Dio (RCV 30). Incisiva è anche la preghiera di consacrazione: “chiamata dal Padre a realizzare al di là dell’unione coniugale il vincolo sponsale con Cristo” (RCV 38), simboleggiato dalla consegna dell’anello: «Ricevete l’anello delle mistiche nozze con Cristo ...»  (RCV 40) e confermato dalla benedizione finale: «Il Signore Gesù Cristo vi unisce a sé con vincolo sponsale ...» (RCV 56). Davvero a tutti gli effetti, e non idealmente, ella diviene sposa del Figlio di Dio, non si tratta di una sponsalità spirituale tra Dio e l’anima umana (come avviene nel Battesimo), ma è una unione di tutta la persona col Cristo glorificato: è una sponsalità che non prescinde dalla corporeità di entrambe. Assumendo realmente ed eternamente la virgo sacra come sua sposa, la fa partecipe delle Sue gioie e dei Suoi dolori, del Suo lavoro e della Sua missione. Realizza con lei ed in lei quello che il Matrimonio preannunzia e simboleggia: il casto connubio di Cristo con la Chiesa, l’originale unione della creatura col suo Creatore iniziato con l’Incarnazione, significanti le nozze di Dio con l’umanità.
Sia il Matrimonio che la Consecratio Virginum hanno come finalità l’unione nuziale col Cristo, entrambe si basano sulla fedeltà; si può così asserire che tra i due stati c’è una certa reciprocità esistenziale: l’amore vicendevole e fecondo, esclusivo e fedele, tra gioie e dolori, indissolubile e totale degli sposi costituisce un richiamo per la vergine consacrata a vivere in tal maniera il suo rapporto con Dio, e dall’altra la scelta della consacrata, di contraccambiare l’amore forte di Dio donandosi completamente ed unicamente a Lui, stimola gli sposi a vivere il loro rapporto coniugale non fine a se stesso ma come oblazione orientata alla gloria di Dio. La verginità consacrata indirizza l’esistenza ad una oblatività e ad un amore solo per Cristo, si impegna a seguirlo ovunque Egli vada, così come la sposa lascia la sua casa per condividere la propria vita col marito. Pertanto non c’è nessuna opposizione, anzi sono due aspetti complementari dell’unico mistero dell’unione sponsale-verginale di Cristo e della Chiesa; quest’unione viene espressa in forma mediata nel Matrimonio ed in forma immediata nella verginità (la verginità attua nel tempo presente ciò che il Matrimonio simboleggia!), di qui la maggiore idoneità della verginità consacrata ad esprimere l’amore di Cristo e della Chiesa e la sua eccellenza sul Matrimonio. 



  Per approfondimenti:

AA.VV. CEI Pastorale Familiare, La reciprocità verginità-matrimonio – Profezia di comunione nella Chiesa Sposa, Ed . Cantagalli Siena 1999, .
BONETTI R.,La reciprocità verginità-matrimonio – Il dono dell’alterità nella Chiesa Una - Santa, Ed. Cantagalli Siena 1999.
FERASIN E., Matrimonio e verginità: il confronto degli stati di vita nella riflessione storico-teologica nella Chiesa, in «Realtà e valori del matrimonio», Roma 1976, pp. 235-275. 

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