II Domenica di Quaresima anno C

Articolo scritto domenica, 28 febbraio 2010

II Domenica di Quaresima anno C
La storia di Accio

di don Giampaolo Perugini
C’era una volta un bambino che si chiamava “Accio”…
In verità erano stati i suoi amici a chiamarlo simpaticamente così, perché il vero nome di Accio era un po’ bruttino e a lui non piaceva per niente. La mamma di Accio si chiamava “Nervosa” e il suo papà “Scontento”. Prima ancora che Accio nascesse i suoi genitori non facevano altro che litigare.
La mamma era sempre più Nervosa ed il papà sempre più Scontento. La mamma diceva: «Possibile che non ti venga in mente uno straccio di nome da dare a tuo figlio?». Il papà rispondeva: «Visto che il nostro matrimonio è diventato uno straccio, chiamalo “Straccio”, a me non importa»! E fu così che il protagonista della nostra storia, pur non avendo colpa di nulla, si trovò a nascere nel bel mezzo di una guerra tra il papà e la mamma che, per ripicca l’uno verso l’altro, gli diedero nome Straccio, “Accio” per gli amici, appunto.
Accio era un bambino buono, ma anche molto nervoso e scontento. Voleva divertirsi con i suoi amici ma dentro di sé c’era sempre una certa tristezza a motivo dei suoi genitori. E come se non bastasse, Accio si sentiva in colpa.. in colpa perché credeva di essere la causa dei loro litigi; in colpa perché non riusciva a fare niente per loro; in colpa perché pensava di non essere come i suoi genitori volevano.
Quando i genitori si separarono, Accio si sentiva davvero uno straccio. Aveva fatto di tutto per tenerli uniti e attirare su di sé un po’ di attenzione: andava male a scuola, faceva la pipì a letto, combinava qualche disastro in casa, si era fatto male con la bicicletta.. Niente! Non era servito a niente. Per fortuna c’erano i suoi nonni! Con loro passava molto tempo e con loro si sentiva bene, perché si sentiva amato e importante. La nonna era molto religiosa e ci teneva che lui imparasse a dire le preghiere. Prima di andare a letto gli leggeva una storia presa dal Vangelo e Accio si addormentava sereno, senza fare i suoi soliti brutti sogni.
Una sera la nonna gli lesse questo episodio: Gesù si trasfigura davanti ai suoi discepoli. «Cosa significa, nonna, che Gesù si “trasfigura”?». «Significa che Gesù diventa luminoso come il sole» -rispose la nonna - «Gesù fa vedere ai discepoli la sua natura divina»… «Vuoi dire che Gesù si trasforma?». «No, Gesù non si trasforma.. Uno si tras_forma quando diventa un’altra cosa da quello che era prima! Gesù, invece, si tras_figura.. cioè fa vedere qualcosa di sé che c’era già prima, ma che i discepoli non riuscivano a vedere. Gesù fa vedere la realtà nascosta dentro di sè.. Gesù è sempre lo stesso ma i discepoli ora riescono a vederlo in un altra luce, cioè nel modo più bello e più vero».
«Accident_accio!» rispose Accio.. che rimase molto colpito da questo episodio. Quella sera, prima di addormentarsi, pregò così: «Gesù, dammi la capacità di vedere la luce nascosta dentro le persone.. Fammi vedere le situazioni tristi in un altro modo: nel modo più bello e più vero».
E Gesù lo accontentò. Accio cominciò a vedere che dietro i litigi di mamma e papà era nascosta la luce di un grande amore. Accio capì che i suoi genitori lo trascuravano perché erano troppo tristi, non perché non gli volessero bene. E Accio imparò ad osservarli e ad osservare tutte le persone sotto una nuova luce. Non più al modo di Nervosa e Scontento, ma nel modo più bello e più vero, cioè quello dei suoi nonni, che si chiamavano “Fiducia” e “Ottimismo”.
Un giorno Accio ebbe un‘idea che cambiò per sempre la sua vita.. Si mise le scarpe di suo nonno, il vestito di sua nonna, si tinse il naso di rosso, si mise della paglia tra i capelli e divenne: Pagli_Accio. Imitava i dispetti che si facevano i genitori e li fece ridere così tanto, ma così tanto, che i genitori videro il loro comportamento sotto una luce nuova. Si ritrovarono l’uno fra le braccia dell’altro senza neanche chiedersi scusa o stabilire chi avesse ragione e chi torto. Accio divenne un grande personaggio di un circo molto famoso. Soprattutto quelli che erano tristi, nervosi o scontenti, dopo averlo visto uscivano ridendo. E ridendo vedevano se stessi e la vita in un altro modo. Una strana, misteriosa, luce fu sempre vista in quel circo, dentro gli occhi di un pagliaccio che, di nome Straccio, era capace di trasfigurare la vita.

4 commenti:

Ordo Virginum Sicilia ha detto...

1 01 Marzo 2010 - 01:00

caspiterina, Evi questa storia dovresti portarla in dono in quel ritiro mensile dove pensavi di andare e poi non è stato più possibile! Lillò

Ordo Virginum Sicilia ha detto...

2 01 Marzo 2010 - 16:21

E mai come in questo caso posso dire che ogni riferimento è puramente casuale! perchè la persona che l'ha scritta mi conosce da tanto tempo ma l'ha scritta prima di sapere che ero diventata un clown!
Evelissima

Ordo Virginum Sicilia ha detto...

3 02 Marzo 2010 - 20:04

Ehi ragazzi a me la storia di Accio è piaciuta perchè ti spiega che se i tuoi genitori parlano non ti considerano non è che non ti amano anzi ti amano solo se sei piccolo non puoi entrare nei loro discorsi perchè ance loro voglio un po di privacy
guerr

Ordo Virginum Sicilia ha detto...

#4 03 Marzo 2010 - 14:18

è bellissima questa storia....e fa anche ridere.....ma fa capire tante tante cose....Loredana kiss

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