XIII Giornata Mondiale della Vita Consacrata 2009 messaggio di Mons. Vigo

Articolo scritto lunedì, 02 febbraio 2009

Splendere come astri nel mondo
In tutta la Chiesa il 2 febbraio prossimo, si celebra la 13a Giornata Mondiale della Vita Consacrata, in coincidenza, come ogni anno, con la festa liturgica della Presentazione di Gesù al Tempio. In questo modo, si vuole mettere in evidenza il rapporto spirituale esistente tra i momenti della vita di Cristo e le scelte della consacrazione. Secondo la prescrizione della Legge mosaica, dopo quaranta giorni dalla nascita, il Verbo fatto uomo, incontra nel Tempio il Dio dei padri, compiendo la prima offerta rituale della sua vita. In quella circostanza è accolto nel mondo dei credenti con la gioia di Simeone e Anna, testimoni e cantori della manifestazione divina, espressa nella povertà e nel silenzio. I consacrati e le consacrate, dal canto loro, chiamati a seguire le orme di Cristo, offrono la loro vita a Dio, per portare nel mondo la luce della testimonianza evangelica e mostrare con la loro vita le esigenze del Regno dei cieli. Il significato della Giornata è chiaro: invitare tutti i credenti a prendere coscienza del valore teologico e spirituale della Vita Consacrata e aiutarli ad accoglierne i segni profetici della loro presenza e del loro servizio. Una espressione di Gesù, riportata dal Vangelo di Matteo, mi torna frequente pensando ai consacrati nel mondo. La troviamo nella sezione riguardante il “Discorso escatologico”. Gesù annunzia grandi tribolazioni per Gerusalemme. “E se quei giorni non fossero abbreviati, nessun vivente si salverebbe; ma a causa degli eletti, quei giorni saranno abbreviati” (24, 22).
Non mi sembra fuor di luogo riferirmi a queste verità, perché nella dimensione escatologica, di fatto, siamo già entrati con l’Ascensione di Cristo al cielo. Egli “tornerà un giorno allo stesso modo in cui è stato visto andare in cielo” (cfr At 1, 11). Per questo, la nostra fede è accompagnata a vivere e maturare sempre meglio i sentimenti dell’attesa e a volgere lo sguardo alle realtà finali. La “emergenza educativa” nella quale ci troviamo, richiamata frequentemente dal Papa, ci fa avvertire nella concretezza i tempi di “tribolazione”; anche se non con le tinte drammatiche delle scene apocalittiche descritte dal Vangelo. Si rilevano, infatti, sintomi di inquietudine, carenze, disagi che chiedono la risposta di fedeltà e di maturità che “gli eletti” dovranno dare prima degli altri, per indicare la maniera retta ed essenziale di vivere.
“A causa degli eletti quei giorni saranno abbreviati”.
Quando si parla della vita consacrata, abitualmente si riprendono le parole del profeta Geremia che rivelano lo sguardo di amore divino e l’elezione fin dall’eternità: “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni” (Ger 1, 5). Il motivo è dato dalla certezza che la consacrazione consegna alla persona umana una dimensione profetica in più, di quella ordinaria già presente per il battesimo, nonostante la realtà fragile e limitata nella quale permane.
La liturgia, nella preghiera di consacrazione delle vergini fa pregare così: “Tu hai voluto restaurare la natura umana corrotta nei nostri progenitori dall'insidia diabolica; e non solo l'hai riportata all'innocenza delle origini, ma per mezzo del tuo Verbo, nel quale é stato creato l'universo, hai innalzato a immagine degli angeli coloro che sono per condizione mortali e li hai resi capaci di anticipare in sé l'esperienza del Regno futuro”.
La profezia è proprio questa: “anticipare in sé l’esperienza del Regno futuro”. Non perché manifesta un modo di esistere che dovrà venire; ma perché parla a nome di Dio e ci mostra con la vita consacrata il disegno preparato per la nostra gloria: quello di essere Lui “la gioia, l'onore e l'unico volere”; Lui “il sollievo nell'afflizione; Lui “il consiglio nell'incertezza”; Lui “la difesa nel pericolo, la pazienza nella prova, l'abbondanza nella povertà, il cibo nel digiuno, la medicina nell'infermità” (cfr. Preghiera di consacrazione). I consacrati e le consacrate nel Signore possiedano tutto, poiché hanno scelto Lui solo al di sopra di tutto” (ib.). E servono il Signore e il suo popolo “con le lampade dell'amore e della fede sempre accese nell'attesa del Cristo sposo e Signore” (Dalla Liturgia di consacrazione).
L’elezione da parte di Dio, inoltre, permette alla creatura umana di essere disponibile e consegnarsi al Signore per tutta la vita attraverso i voti di povertà, castità e obbedienza. Questi sono da considerarsi il riflesso e la risposta della creatura che, inondata da una grazia particolare (detto anche “carisma”), sente il dovere di rispondere alla generosità e alla gratuità del dono di Dio, ponendo tutta la propria esistenza nelle mani misericordiose del Padre. Così, in un mondo, come il nostro, attraversato da tante tensioni e aggressività, fino a determinare guerre assurde, suggerite dalla sete insaziabile del guadagno; nella vita quotidiana segnata dal desiderio di possedere e dalla ricerca di avere sempre di più a ogni costo, determinando tensioni e fratture anche tra le persone care, la testimonianza della povertà e della serenità con la quale si vive, senza nessuna altra pretesa, è segno del valore relativo delle realtà terrene e invito a considerare i beni assoluti ed eterni della nostra esistenza. Solo questi, infatti, assicurano alla persona umana dignità e onore.
La vita consacrata parla ancora di cielo, quando vive la gioia della castità, in un modo dove è diffuso l’edonismo e i piaceri sensibili sono ricercati per ogni godimento e senza nessuna remora. Sapendo che il Signore dilata le capacità affettive del cuore fino alla completa maturità, la persona chiamata vive nella gioia il suo amore esclusivo a Cristo. Nella consegna a Dio del proprio cuore, riesce a vivere la vera libertà interiore e comunica a tutti, con la testimonianza della vita, il beneficio della consacrazione che non fa appassire lo spirito; anzi lo apre a un amore più vero e universale.
Inoltre, la persona consacrata con il suo “sì” libero e gioioso alla chiamata, testimonia il primato di Dio e il desiderio di attingere ogni bene dal disegno amoroso del Padre, quando oggi l’uomo si impegna ad affermare che la propria grandezza si misura dall’essere libero da ogni condizionamento esterno e dalla capacità di auto determinarsi in ogni cosa, cercando l’autonomia nel mondo del pensiero, dell’etica, delle relazioni,. “Cercare la volontà di Dio significa cercare una volontà amica, benevola, che vuole la nostra realizzazione, che desidera soprattutto la libera risposta d'amore al suo amore, per fare di noi strumenti dell'amore divino. È in questa via amoris che sboccia il fiore dell'ascolto e dell'obbedienza” (Il servizio dell’autorità e l’obbedienza, n. 4 Congr. Istit. Vita Cons., maggio 2008).
Risplendere per l’elezione I giorni “terribili” nei quali già siamo entrati, per la perversità delle guerre alle quali assistiamo, per il male dilagante in ogni settore della vita, vanno “abbreviati” dalla presenza e dalla vita esemplare degli “eletti”.
L’indicazione di Gesù, in quel suo discorso (Mt 24,22), ci fa capire che meglio si risponde all’elezione, più sono le persone “elette”, meno duri saranno quei giorni e abbreviato sarà il tempo del terrore e della sofferenza. Per lo stesso motivo, la “emergenza educativa” chiede oggi a tutti, giovani e adulti, un maggiore consapevolezza e maturità di vita, al fine di abbreviare i tempi preoccupanti nei quali ci troviamo.
La formula potrebbe essere questa: « Diventare sempre più eletti! ». Far sì che la compiacenza di Dio, nei confronti delle persone consacrate, cresca; invitare i giovani a dare risposta alla chiamata, senza remore e con animo pieno di fiducia. Potersi consegnare “per sempre” al Signore è segno della nostra grande dignità e della forza della nostra libertà: certamente, con l’aiuto della grazia che sorregge e accompagna, della Parola di Dio che illumina, della comunione fraterna che conforta, corregge, educa e delle indicazioni preziose della Chiesa che guidano.
La Giornata, nel ricordare il dono di Dio fatto alla Chiesa e all’umanità, richiama alle persone consacrate l’impegno di rispondere, con l’entusiasmo e l’abbandono di fede, come nel giorno della professione, alla vocazione e di seguire sempre più da vicino Cristo Gesù, Maestro e Salvatore. Ai non consacrati, fa presente il dovere di conoscere e apprezzare la Vita consacrata e di offrire la loro collaborazione, perché il carisma proprio dell’Istituto presente nel territorio, diffonda con le opere apostoliche il beneficio spirituale della sua identità. In fondo, è per tutti un cammino di ritorno a Cristo per fondare la propria esistenza sulla “pietra angolare”, affinché la costruzione sia solida e possa resistere alle sollecitazioni e alle provocazioni che mettono ogni giorno alla prova.
Vivere in modo tale che sia assicurata la “elezione” divina, significa accogliere l’esortazione dell’Apostolo Paolo: “Siate irreprensibili e puri, figli di Dio senza macchia, in mezzo a una generazione sviata e pervertita, nella quale dovete splendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita” (Fil 2, 15-16).
Un ringraziamento a tutte le persone consacrate per il beneficio della loro presenza nelle nostre Chiese particolari e per la dedizione piena e costante nel portare avanti la loro opera educativa, l’assistenza ai più deboli (piccoli, anziani, ammalati), l’impegno indispensabile della preghiera. Un augurio, perché l’amore di Dio risplenda sempre più dalla loro testimonianza di vita e torni a conforto e a edificazione della nostra fede. Uniti nella preghiera a tutte le anime consacrate, invochiamo per la loro vita l’abbondanza della benedizione divina.
Acireale 21 novembre 2008
+ Pio Vittorio Vigo
Arcivescovo – Vescovo di Acireale
Delegato C.E.Si. per la Vita Consacrata

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