Le sante, vergini consacrate, del mese di Gennaio

10 Gennaio sec. III Sante Tecla e Giustina di Lentini 
11 Gennaio sec. II (?) Santa Liberata
23 Gennaio sec. III Santa Messalina da Foligno
30 Gennaio sec. III Santa Martina


Santa Agnese  + 21 Gennaio 304

 
Roma -mosaico- presso Basilica di S. Agnese fuori le mura sec. VII
La parola “Agnese”, traduzione dell’aggettivo greco “pura” o “casta”, fu usato forse simbolicamente per menzionare le qualità della santa. Agnese visse a Roma in un periodo in cui era illecito professare pubblicamente la fede cristiana. Nulla sappiamo della sua famiglia, probabilmente si trattava di patrizi o forse di liberti. Secondo alcuni storici il dies natalis di Agnese è il 21 gennaio di un anno imprecisato, durante la persecuzione di Valeriano (258-260), ma secondo altri, il martirio sarebbe avvenuto durante la persecuzione di Diocleziano nel 304.
         Una prima testimonianza del culto di S. Agnese la troviamo
in un pluteo (sistemato da papa Liberio inizialmente presso il sepolcro) esso reca al centro la figura della martire orante abbigliata con un’ampia dalmatica. Il pluteo è attualmente collocato ai piedi dello scalone che conduce al nartece della basilica. Della santa vergine si trovano notizie, seppure vaghe e discordanti, nella Depositio Martyrum del 336, antico calendario della Chiesa romana, nel De Virginibus di Sant’Ambrogio del 377, nell’ode XIV del Peristefhanòn del poeta spagnolo Prudenzio (340-405), in un carme di San Damaso papa (366-384), oggi conservato sulla lapide affissa lungo la parete dello scalone che conduce alla basilicadi Sant’Agnese ed infine nel martirologio cartaginese del sec. VI. Dall’insieme di queste fonti si può ricavare che Agnese fu messa a morte per la sua forte fede, correlata al suo proposito di verginità, all’età di dodici o tredici anni, forse per decapitazione, come asseriscono Ambrogio e Prudenzio, oppure mediante il rogo, secondo San Damaso. L’inno ambrosiano Agnes beatae virgina  mette in evidenza la cura prestata dalla santa nel coprire il suo corpo con le vesti ed il  viso con la mano mentre si accasciava al suolo, mentre San Damaso,  racconta che si è coperta con le sue abbondanti chiome. Prudenzio e la Passio latina del sec.V citano l’episodio dell’esposizione della ragazza per ordine del giudice in un postribolo. I frequentatori non avevano neanche il coraggio di guardarla, ad eccezione di un giovane, che desiderava possederla, ma non riuscì ad arrivare al suo scopo, a causa di un bagliore che lo accecò agli occhi, dovuto ad un angelo vestito di bianco, che la serviva come guardia del corpo.
La tradizione popolare considera  che  abbia subito il martirio presso lo stadio di Domiziano, detto anche circo agonale, dalla cui forma è scaturito il perimetro di Piazza Navona.  Mentre, dove prima c’era il postribolo, nel sec. VIII fu edificata una piccola chiesa poi sostituita nel sec. XVII  dalla chiesa di S. Agnese in Agone del Borromini.
         Il suo corpo venne inumato nella galleria di un cimitero cristiano sulla sinistra della via Nomentana. In seguito, sulla tomba di Agnese, la figlia di Costantino il Grande, Costantina (o Costanza), in ringraziamento per la sua guarigione, fece edificare una basilica a forma ellittica in memoria dei numerosi cristiani che subirono il martirio nei circhi. Della basilica costantiniana oggi sopravvivono solamente alcuni imponenti ruderi. Accanto alla basilica, in seguito, sorse uno dei primi monasteri romani di vergini consacrate. L'attuale chiesa di S. Agnese è il frutto di una serie di ampliamenti e restauri di una basilica fatta realizzare da papa Onorio I (625-638). Il cranio della santa martire fu posto dal secolo IX nel Sancta Sanctorum, la cappella papale del Laterano, per essere poi traslato da papa Leone XIII nella chiesa di Sant’Agnese in Agone. Per volere di S. Pio X (1903-14), è oggi venerata in un prezioso reliquiario, dono del cardinale Mariano Rampolla del Tindaro, mentre il resto del suo corpo, unitamente ai resti di santa Emerenziana (sua ancella ed amica), riposa sotto l'altare maggiore della basilica di Sant’Agnese fuori le mura in Via Nomentana in un’urna d’argento commissionata da Paolo V nel  1615.
         Nella Passio sanctae Agnetis  si narra che la martire apparve ai suoi genitori con un agnello più bianco della neve alla sua destra, cosicché, nell'arte bizantina del sec. VI, sant'Agnese è raffigurata come un'adolescente o giovane donna con l'agnello ai piedi o in braccio. Nella sfilata di vergini in Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna, Agnese si distingue per l'agnello che l'affianca.
         Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, nella suddetta opera De Virginibus scrisse al riguardo della festa della santa: “Quest'oggi è il natale di una vergine, imitiamone la purezza. E’ il natale di una martire, immoliamo delle vittime. E’ il natale di Sant’Agnese, ammirino gli uomini, non disperino i piccoli, stupiscano le maritate, l'imitino le nubili... La sua consacrazione è superiore all’età, la sua virtù superiore alla natura: così che il suo nome mi sembra non esserle venuto da scelta umana, ma essere predizione del martirio, un annunzio di ciò ch'ella doveva essere. Il nome stesso di questa vergine indica purezza. La chiamerò martire: ho detto abbastanza... Si narra che avesse tredici anni allorché soffrì il martirio. […] Non così sollecita va a nozze una sposa, come questa vergine lieta della sua sorte, affrettò il passo al luogo del supplizio. Mentre tutti piangevano, lei sola non piangeva. Molti si meravigliavano che con tanta facilità donasse prodiga, come se già fosse morta, una vita che non aveva ancora gustata. Erano tutti stupiti che già rendesse testimonianza alla Divinità lei che per l'età non poteva ancora disporre di sé... Quante domande la sollecitarono per sposa! Ma ella diceva: "È fare ingiuria allo Sposo desiderare di piacere ad altri. Mi avrà chi per primo mi ha scelta: perché tardi, o carnefice? Perisca questo corpo che può essere bramato da occhi che non voglio". Si presentò, pregò, piegò la testa... Ecco pertanto in una sola vittima un doppio martirio, di purezza e di religione. Ed ella rimase vergine e ottenne il martirio”. (tratto da De Virginibus Ad Marcellinam Sororem Sua Libri TresLibro I cap. II).

La Benedizione degli agnelli presso la basilica di S. Agnese fuori le mura (Via Nomentana)
In occasione della festa, nella solenne Messa del mattino, vengono posti sull'altare, che sorge sopra la tomba della martire, due agnellini coronati, uno di fiori bianchi per sottolineare la verginità della santa, l'altro di fiori rossi che ne ricordano il martirio, e benedetti dall'Abate Generale dei Canonici Regolari Lateranensi. Gli agnellini, donati dai monaci Trappisti delle Tre Fontane e "adornati" dalle suore della Sacra Famiglia di Nazareth, arrivano a S. Agnese per la benedizione accompagnati da due canonici della arcibasilica di S. Giovanni in Laterano, successivamente sono presentati al papa come atto di fedeltà del Laterano al Sommo Pontefice per concludere il loro pellegrinaggio presso il monastero delle benedettine di S. Cecilia, che provvedono a confezionare i pallii che il Papa indossa in ogni celebrazione e che impone agli arcivescovi metropoliti il 29 giugno.

 

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