Sante vergini consacrate nel mese di Giugno

Cordova, nell’Andalusia nel 771 fu espugnata ai visigoti dai musulmani. Questi ultimi regnarono per circa cinque secoli in gran parte della penisola iberica. Furono intolleranti verso quei cristiani che svolgevano opera di proselitismo nei territori conquistati dall’Islam o che complottavano con i cristiani del Nord della Spagna per la "Riconquista". Accusati di apostasia gran parte dei cristiani venivano condannati a morte secondo la Shari'a a meno che non fossero dichiarati infermi di mente. In questo contesto storico – culturale si innesta la vicenda dei santi martiri di Cordova che testimoniarono eroicamente la loro fede con il martirio a metà del IX secolo.  Tra questi Santa Digna o Degna.

Santa Digna affresco del pittore Platani
presso la cappella di Sant'Agata - Duomo di Catania
Menzionata nel martirologio romano la sua Passio è raccontata da S. Eulogio, suo contemporaneo che scrisse il libro “Memoriale dei Santi”, visse in Spagna durante la dominazione del Califfato omayyade. Allevata in una comunità di vergini governata dalla matrona Elisabetta era progredita meravigliosamente nelle virtù cristiane specialmente nella carità, nell’ubbidienza e nell’umiltà, e soleva dire alle sue compagne: «Non mi chiamate Degna, ma Indegna, poiché questo è il nome, che conviene alla mia indegnità». Ardeva del desiderio di sacrificare la sua vita per amor del suo sposo celeste e di essere aggregata al beato numero di quelle che avevano sparso il loro sangue per la Fede nella persecuzione. Il Signore si degnò d’esaudire i suoi voti dandole un presagio del suo imminente martirio con una visione. Durante tale visione le apparve una fanciulla dalla bellezza angelica che teneva in mano dei candidi gigli e delle rose vermiglie che le disse di essere la santa vergine catanese Agata: «la quale fu già per Cristo martirizzata. Io sono venuta a farti parte di questi fiori. Prendi dunque di buon grado questo dono e fatti coraggio, perché gli altri fiori che mi restano sono destinati per altre che verranno dopo di te da quel medesimo luogo». Ciò detto scomparve. Da quel momento Degna accrebbe sempre più in cuor suo il desiderio di versare il suo sangue per amore di Cristo e con impazienza ne attendeva l’occasione opportuna. Intanto avvenne che il 13 giugno Fandilo fu il primo a subire il martirio, il giorno seguente il presbitero Anastasio e il monaco Felice. Questi esempi aiutarono Degna a dare compimento ai suoi desideri. Pertanto nello stesso giorno ella uscì segretamente dal luogo dove dimorava dirigendosi verso il palazzo del giudice di Cordova, gli si presentò e intrepida disse: «Perché hai fatto trucidare i miei fratelli? Forse perché erano fedeli cultori di Dio e adorando e confessando la Santa Trinità, Padre, Figliolo e spirito Santo, un solo e vero Dio, detestavano gli errori che sono contrari a questa credenza? Or sappi, ch’io pure ho i medesimi sentimenti e non meno di loro rifiuto i tuoi errori abominevoli».  Il giudice musulmano in un primo momento restò sorpreso poi comandò che senza indugio fosse decapitata. I corpi di questi martiri restarono esposti dai loro persecutori per alcuni giorni poi furono bruciati e le loro ceneri disperse nel fiume per evitare che i cristiani potessero venerarne le reliquie. Quei candi gigli e quelle rose vermiglie che furono mostrate in visione alla giovane vergine Degna erano senza dubbio simboli della sua purità verginale e della carità ardente che ella nutriva nel petto e per le quali si era resa gradita a Dio.


Tratto dal libro di Carlo Ignazio Massini:
Vite di sante vergini e di alcune sante fondatrici di monasteri e congregazioni religiose” – Roma 1781

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