Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne

di  Francesca Maria Cascone*

Nel 1999, l'Assemblea Generale dell'ONU ha proclamato la Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza Contro le Donne e ha scelto come data, in ricordo del brutale assassinio avvenuto nell’attuale Repubblica Dominicana, il 25 novembre 1960 delle tre sorelle Mirabal  che, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio Militare di Intelligenza. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.
Nessuno fa mistero che oggi la violenza contro le donne è un fenomeno di proporzioni preoccupanti ed è giusto quindi
soffermarsi su un fenomeno chediventa sempre più inquietante e che continua a costituire un impedimento all'uguaglianza di genere, allo sviluppo e alla pace nel mondo.
E’ bene anche promuovere azioni per garantire a tutte le donne il diritto a vivere una vita dignitosa e libera dalla violenza e, poiché è molto forte il legame tra povertà e violenza, è necessario spezzare questo circolo vizioso in cui moltissime donne nel mondo sono costrette a vivere.

Ma perché tutto questo? E’ una storia antica! Ed anche Gesù si è opposto… Anche ai tempi di Gesù c’era una “tradizione” nella quale il maschio «dominava», non tenendo adeguatamente conto della donna e della sua dignità e questo comportava la discriminazione della donna. Ma, come afferma Giovanni Paolo II nella Mulieris Dignitatem, in tutto l'insegnamento di Gesù, come anche nel suo comportamento, nulla si incontra che rifletta la discriminazione, propria del suo tempo, della donna. Al contrario, le sue parole e le sue opere esprimono sempre il rispetto e l'onore dovuto alla donna e diverse donne compaiono nel corso della missione di Gesù; questo a volte provocava stupore, sorpresa, spesso al limite dello scandalo: «Si meravigliavano che stesse a discorrere con una donna» (Gv 4, 27), perché questo comportamento si distingueva da quello dei suoi contemporanei. «Si meravigliavano», anzi, gli stessi discepoli di Cristo.
Faccio mie le parole del Beato Giovanni Paolo II e dico che il segreto per percorrere speditamente la strada del pieno rispetto dell'identità femminile non passa solo per la denuncia, pur necessaria, delle discriminazioni e delle ingiustizie, ma anche e soprattutto per un fattivo quanto illuminato progetto di promozione, che riguardi tutti gli ambiti della vita femminile, a partire da una rinnovata e universale presa di coscienza della dignità della donna.
Dignità della donna. Questo è il punto! La donna ha quasi perso la sua dignità. Perché? In alcuni casiè a causa della cultura maschilista che ha il sopravvento e pone la donna in un “gradino inferiore” riducendola alcune volte a “cosa”, ma a volte, e mi dispiace dirlo,tutto questo è dovuto a ciò che la donna stessa provoca, e che si ritorce contro di lei. Sfidare con arroganza gli uomini a forza di ostentare il proprio corpo seminudo in tutti gli ambienti non è forse auto-privarsi della propria dignità?
Eppure: «Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gen 1, 27), ambedue sono esseri umani, in egual grado l'uomo e la donna, ambedue creati a immagine di Dio. Inoltre quando «venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna». (Gal 4, 4)
Cioè il Figlio, consostanziale al Padre, nasce come uomo da una donna. Questo è il culminante e definitivo punto dell'autorivelazione di Dio all'umanità. E la donna si trova al cuore di questo evento salvifico. Non basta questo a manifestare la straordinaria dignità della «donna»? Gesù conferma questa dignità, la ricorda, la rinnova, ne fa un contenuto del Vangelo e della redenzione, per la quale è inviato nel mondo (cfr. Mulieris Dignitatem 3 e 13).
«La Chiesa desidera ringraziare la santissima Trinità per il "mistero della donna", e, per ogni donna, per ciò che costituisce l'eterna misura della sua dignità femminile, per le "grandi opere di Dio" che nella storia delle generazioni umane si sono compiute in lei e per mezzo di lei » è scritto al n. 31 del documento sopra citato. Ed ancora,  nella lettera di Giovanni Paolo II “alle donne” « la storia della Chiesa in questi due millenni, nonostante tanti condizionamenti, ha conosciuto veramente il  “genio della donna”, avendo visto emergere nel suo seno donne di prima grandezza che hanno lasciato larga e benefica impronta di sé nel tempo. Penso alla lunga schiera di martiri, di sante, di mistiche insigni…»
Quindi, se da una parte la violenza che le donne subiscono ancora oggi è una dolorosa ferita inferta alla società intera, l’esempio offerto da alcune donne del presente e del passato e  la stima che  Gesù e tutta la Chiesa hanno delle donne conforta l’animo e ci spinge ad andare avanti e combattere ogni forma di ingiustizia.
Concludo augurando a ciascuna donna di somigliare alla più bella “donna”, la Vergine Maria e nel salutarle le ringrazio con le parole del papa: “Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.”



*consacrata dell’ Ordo Virginum nella diocesi di Ragusa

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