La ministerialità della vergine consacrata

Articolo scritto domenica, 22 agosto 2010
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8. La ministerialità della vergine consacrata 


Lo specifico ministeriale a cui abilita il Rito è di vivere la verginità come segno profetico della Parusia, il suo servizio è quello di manifestare l’amore della Chiesa sposa verso il suo Cristo. Come realizzare tale dimensione?
Nell’epoca post-apostolica sia vergini che vedove assumevano anche un servizio diaconale,
1ben presto istituzionalizzato ma non assimilato alle funzioni sacerdotali. L’ultimo documento che conserva un Ordo specifico per le diaconesse è PR sec. XII;2anche PRDur menziona il rito per l’ordinazione (o benedizione, secondo altri mss.) di una diaconessa, ma sembra proprio trattarsi di un ministero ormai tramontato. A conferma di ciò una copia del PRDur conservata nella Biblioteca Vaticana (cod. lat. 1145) riporta la nota Hoc tempore non fiunt diaconissae (In questo tempo non si fanno diaconesse) sotto il titolo “De benedictione et consecratione virginum”, cosicché il tradizionale Ordo per la Consacrazione delle Vergini venne completato con la seguente aggiunta: “Et si aliquam earum (virginum) fecerit diaconissam: det ei librum omeliarum, dicens: «Accipe potestatem legendi evangelium cum omelia in ecclesia Dei, in nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti»”.3Il fatto che non esistesse più l’istituto delle diaconesse indusse il PR del 1572 ad apporre alla fine del rituale di consacrazione verginale, una rubrica in cui venne data facoltà di dire l’Ufficio e di dare inizio alle Ore canoniche nella chiesa (cioè nell’assemblea liturgica) riportando, prima della consegna del Breviario, un’orazione che rientrava nell’Ordo ad diaconissam: «Exaudi, domini, preces nostras et super hanc famulam tuam spiritum tuae benedictionis emitte, ut, caelesti munere ditata, et tuae gratiam possit maiestatis acquirere et bene vivendi aliis exemplum praebere».4Si passò, così, da una funzione spirituale-caritativa ad un ruolo, sempre pertinente al diaconato femminile, prettamente liturgico.
Nell’Ordo del 1970, al cap. I, viene aggiunto che “le vergini nella Chiesa sono quelle donne che, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, fanno voto di castità al fine di amare più ardentemente il Cristo e servire con più libera dedizione i fratelli ... loro compito è quello di attendere alle opere di penitenza e di misericordia, all’attività apostolica e alla preghiera”.
5 Un certo chiarimento al riguardo ci viene dall’omelia inserita in OCV: «... Siate di nome e di fatto ancelle del Signore a imitazione della Madre di Dio. Integre nella fede, salde nella speranza ferventi nella carità. Siate prudenti e vigilanti, custodite il grande tesoro della verginità nell’umiltà del cuore. Nutrite la vostra vita religiosa con il Corpo di Cristo, fortificatela con il digiuno e la penitenza, alimentatela con la meditazione della Parola, con l’assidua preghiera e con le opere di misericordia. Occupatevi delle cose del Signore; la vostra vita sia nascosta con Cristo in Dio; vi stia a cuore di intercedere incessantemente per la propagazione della fede e per l’unità dei cristiani. Abbiate una particolare sollecitudine nella preghiera per gli sposi; ricordatevi anche di coloro che, dimenticando l’amore del Padre, si sono allontanati da lui, perché egli li salvi nella sua misericordia. Ricordatevi che siete legate al servizio della Chiesa e dei fratelli; perciò esercitando il vostro apostolato nella Chiesa e nel mondo, nell’ordine spirituale e materiale, la vostra luce risplenda davanti agli uomini, perché sia glorificato il Padre che è nei cieli e si compia il suo disegno di riunire in Cristo tutte le cose. Amate tutti e prediligete i poveri, soccorreteli secondo le vostre forze, curate gli infermi, insegnate agli ignoranti, proteggete i fanciulli, aiutate i vecchi, consolate le vedove e gli afflitti. Voi che siete vergini per Cristo, diventerete madri nello Spirito, facendo la volontà del Padre, cooperando con amore, perché tanti figli siano generati o ricuperati alla vita di grazia».6
Questo ci basta per capire come la verginità consacrata non si limiti solo ad enunciare o a vivere la condizione angelica dei figli del Regno, non consiste solo nell’esercizio della castità o continenza. Oltre alla castità da osservarsi nella perfetta continenza, contiene l’impegno alla povertà di mente, di cuore e anche di vita reale per una seria condivisione delle sofferenze umane, come pure l’obbedienza da prestare a Dio, quella che si presenta nelle esortazioni e nei precetti della Chiesa, nei consigli e nelle direttive pastorali, nel sovvenire alle necessità delle persone. Il rituale suggerisce la sobrietà di vita, l’aiuto ai poveri e le opere di penitenza: come una preghiera prolungata, il digiuno e l’astinenza, o altri esercizi di penitenza: tutte cose che derivano da una antica e provata tradizione della Chiesa.
La vergine consacrata pur avendo il primato della preghiera e della contemplazione, è aperta alle varie spiritualità fiorite nel corso dei secoli, accoglie una varietà apostolica che abbraccia tutte le dimensioni carismatiche presenti nella Chiesa e allarga, con oculato discernimento, gli orizzonti che danno spazio all’iniziativa, alla creatività e all’originalità, in base alle aspirazioni interiori e secondo la situazione personale. Non è un’esasperata ricerca di attuare il progetto che Dio ha su di lei, ma un contribuire a mettere in luce la genuina natura della Chiesa: ardente nell’azione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e tuttavia pellegrina.
7
É donazione di sé stessa e disponibilità al servizio che non richiede ulteriori conferimenti ministeriali perché questi già vivono nel suo grembo: espressione di una maternità divina ed ecclesiale del tutto particolare in lei, di un amore esclusivo per Cristo che spezza le barriere dell’indifferenza e dell’egocentrismo per dedicarsi all’amore verso tutti gli uomini e tutte le donne nelle circostanze ordinarie della vita, sostenendosi economicamente e in modo autonomo col proprio lavoro e, in caso di inabilità fisica, presentando le sue sofferenze come serena oblazione per la gloria di Dio.

Per approfondimenti:
Coletti D., Quale missione dalla consacrazione nell'Ordo virginum, in Vita Consacrata 35(1999) pp. 480-493




1 Dalla lettera di S. Paolo ai Romani risulta che la diaconessa Febe ebbe l’ufficio di guidare ed assistere la Chiesa locale di Cencre (Rm. 16,1-2); secondo la Didascaliail diaconato femminile era istituito per il servizio alle donne, il quale consisteva essenzialmente nell’unzione delle neofite durante il rito battesimale, nell’assistenza e cura delle inferme, nella visita a donne cristiane che vivevano in case di pagani (Did. III 12,1-13,1); per le Costituzioni Apostoliche altro compito delle diaconesse era di accogliere le donne che si recavano nelle assemblee liturgiche (CA II 58,4-6), di accompagnare le donne cristiane che eventualmente dovevano intrattenersi con il diacono o con il vescovo (CA II 26,6); dal vescovo stesso potevano essere incaricate di qualche altra missione o servizio non ulteriormente precisato (CA III 19,1), qui non sono più scelte fra le donne della comunità cristiana in genere, ma di preferenza tra le “vergini” o, in mancanza di queste, tra le “vedove” (CA VI 17,4).
2 M. ANDRIEU, Le Pontifical Romain au moyen-âge, T. I Le Pontifical Romain du XII siècle, Città del Vaticano 1938, pp. 168-169.
3“E se avrà fatto diaconessa qualcuna di quelle (vergini): le dia il libro delle omelie dicendo: «Ricevi la potestà di leggere il Vangelo con l’omelia nella Chiesa di Dio, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo», id., Le Pontifical Romain au Moyen-âge, T. III Le Pontifical de Guillame Durand, Città del Vaticano 1940, p. 223.
4 “Esaudisci o Signore le nostre preghiere e sopra questa tua serva effondi lo Spirito della tua benedizione affinché arricchita del dono celeste possa ottenere le grazie della tua Maestà e offrire agli altri esempio di buona vita”, C. VOGEL -R. ELZE, Le Pontifical Romano-Germanique du dixième siècle I, Città del Vaticano 1963, p. 55; M. ANDRIEU, op. cit., III, 411.
5 RCV 2 
6 RCV 29.
7 SC 2.

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