La santa, vergine consacrata, del mese di Aprile


1 Aprile 304 Santa Irene di Tessalonica o di Salonicco
 2 Aprile 307  Santa Teodosia di Cesarea di Palestina  

12 Aprile 250 Santa Vissia 
19 Aprile 341 Santa Marta di Persia

23 Aprile sec. VI Santa Pusinna


Santa Irene di Tessalonica o di Salonicco 1 aprile 304 


(memoria per la Chiesa Cattolica ed Ortodossa il 5 Aprile)
Ad Aquileia (in provincia di Udine) vivevano tre sorelle che nel battesimo ricevettero i nomi di Agape, Chionia e Irene. Gli atti dei martiri descrivono le tre ragazze: "Una di loro tre, che possedeva la perfezione del precetto, poiché amava Iddio con tutta la sua anima e il prossimo come se stessa...si chiamava Agape, perché con questo nome i greci indicano l'amore. Un'altra, che conservava puro e splendido il nitore della veste battesimale ricevette il nome della neve, poiché si chiamava Chione (in greco: neve). La terza aveva in sé il dono del Salvatore...cioè la pace, era chiamata da tutti Irene, parola che in greco significa pace." Erano figlie di ricchi genitori pagani. Additate come modello di santità, da parte degli altri fedeli; alla giovanissima Irene furono addirittura affidate le Sacre Scritture che custodì scrupolosamente deponendoli in scrigni insieme ad altri cofanetti che contenevano i suoi gioielli.
Nel febbraio del 303 l’imperatore Diocleziano, con il primo editto di Nicomedia, ordinò la distruzione di tutti i libri sacri. Le tre sorelle non tradirono la loro fede: abbandonarono la loro casa e la loro famiglia e si rifugiarono per un breve periodo in montagna. Interessante a tal proposito è il dialogo tra Dulcezio e Irene durante il processo:
"Il governatore disse: - L’anno scorso, quando fu diffuso per la prima volta tale ordine dei nostri signori, gli imperatori e Cesari, dove vi nascondeste?
Irene disse – Dove ha voluto Dio, sui monti, Dio lo vede a cielo scoperto.
Il governatore disse: - In casa di chi eravate?
Irene disse: - Vivevamo allo scoperto, ora su un monte, ora su un altro.
Il governatore disse: - Chi vi forniva pane?
Irene disse: - Dio, che lo fornisce a tutti.
Il governatore disse: - Vostro padre, ne era informato?
Irene disse: - Giuro per Dio Onnipotente che non ne era informato
Questa testimonianza fu un buon modo per non rivelare i nomi di chi, in quel periodo, badò al sostentamento di tutti quei Cristiani che, come loro, si erano rifugiati sui monti per sfuggire alla persecuzione.
Il motivo che spinse le sante a trasferirsi nella città greca di Tessalonica (odierna Salonicco) e le circostanze entro le quali esse furono catturate non risultano chiari; esistono diverse versioni dei fatti, una di queste sostiene che “una notte san Crisogino, (martire morto poco tempo prima) apparve in sogno al Presbitero di Aquileia, Zoilio, e gli annunciò che entro nove giorni le tre sorelle sarebbero state catturate. Di li a poco, anche Zoilio sarebbe stato arrestato e condannato a morte; preoccupato per la sorte delle tre sante, le fece trasferire a Tessalonica, dove possedevano un’alrta casa e le affidò a santa Anastasia, tuttavia furono scoperte e rinchiuse in carcere”. Comunque è certo che nel 304 Agape, Chionia e Irene si trovavano in una casa di loro proprietà a Tessalonica, imprigionate in seguito al quarto editto imperiale, nella prima metà di marzo del 304 furono presentate davanti a Dulcezio, governatore di Tessalonica, insieme ad altri cristiani: Agatone, Eutichia, Cassia e Filippa. Al rifiuto di compiere l’atto di devozione verso gli dèi romani mangiando le carni immolate, Dulcezio “ … lesse la sentenza scritta da un foglio: Poiché Agape e Chionia, con animo ribelle, hanno nutrito opinioni contrarie al divino decreto dei nostri Signori Augusti e Cesari, ed inoltre venerano il culto dei cristiani, vano, antiquato ed odioso a tutte le persone pie, ho ordinato che siano messe al rogo. Ed aggiunse: Agatone, Irene, Cassia, Filippa ed Eutichia , a causa della giovane età, per il momento saranno gettati in carcere”.
Passati alcuni giorni, furono rinvenuti gli scrigni appartenenti ad Irene contenenti i Testi Sacri, la giovane fu allora nuovamente condotta di fronte a Dulcezio, il quale la sottopose ad un lungo interrogatorio e, per appurare eventuali complicità anche al riguardo degli scritti ritrovati in casa sua, le domandò se qualcun altro avesse avuto modo di leggere quegli scritti o se qualcuno di loro avesse insegnato al alcuno il loro contenuto. Irene rispose:“Stavano in casa nostra e non osavamo portarli fuori […] eravamo in grande afflizione, perché non potevamo consacrarci ad esse giorno e notte, come facevamo appunto all’inizio, fino al giorno in cui, l’anno scorso, li nascondemmo.”
Dulcezio, per farle confessare i nomi dei suoi complici e costringerla ad abiurare requisì i suoi cofanetti di gioielli, fece bruciare pubblicamente le Sacre Scritture quindi ordinò di esporla nuda in un postribolo ricevendo un unico pane al giorno, ma “…per la grazia dello Spirito Santo che la proteggeva e la conservava pura per il Dio Signore di tutte le cose, nessuno osò avvicinarla, o anche arrivare a rivolgerle una parola ingiuriosa…”
Dulcezio la fece richiamare al suo cospetto: “… Persisti sempre nella tua follia?” Irene rispose: “Non è follia ma pietà.” A questo punto il governatore emise definitiva sentenza contro Irene: “… Poiché Irene non ha voluto ubbidire all’ordine degli imperatori e sacrificare, e per di più venera una setta detta cristiana, per questo motivo, come anche in precedenza le sue sorelle, ho ordinato che anch’essa sia bruciata viva…”
Il primo aprile del 304 Irene arrivò sul luogo del supplizio, salì da sola sulla catasta di legname ardente e, mentre cantava salmi ed inni al Signore offrì la sua giovane vita in sacrificio di soave odore.
Il processo contro le sorelle Agape, Irene e Chionia occupò diverse sedute. I verbali riguardanti questi interrogatori furono successivamente collegati tra loro, in modo da costituire un unico racconto, un agiografo ha poi premesso agli atti un prologo generale, ha inserito parte del verbale ed un breve epilogo su Irene registrando la data sua esecuzione: il 1 aprile del 304. Pio Franchi de' Cavalieri scoprì la redazione autentica dei documenti processuali di Agape, Chionia ed Irene stilandone un'edizione nel 1902.

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