Le sante, vergini consacrate, del mese di Giugno

Santa Oliva di Palermo 10 Giugno 463

Dopo che Roma fu saccheggiata, nel 410, dai visigoti di Alarico (395-410) e poi, nel 455, dai vandali di Genserico (428-477), definitivo fu il declino dell’Impero romano d’Occidente. In questo periodo storico i Vandali, convertitisi all’arianesimo, assoggettarono gli antichi territori dell’Impero e attivarono un’accanita persecuzione anticattolica in Sicilia e in Africa settentrionale in particolare a Cartagine, attuale sobborgo di Tunisi.  Lo storico della persecuzione vandalica in Africa, il vescovo Vittore di Vita,  nella sua Historia pesecutionis Africanae Provinciae, temporibus Geiserici et Hunirici regum Wandalorum, sec. V, informa che sotto i re ariani molti cristiani dell'Africa proconsolare, per la fede nella Santa Trinità, ebbero a soffrire atroci tormenti. Erano prese di mira specialmente le donne appartenenti alla nobiltà, che venivano denudate e fustigate in pubblico fino a farle morire dissanguate.
G. Serenario, Reclusione di Sant' Oliva (sec. XVIII) Chiesa S. Francesco di Paola - Palermo
In questo contesto storico si inserisce la storia della giovane Oliva: nata a Palermo da nobile famiglia  cristiana.  All'età di 13 anni a motivo della sua fede fu esiliata a Tunisi. Costretta a vivere tra i mendicanti, soffrendo la fame, la sete, il freddo, la nudità; guarì  due storpi e li battezzò nel nome della Santa Trinità. Quando questi cominciarono a testimoniare pubblicamente la loro fede, furono arrestati ed uccisi atrocemente. Oliva, invece, fu condotta con disprezzo in giro per la città e poi abbandonata in un luogo deserto in preda agli animali feroci. Alcuni cacciatori, accortisi della fanciulla, tentarono di insidiarla ma con la forza della sua parola Oliva riuscì a convertirli alla fede. Saputo ciò il governatore la fece riportare in città, la rinchiuse in carcere con l’intento di farla abiurare. Flagellata, scarnificata sull’aculeo, immersa in una caldaia di olio bollente e nelle fiamme, infine,  per la sua fermezza fu decapitata il 10 giugno 463 mentre la sua anima saliva in cielo sotto forma di colomba.
A Tunisi esiste una moschea che porta il nome in arabo di “Moschea dell'oliva”, dedicata alla santa: questo perché in quel luogo era stata eretta una chiesa, che poi i musulmani adattarono in moschea, lasciandone però invariato il nome. Si sa che nel 1402 il re Martino I lo richiese al Califfo Abû Azir, ma ne ebbe un rifiuto, poiché ancora oggi i tunisini, presso i quali è ancora oggi venerata, credono che la loro religione e la loro dominazione tramonterà quando sarà ritrovato il Corpo della Vergine Oliva. Ma secondo una vetusta tradizione il suo corpo fu trafugato da alcuni cristiani e portato a Palermo per essere religiosamente seppellito. Quel luogo è stato identificato dallo storico Agostino Inveges, presso Casa Professa o, secondo altri, nella chiesetta a lei dedicata fin dal 1310 a fianco della Chiesa di S. Francesco di Paola.
Sant’Oliva non è citata nei martirologi romani, tuttavia è ricordata nell'antico Breviario Gallo-Siculo del sec. XII e nel Breviario Cefaludese.  In un’antica tavola, custodita nel Museo Diocesano di Palermo, appare dipinta la sua immagine con i santi Elia, Rosalia e Venera. Fanno memoria di lei anche il Martirologio Siculo di  P. Ottavio Caietano S.J. (1617) e il Martirologio Palermitano del canonico Antonio Mongitore (1742).

Fu iscritta nel Calendario Palermitano dal Cardinale Giannettino Doria nel 1611 e celebrata dalla Chiesa Palermitana fino al 1980 come Memoria obbligatoria; dal 1981 è stata espunta dal Calendario Liturgico Regionale, ma nella Città di Palermo può essere sempre celebrata con il grado di Memoria facoltativa. Le è stata dedicata una Parrocchia della Città nel 1940, mentre il culto è vivo a Pettineo ( ME ) e a Raffadali ( AG ), ove è Patrona principale e nella Chiesa Cattedrale di Tunisi, a Lei intitolata dal 18 maggio 1890.     

Si ringrazia sentitamente per la collaborazione Ugo Russo autore, tra l’altro, del sito http://www.santaoliva.diocesipa.it/Index.htm

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