"Pensiamo a quel ritratto di Gesù raffigurato nel Duomo di Monreale ... ciascuno di noi è come una tessera di questo grande mosaico. Quindi tutti quanti dobbiamo capire qual è il nostro posto e aiutare gli altri a capire qual è il proprio, perché si formi l'unico volto del Cristo." Beato Giuseppe Puglisi - Palermo 15/09/1937 - 15/09/1993 Primo martire di mafia

Le sante, vergini consacrate del mese di Novembre

Articolo scritto venerdì, 19 novembre 2010

5 Novembre sec. III - IV Santa Trofimena Patrona di Minori (o Febronia nella diocesi di Patti)
24 Novembre sec. IV Santa Firmina Patrona di Amelia e di Civitavecchia 
26 Novembre sec. V Santa Magnanzia
30 Novembre 303 Santa Illuminata
Santa Firmina (o Fermina) 24 Novembre 304 ca.
 
Lattanzio Niccoli (?), Martirio di S. Firmina,  sec. XVII (Duomo di Amelia)
per gentile concessione dell'Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici
della Diocesi di Terni-Narni-Amelia


Secondo la Passio redatta da un autore che si ispirò  al Martirologio Geronimiano (sec. V), Firmina nacque nel sec. III d.C., dalla nobile e  ricca famiglia dei Pisoni.  Il padre Calpurnio, era prefetto di Roma, la madre fu saggia maestra della figlia nell'insegnarle la fede  in Gesù Cristo.
Quando, sotto l'imperatore Diocleziano, si riaccese la persecuzione contro i cristiani, Firmina decise di allontanarsi da Roma con lo scopo di annunciare il Vangelo fra il popolo e i marinai e, partendo dal Tevere, si imbarcò ad Ostia. Secondo la tradizione il primo prodigio operato da Firmina fu proprio durante questo furioso temporale: la fragile imbarcazione con altri viaggiatori stava per naufragare quando Firmina si inginocchiò in mezzo alla nave, pregò Dio, affinchè il mare si placasse. La tempesta cessò all'istante e così l'imbarcazione poté arrivare nel porto di Centumcellae attuale Civitavecchia senza danni. I marinai, testimoni del prodigio, caddero ai piedi di Firmina venerando in lei la protettrice dei naviganti. Sbarcata a Civitavecchia, la giovane si rifugiò per due anni in una grotta presso il porto, oggi inglobata nel Forte Michelangelo, soccorrendo i cristiani e i condannati alla lavorazione delle pietre. Riprese quindi il suo viaggio a piedi, verso la città di Amelia salutando il popolo di Centumcellae nel nome di Gesù e promettendo solennemente che mai si sarebbe dimenticata di loro.
Nella grotta di circa mq. 22 si trova ancora oggi un sasso sul quale, secondo la tradizione popolare, la santa poggiava il capo per riposare e la terra di questa grotta, cosparsa sulle parti malate degli infermi dopo che questi avevano invocato la santa, operava guarigioni istantanee. Firmina, giunta ad Amelia, in Umbria, si stabilì in una delle ville della sua famiglia vivendoci come in un eremo, in completa meditazione e preghiera. Gli abitanti del luogo, attratti dalla sua testimonianza, si avvicinarono a lei ma qualcuno la denunciò come cristiana. Convocata in tribunale dal Prefetto Olimpiade questi rimase così affascinato dal suo aspetto e dalle sue parole che se ne innamorò, ma Firmina rifiutò sia di abiurare che di sposarlo, fuori di sè allora Olimpiade tento di farle violenza ma rimase paralizzato, in seguito a questo evento si convertì. Diocleziano venendo a sapere ciò lo fece arrestare da Megezio che lo torturò fino alla morte. Firmina ne raccolse  il corpo e lo seppellì in un suo podere detto Agulianus distante circa otto miglia da Amelia.
Il nuovo Prefetto, Magesio o Megezio, tuttavia la sottopose a un secondo processo, attirato anche dalle sue "ricchezze". E durante il suo martirio avvennero fatti prodigiosi: Ursicino o Ursiano incaricato dal Prefetto di flagellarla, nel momento di darle il primo colpo, cadde a terra con il braccio paralizzato e subito guarì per le preghiere della Santa. Ciononostante il giudice Megezio, ordinò che la giovane venisse legata con i capelli ad un alto trave (la tradizione vuole che sia quella posta all’ingresso del Duomo di Amelia) e, così sospesa per essere esposta allo scherno dei pagani presenti, comandò di accendere sotto i suoi piedi un rogo per farla morire lentamente in agonia.
Firmina, durante il suo atroce martirio pregò Dio per sè e i suoi carnefici poi, spirò dolcemente …era il 24 novembre prusumibilmente del 304 ed aveva circa 25 anni. Molti vedendola morire in tal modo si convertirono al Vangelo. Tra questi Ursiano (Ursicinus) che secondo il Martirologio Geronimiano andò a Ravenna, ricevette il battesimo dal prete Valentino e subì il martirio il 13 dicembre. Il corpo di Firmina venne segretamente sepolto dai cristiani nello stesso luogo in cui la martire seppellì il suo pretendente. Fu  ritrovato nell' 870da un vescovo ed  oggi le sue spoglie sono custodite nell’altare del Duomo di Amelia insieme a quelle S. Olimpiade.
Il Martirologio Romano riporta la memoria di Santa Firmina il 24 Novembre, ma a Civitavecchia la si onora il 28 Aprile, in ricordo del giorno in cui il Vescovo di Amelia nel 1647 ne donò una reliquia.
Ancora oggi, Firmina è un esempio di come amare il Signore, anche in mezzo ai sacrifici, ai problemi, alle difficoltà della vita. Le celebrazioni in suo onore, mostrano, la profonda devozione che la popolazione locale da secoli tributa alla propria patrona.
Ad Amelia, in provincia di Terni, la Festa di Santa Firmina si celebra il 24 novembre, giorno del suo martirio. Si inizia il 15 novembre con la novena e il triduo poi prosegue il 24 con la S. Messa. La celebrazione è preceduta dalla rievocazione storica della pesatura ed offerta dei ceri. Secondo gli Statuti del 1346, alla presenza dei cittadini, delle autorità civili e religiose, i rappresentanti dei borghi del territorio comunale, indossati tradizionali abiti del Trecento offrono alla patrona grossi ceri definiti fuochi del castello, cioè del borgo, il cui peso equivale simbolicamente a quello dei nuclei familiari presenti nel borgo che essi amministrano.
Invece a Civitavecchia, in suo onore, esce la processione dalla Cattedrale: la statua della santa viene portata a spalla da pescatori, marinai e portuali ed è preceduta dalla banda musicale, dagli sbandieratori e da figuranti in costumi romani tra cui S. Firmina impersonata da una bambina con lunghi capelli, che tiene in una mano una barchetta e nell'altra un ramoscello d’ulivo. La sfilata percorre le vie del centro fino ad arrivare al porto, qui un rimorchiatore imbarca la statua della santa per portarla a largo e, mentre compie il giro dello scalo marittimo accompagnato dal suono delle sirene dei piroscafi ancorati nel porto unito al suono delle campane delle chiese,  ha luogo la benedizione del mare.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Buonasera, come tutte le vite dei Santi Martiri anche Santa Firmina è davvero un grande esempio.
Vorrei chiedere se fosse possibile avere la novena e il triduo a questa grande Santa, che ahimè troppo spesso è dimenticata come tantissimi altri Santi.
Grazie, cordiali saluti
Arianna

Ordo Virginum Sicilia ha detto...

Carissima Arianna, purtroppo non siamo in possesso di un triduo o novena su S. Firmina. Un caro saluto e buon cammino nel Signore.

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