La santa, vergine consacrata, del mese di Dicembre

4 Dicembre sec. I - II Santa Barbara13 Dicembre 304 Santa Lucia Patrona di Siracusa
16 Dicembre 250 Santa Albina di Cesarea
18 Dicembre sec. III Santa Vittoria

25 Dicembre 256 Santa Eugenia di Roma
31 Dicembre sec. III Santa Colomba di Sens



Santa Lucia † 13 Dicembre 304 Patrona di Siracusa

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S. Lucia - Affresco presso le 
catacombe di S. Giovanni a Siracusa
Nacque a Siracusa sotto la reggenza di Diocleziano, da padre Lucio e madre Eutychie o Eutichia, intorno al 283. Il nome del padre lo si desume da una norma romana che vigeva all'epoca ed imponeva il nome del padre alle figlie. Il nome della madre è invece certo.
Discendente da nobile casato siracusano, Lucia perse il padre quando era ancora piccola, pressappoco cinque anni. Cresciuta in compagnia della sola madre, e secondo i lodevoli insegnamenti dediti alla rettitudine, alla pietà e alla carità, non condusse, benché ricca, la vita oziosa e spensierata dell'ambiente patrizio dell'epoca. Lucia, fanciulla bella, intelligente e virtuosa, meditava assiduamente le S. Scritture e si recava ai riti cristiani nelle catacombe di Siracusa: spinta dal suo amore per Gesù e dall’esempio delle prime vergini martiri, decise di consacrarsi a Dio con voto di perpetua verginità. A causa di una grave emorragia di sangue, che non dava nessuna speranza di vita ulteriore alla madre Eutichia, Lucia pensò di recarsi nella non lontana Catania per pregare sulla tomba di Sant'Agata, e sperare in una grazia di pronta guarigione. Agata era una bella e ricca fanciulla morta martire su ordine di Quinziano, prefetto della Sicilia, al tempo delle persecuzioni di Decio Imperatore. Lucia e la madre giunsero a Catania probabilmente il 5 febbraio 301, per renderle omaggio nel giorno della sua festa (morte). Assistettero dapprima alla funzione religiosa e, all'udire il Vangelo di Matteo, lì dove parla della guarigione di una povera donna emorroissa al semplice tocco della veste del Signore.
Ispirata da quelle parole, Lucia disse alla madre: “Se credi in ciò che è stato appena proclamato, crederai anche che S. Agata, che ha patito per Cristo, abbia confidente accesso al Suo tribunale” e la invitò a toccare il sepolcro di sant'Agata nell'attesa che il miracolo accadesse.
Chinate innanzi al sepolcro, Lucia iniziò a pregare fervidamente e, nella preghiera prese sonno. In quel dormire ebbe la visione di Sant'Agata che, rassicurandola sulla salute della madre, le predisse che lei sarebbe stata la martire di Siracusa così come essa stessa fu per Catania.
S. Agata le disse: “Sorella mia Lucia, vergine devota a Dio, perché chiedi a me ciò che puoi tu stessa ottenere per tua madre? Ecco che ella è già guarita per la tua fede. Con la tua verginità tu hai costruito un santuario gradito a Dio, ed io ti dico che come grazie a me è sublimata la città di Catania, così per te avrà decoro dal Signore Gesù Cristo la città di Siracusa”.
Dopo quella visione, Lucia esclamò alla madre: “Per l’intercessione della Sua Sposa Agata, Gesù ti ha guarita”, e subito Eutichia constatò di essere del tutto risanata. Fu in quei momenti che Lucia decise di dare voce alla sua vocazione e al suo nascosto volere di rendere il suo corpo a Dio e a nessun altro uomo, e lo rivelò alla madre.
Lucia continuò: “A questo punto desidero che tu non mi parli più di sposo terreno, perché da tempo mi sono consacrata a Gesù. Piuttosto dammi quello che avevi pensato come mia dote perché possa distribuirlo ai poveri”.
Eutichia: “Se non ti rincresce, farai dei beni miei e di tuo padre l’uso che vorrai dopo la mia morte”.
Lucia: “La tua offerta non è la più gradita a Gesù. Dona adesso, a Lui nei poveri, ciò di cui dovrai forzatamente disfarti nella tomba”.
Eutichia fu convinta, tornate a Siracusa, e con il benestare della madre che aveva compreso la seria volontà, Lucia donò tutte le sue ricchezze ai poveri e si fece povera per Cristo. Il fidanzato non era contento della decisione di Lucia le disse che l'amava e che l'avrebbe sposata per avere anche lui un po' della sua bellezza; allora lei si strappò gli occhi e glieli diede dicendogli che così avrebbe comunque avuto parte della sua bellezza, come voleva. Ma il promesso sposo pagano, rimasto offeso, denunciò la giovane all'Arconte Pascasio, accusandola di dare culto a Cristo.
In seguito a quest'atto, fu condotta dinanzi Pascasio, prefetto di Siracusa, che le ordinò di sacrificare agli dèi.
Ma Lucia disse: “Sacrificio puro presso Dio è curare chi soffre. Ho donato a Dio tutte le mie sostanze, e poiché ora non ho più nulla da offrire, offro in sacrificio me stessa”.
Pascasio: “Di’ tali sciocchezze agli stolti come te. Io eseguo gli ordini degli imperatori”.
Lucia: “Tu osservi i comandi degli imperatori ed io i comandamenti del mio Dio; tu temi gli imperatori ed io il mio Dio; tu vuoi piacere agli imperatori ed io al mio Dio; tu non disobbedisci agli imperatori ed io come potrei disobbedire al mio Dio? Fai ciò che vuoi: anch’io agirò secondo il mio cuore”.
Pascasio: “Tu hai dissipato i tuoi beni con uomini dissoluti”.
Lucia: “Io ho riposto al sicuro il mio patrimonio ed il mio corpo non ha conosciuto l’impurità”.
Pascasio: “Tu sei la disonestà in persona”.
Lucia: “La disonestà siete voi, di cui l’Apostolo dice: corrompete le anime degli uomini affinché
fornifichino contro Dio vivente e servano al diavolo ed ai suoi angeli che sono nella corruzione.
Anteponendo i piaceri effimeri ai beni eterni, perdete l’eterna beatitudine”.

Pascasio: “Queste parole cesseranno quando inizieranno i tormenti”.
Lucia: “E’ impossibile far cessare le parole di Dio”.
Pascasio: “Tu dunque sei Dio?”.
Lucia: “Io sono serva del Dio eterno, che ha detto: quando sarete condotti davanti ai potenti non
preoccupatevi di cosa dire perché non sarete voi a parlare ma lo Spirito Santo che è in voi”.

Pascasio: “In te c’è lo Spirito Santo?”.
Lucia: “L’Apostolo dice: coloro che vivono castamente sono tempio di Dio e lo Spirito Santo dimora in essi”.
Pascasio: “Allora ti farò condurre in un luogo infame dove sarai costretta a vivere nel disonore, così lo Spirito Santo fuggirà da te”.
Lucia: “Il corpo non viene deturpato se non dal consenso dell’anima: anche se tu mettessi nelle mie mani l’incenso per un sacrificio, Dio sa la mia intenzione. Egli scruta le coscienze ed aborrisce il violentatore della purezza. Se tu comandi che io subisca violenza contro la mia volontà, la mia castità meriterà una doppia corona”.
Pascasio: “Se non mi obbedisci t’infliggerò crudelissime torture”.
Lucia: “Tu non potrai mai convincermi a peccare: sono pronta ad ogni tortura”.
Allora Pascasio ordinò di farla condurre in un postribolo perché le fosse fatta violenza, ma lo Spirito Santo la rese immobile: invano i soldati la spingevano cadendo sfiniti a terra, invano la trascinavano legata a mani e piedi o trainata da molti buoi. Pensandola una strega, Pascasio la fece cospargere d’urina ed i maghi iniziarono ad invocare gli dèi.
Pascasio infuriato le disse: “Lucia, quali sono le tue arti magiche?”.
Lucia: “Queste non sono arti magiche: è la potenza di Dio”.
Pascasio: “Perché pur tirandoti a forza in mille non ti sei mossa?”.
Lucia: “Anche se tu ne aggiungessi altre migliaia, si avvererebbe in me la Parola di Dio: cadranno mille alla tua sinistra e diecimila alla tua destra, ma nessuno potrà accostarsi a te”.
Pascasio era disperato, e Lucia gli disse: “Misero Pascasio, perché ti affliggi, impallidisci, ti struggi? Hai avuto la prova che sono tempio di Dio: credi anche tu in Lui”.
Pascasio allora le fece accendere attorno un rogo, ma le fiamme la lasciarono illesa.
E Lucia: “Ho pregato il mio Signore Gesù Cristo affinchè questo fuoco non mi molestasse, perché dare ai credenti il coraggio del martirio ed i non credenti l’accecamento della loro superbia”.
Gli amici di Pascasio, per farla tacere, le conficcarono un pugnale in gola.
Ma prima di morire Lucia riuscì a dire questa profezia: “Vi annuncio che presto sarà data pace alla Chiesa di Dio. Diocleziano e Massimiano decadranno. E come la città di Catania venera come protettrice S. Agata, così anche voi onorerete me per grazia del Signore nostro Gesù Cristo osservando di cuore i Suoi comandamenti”.
Poi s’inginocchiò, ricevette l’Eucarestia e spirò: era il 13 dicembre 304.

Nello stesso luogo dove subì il martirio ebbe sepoltura e nel 313 fu edificato un santuario per accogliere il continuo flusso di pellegrini.
Sul supplizio di Lucia gli Atti greci si discordano da quelli latini, gli uni affermano la decapitazione, gli altri che fu trafitta al collo con un pugnale. Il Codice Papadopulo concorda con San Gregorio Magno e S. Adelmo: Lucia fu decapitata.
 Le reliquie La salma della santa rimase a Siracusa per otto secoli. Nel 1038, il generale bizantino Giorgio Maniace, entrato in città,  portò la salma a Costantinopoli, per salvaguardarla dai Saraceni che presero a saccheggio la città, e la donò alla Imperatrice Teodora.Nel 1204, durante la quarta Crociata, Costantinopoli cadde sotto il Doge veneziano Enrico Dandolo. Insieme ad altra "preda bellica", i famosi quattro cavalli di bronzo, il Doge trasferì la salma della santa a Venezia, nella Chiesa di S. Giorgio tra le lagune.  Ma uno spaventoso incidente, che fece morire non pochi pellegrini, per via di più di un capovolgimento delle imbarcazioni per l'insorgere di un turbine improvviso, spinse il Senato a far spostare la salma nella Chiesa di S. Maria Annunziata il 18 gennaio 1280 con solenne processione. Nel 1313 fu consacrata una nuova chiesa in suo nome e lì fu deposta.
Nel 1806, in seguito alla soppressione napoleonica, Chiesa e Monastero furono chiusi. Nel 1860, dovendosi ampliare la stazione ferroviaria, nella stolida furia distruttiva dell'epoca, fu abbattuta anche la Chiesa di S. Lucia. Il corpo, allora, fu definitivamente portato nella Chiesa parrocchiale di S. Geremia, assumendo così la denominazione di "Chiesa dei SS. Geremia e Lucia". Qui riposa oggi la santa.Il 7 novembre 1981 le reliquie di santa Lucia furono portate via da due persone armate che immobilizzarono il parroco della chiesa di san Geremia a Venezia e rubarono la teca contenente i resti della santa. Nei giorni seguenti giunse la richiesta di un riscatto e poi una telefonata annunciava che le reliquie di santa Lucia erano state bruciate. Il 13 dicembre, poco più di un mese dopo, però la polizia trovò le spoglie della santa in un capanno di caccia ai bordi della laguna veneziana. Un uomo, sospettato di aver preso parte al furto, fu arrestato, ma dopo circa un anno fu assolto dall' accusa dal tribunale di Venezia.
Durante i secoli Siracusa è venuta in possesso solo di alcune reliquie. Il gesuita P. Bartolomeo Petracci donò al Senato di Siracusa la reliquia consistente in tre frammenti di costole che ora è racchiusa in una teca d'oro posta nel petto del simulacro di S. Lucia. Il servo di Dio P. Innocenzo Marcinò, guardiano e provinciale dei Cappuccini di Siracusa divenuto in seguito Ministro Generale dell'Ordine, riuscì a procurare a Mons. Capobianco, Vescovo di Siracusa, due altre reliquie consistenti in due frammenti di un braccio. Queste reliquie sono racchiuse in un pregevole reliquiario fatto eseguire dall' 'Arcivescovo Carabelli.
Nel Duomo di Siracusa sono esposti, in apposite teche, il velo, la veste e le scarpette che furono tolti al corpo di S. Lucia in occasione della traslazione a Costantinopoli. Il velo, di seta finissima bianca, è listato da strisce color zafferano; la veste, a forma di tunica lunga e stretta alle spalle e molto ampia in basso, è di seta finissima color porpora, arabescata con foglie e fiori del medesimo colore; le calzature sono di pelle sottile, foderate di raso rosso e con stringhe di cuoio. In una teca d'argento è custodito un pezzo di osso dell'avambraccio portato in dono dal Patriarca di Venezia Monsignor Marco Cé, in occasione della sua venuta a Siracusa durante la festa di S. Lucia nel 1988.
Altri frammenti di corpo sono giunti in Austria, Lisbona, Belgio, Nantes, Roma, Milano, Napoli, Verona, Padova, Montegalda di Vicenza, e a Venezia stessa nelle Chiese di S. Giorgio Maggiore, dei SS: Apostoli, dei Gesuiti, dei Carmini.
Per il 17° anniversario del suo martirio, dal 15 al 22 dicembre 2004, il corpo della santa è stato portato dal capoluogo veneto in aereo fino a Catania, poi a bordo della nave «Vega» della Marina militare, intorno alle ore 15.00, ha raggiunto il Porto Grande  di Siracusa. La città si è interamente riversata lungo il porto per accogliere la sua patrona. Per le vie si è formato un interminabile fiume di fedeli.  Si è così data parziale realizzazione ad un sogno lungamente accarezzato e ad un’attesa che dura da secoli: il primissimo ritorno dopo 965 anni di assenza. La bara con le spoglie sono state portate a braccio da giovani donne. Al termine delle celebrazioni un elicottero l’ha riportata a Venezia.



Culto
Fin dall’antichità il suo culto si è diffuso universalmente e si è tramandato sino ad oggi. La testimonianza più antica è un’epigrafe marmorea in greco risalente al IV – V sec., rinvenuta nel 1894 dall'archeologo Paolo Orsi durante l'esplorazioni nelle Catacombe di San Giovanni a Siracusa. L'epigrafe greca dice:"Euskia, la irreprensibile, vissuta buona e pura per anni circa 25, morì nella festa della mia santa Lucia, per la quale non vi ha elogio condegno; (fu) cristiana fedele, perfetta, grata al suo maritomdi molta gratitudine".
Nel 384 S. Orso le dedicò una chiesa a Ravenna. Papa Onorio I ne dedicò una a Roma. S. Gregorio Magno compose l’Ufficio e la Messa di S. Lucia, inserì il suo nome nel Canone Romano e le consacrò una cappella nella basilica di S. Pietro. Compare nel Martirologio Gerominiano, nel Sacramentario Gelasiano di S. Gallo, nel Breviario Gallo-Siculo, nel Canone di Milano e Ravenna. S.Adelmo le dedicò un poema. S. Tommaso d’Aquino la citò nella Summa Teologiae. S. Giovanni Damasceno compose l’Ufficio greco in suo onore. Tra i suoi devoti vi sono pure S. Caterina da Siena, S. Leone Magno, S. Ambrogio e Dante, che la elogiò nella Divina Commedia.  Degno di nota è il dipinto ad olio su teladi Michelangelo da Caravaggio: Il "Seppellimento di S. Lucia", prima opera siciliana, eseguita durante il suo soggiorno a Siracusa nel 1608. Questa grande opera si trova dal 1984, dopo attento restauro eseguito a Roma, esposta al Museo di Palazzo Bellomo in attesa di essere trasferita nella Basilica di S. Lucia al Sepolcro, sua sede naturale.

programma festeggiamenti a Siracusa
Il Prodigio  del sudore Vari monasteri sono stati costruiti in suo nome, varie Chiese le sono state dedicate, vari dipinti la ritraggono, e varie statue sono state scolpite. Tra le ultime, va menzionato un simulacro marmoreo, posto ai piedi del sepolcro, a Siracusa, raffigurante "Santa Lucia morente" del fiorentino Gregorio Tedeschi (1634). Coricata sul lato destro, poggia la testa sul Vangelo e reca in mano la palma del martirio.
Questa pregevole scultura è stata oggetto di manifestazione d'intercessione della santa con il Signore. Si ricorda infatti, un "Prodigioso Sudore" in concomitanza con l'assedio della città, all'epoca della dominazione austriaca.
Era il mese di maggio 1735 e Siracusa, sotto giogo austriaco, era ormai da molti mesi stretta nell'assedio degli spagnoli. Le operazioni di guerra ti le due opposte forze vedevano la stremata ed indifesa popolazione in preda alla  disperazione. S. Lucia non poteva restare estranea a tanta sofferenza e rincuorò i siracusani con il segno del sudore di quell'immagine che la raffigura morente dopo la prova del martirio: eloquente messaggio della sua solidarietà al martirio che stava subendo il suo popolo. Ma ecco la descrizione del fatto nella testimonianza rilasciata al Tribunale Diocesano da uno dei Frati del Convento di S. Lucia:

.....ritrovandosi detto Padre di residenza nel sopra-detto Convento, giorno 6 del passato Maggio, scendendo col Vicario del suddetto Convento, in compagnia di tre ingegneri Spagnuoli ed un Terziario del Terzo Ordine del P. San Francesco, nel Sepolcro di S.ta Lucia si accorse uno degli ingegnieri di certo splendore che spiccava dalla faccia dell' 'immagine di marmo di detta Santa, e del medesimo lustro o splendore disusato se ne accorse pure il suscritto Predicatore unitamente col Padre Vicario ed attribuendolo per allora ad effetto o dei cristalli posti d'innanzi la statua o di qualche umidità dell'aria si determinò o di coprirla o di discenderla da quel luogo e metterla al sicuro altrove. Venuti poi il secondo giorno lì 7 del suddetto Mese i riferiti Ingegnieri col P. Nicolò Terziario mandati dal Maresciallo per custodire con qualche difesa di legna e tavole la statua suddetta dal pericolo delle bombe e palle, si accorsero del medesimo splendore e per maggiormente accertarsi del vero, salì detto Padre col P. Vicario, ed uno degli Ingegnieri, e levati colle proprie mani i due cristalli si accorse che la fronte della statua grondava in gran copia gocciole di sudore appunto come ceci, a qual spettacolo si pose a piangere non potendo trattenere le lagrime, molto più quando osservò che tutto il resto del marmo era asciutto, attribuendolo tutti a uno strano portento. Onde uno di quegli Ingegnieri togliendosi dal capo un fazzoletto cominciò ad asciugarla ed il suddetto Padre come che avea cura della sagrestia non trovandosi addosso fazzoletto bianco prese una manica del camice, ed una tovaglia d'altare, e si pose unitamente col P. Vicario ad asciugarla, lasciandola totalmente asciutta.

E perchè l'ora era tarda non si potè mettere in esecuzione lo che pretendevano i Signori Ingegnieri, molto più che mancarono gli operai necessari a tal fatica. Onde si ricoprì coi due cristalli con animo di ritornarvi l'indomani; come in effetto terzo giorno dì 8 di Maggio ritornato l'Ingegniere in compagnia del P. Vicario e del detto Padre ed un altro Ingegniere si accorsero tutti che la statua seguiva a grondare da per tutto un copioso sudore, e specialmente dalla faccia, la quale sembrava al Relatore come una faccia d'Operaio, che trasuda qualor fatiga sotto i raggi del sole in tempo d'estate, e si djffondeva in tanta copia l'umore, che scorreva dalla fronte e faccia, che riempì tutto il fondo delle piegature delle vesti, come pure si vedevano bagnate le mani ed anche i piedi, ed il resto, come si è detto, dei marmi fu osservato dagli ingegnieri e dal relatore sempre asciutto.
Onde uno degli ingegnieri uscito un fazzoletto mondo e delicato, che forse aveva portato per tale effetto cominciò ad asciugare la faccia di detta Immagine, ed il fazzoletto se lo portò via, lo che fece anche detto Padre e col P Vicario con quella manica di camice, quale si conserva in detto Convento con una tovaglia del medesimo Altare. E coperta già la statua con doppia custodia di tavole e travi ben grossi, dopo lo spazio di 26 giorni circa, si tolse quella difesa di legna, e si trovò la statua asciutta, ed asciutte le tovaglie, colle quali era involta, spargendosi, frattanto per tutto il Campo che la Statua di marmo di S. Lucia aveva più volte sudato, perché vi fù un gran concorso d'Ufficiali, Soldati e specialmente dell'Ecc .mo Sig Marchese di Grazia reale. Perciò ha detto ed attestato quanto di sopra cum juramento fatto, pectore more sacerdotali.
Ego Fr. Michaelangelus a Siracusis testore ut S.a D.n Franciscus Salvaloco V. Cancellarius.
Il 30 maggio 1735 Siracusa ottenne la pace.

 
Tradizioni popolari
     Si racconta in una leggenda che, durante l'anno 1646, buona parte della Sicilia, governata dagli spagnoli, fu colpita da una grave carestia. Gli abitanti di Siracusa rivolsero le loro preghiere alla loro santa, di queste preghiere - più che altro invocazioni popolari - rimane la seguente: Santa Lucia, pani vurria, pani nunn'aju, accussì mi staju. Giusto nel giorno in cui veniva ricordato il suo martirio, ossia il 13 dicembre, delle navi cariche di grano approdarono nel porto di Siracusa, durante la S. Messa, ove era esposto alla devozione dei fedeli il Simulacro argenteo della Santa, una colomba entrò in Cattedrale e, volteggiando, si posò sopra l'altare. Il popolo affamato, frattanto, non potendo aspettare che il frumento venisse macinato per ricavarne pane e pasta, pensò di bollirlo in fretta, e per renderlo più gustoso vi aggiunse soltanto olio e sale.
Da qui nasce l'usanza di non mangiare nè pane nè pasta nel giorno di santa Lucia, la quale rimane curiosamente legata a un'altra carestia avvenuta in maggio. A seguito delle solite preghiere, pare che la santa avesse provveduto a spezzare il volo di numerose quaglie. Vennero queste raccolte dal popolo affamato e, ovviamente, cucinate e mangiate. Per questo pure la prima domenica di maggio, a Siracusa, il simulacro di santa Lucia viene condotto in processione dalla Cattedrale alla Badia, dove resta esposto per una settimana. La seconda domenica il simulacro viene condotto nel lungo mare dove avvenne il miracolo in una festa chiamata appunto: Santa Lucia delle quaglie.
      
Su questo sito troverete tante preghiere e canti in onore di S. Lucia
www.carasantalucia.it/preghiere

 Inno
 Salve, celeste martire
Sposa di Cristo Santa:
il labbro nostro canta
l'inno di gloria a Te.

Il Tuo candore angelico,
l'invitta tua fortezza
richiamano a purezza
la nostra gioventù.

Tu disprezzasti o Vergine
Del mondo il falso amore
Serbando a Dio Signore
Profumo di virtù.

Bella virtude eroica
Di nostra fede vanto
Che semina nel pianto
Miete letizia al ciel.

La rabbia del carnefice,
centuplica i tormenti,
spettacolo alle genti
di barbaro furor.

Tu o Lucia martire
Giurasti a Dio la fede,
stimasti tua mercede,
la palma del martir.

Dall'alto di tua gloria
O protettrice nostra,
prega per chi si prostra
oggi fidente a Te.

Conserva tu negli animi
Virtù di santi affetti,
frena nei nostri petti,
l'intemperante ardor.
                                        

Preghiera di Papa Giovanni XXIII
O gloriosa Santa Lucia, che alla professione della fede
associasti la gloria del martirio, ottienici di professare
apertamente la verità del Vangelo e di camminare
con fedeltà secondo gli insegnamenti del Salvatore.
O Vergine siracusana, sii luce alla nostra vita,
modello di ogni nostra azione, cosicché,
dopo averti imitato qui in terra, possiamo, assieme a te,
godere della vita del Signore. Amen









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 Troverai una completa bibliografia su http://www.carasantalucia.it/libri/libri.htm 
 Musumeci O., Torna, Lucia! Liriche e meditazioni Editrice “ISTINA” Siracusa (Associazione Russia Cristiana) Tel. fax  093166223 - 093166056  (pp. 170, 2004, ISBN 88-86606-39-7) € 8,00

Amato Carmelo,Nuove scoperte intorno al sepolcro di Santa Lucia) Editrice “ISTINA”SiracusaTel. fax  093166223 - 093166056    (pp.315 con immagini a colori, 2005, ISBN 88-86606-38-9)
 € 25,00

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