Le Sante, vergini consacrate, del mese di Settembre

1 Settembre sec. IV Santa Verena di Zurzach
15 Settembre sec. II Santa Melitina di Marcianopoli

16 Settembre sec. III Santa Dolcissima
18 Settembre sec. III Santa Sofia -  Patrona di Sortino
20 Settembre sec. IV Santa Candida di Ventotene
24 Settembre sec. I Santa Tecla


Santa Tecla 24 Settembre sec. I
Nasce a Iconio, una città della Pisidia (nella provincia romana di Galazia), posta sulla via militare che collegava Nicea ad Antiochia;  giovane, bella, intelligente e ricca fu allevata negli studi delle lettere e della profana filosofia. La sua conversione alla fede di Gesù Cristo avvenne in occasione della predicazione che S. Paolo teneva nella città d'Iconio. Già promessa sposa ad un giovane ricco pagano, appena ebbe udito da S. Paolo i pregi inestimabili della verginità, decise di non maritarsi più:
«Mentre Paolo parlava così in mezzo all'adunanza nella casa di Onesiforo, seduta alla finestra della casa vicina, la vergine Tecla, la cui madre si chiamava Teoclia, fidanzata ad un uomo di nome Tamiri, ascoltava giorno e notte il discorrere di Paolo sulla castità: non si allontanava mai dalla finestra, ma, sostenuta dalla fede, vi restava con gioia inesprimibile. Vedendo inoltre che molte donne e vergini entravano da Paolo, bramava di poter essere anch'essa degna di stare al cospetto di Paolo e ascoltare la parola di Cristo: non aveva mai visto infatti le sembianze di Paolo, ma aveva udito soltanto la sua parola.» (Dagli Atti di Paolo e Tecla)
Le sollecitazioni dei genitori, le premure dello sposo e l'autorità  del governatore della città non riuscirono a rimuoverla dal suo proponimento. Lo sposo allora per vendicarsi la denunziò come cristiana, consegnandola nelle mani del giudice; il quale la condannò ad essere sbranata dalle fiere, e quindi al rogo, da cui rimase illesa per divina virtù.
Gli Atti di Paolo e Tecla sono storia romanzata; scritti tra il 160 e il 190 da un prete dell'Asia Minore, subirono la censura delle gerarchie ufficiali della Chiesa e provocarono l'espulsione del fantasioso religioso. Il testo è caratterizzato da una marcata difesa della castità: a Iconio dove avviene la conversione di santa Tecla, san Paolo viene portato in giudizio con l'accusa di aver traviato le fanciulle della città che non volevano più sposarsi e quanto viene riportato della sua predicazione è incentrato intorno a questo tema. Questa posizione sembra differente da quella autentica del santo nella Prima lettera a Timoteo (4,1-3).
La diffusione degli Atti dipese innanzi tutto dalla valorizzazione del ruolo femminile: non bisogna dimenticare che le donne contribuirono alla diffusione del cristianesimo. Tecla, per non essere impedita nel poter seguire Paolo, indossa panni maschili, sceglie una vita disagiata e viene inviata dallo stesso a predicare, convertire e ad impartire il battesimo: è il prototipo del diaconato femminile.
Tertulliano (160-230) lamentava il fatto che alcuni cristiani di Alessandria seguendo questo testo rivendicassero la possibilità per le donne di battezzare e di insegnare in chiesa (De Baptismo 17).
Stabilitasi poi in una grotta, sulla collina di Meryamlik, presso Seleucia d’Isauria (Silifka), visse in eremitaggio radunando alcune donne che avevano seguito il suo esempio.
Dato che i malati che si avvicinavano alla montagna venivano guariti e i demoni scacciati, i medici pagani della città, che avevano perso i loro clienti, ritenendola consacrata ad Artemide, mandarono degli uomini per violentarla, in modo che perdesse la protezione della dea, ma la santa sfuggì loro per intervento divino, scomparendo per sempre nella roccia il 24 settembre.
Sebbene non sia morta in mezzo ai tormenti, viene tuttavia venerata coi titoli di "protomartire" e "isoapostola" (pari agli apostoli) dalla Chiesa Ortodossa. La festa di S. Tecla venne fissata nei martirologi il 23 settembre in occidente e il 24 nell'oriente greco.

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